Due brevi news...
1. L'ISTSS (International Society for Traumatic Stress Studies), la più importante società scientifica internazionale in ambito psicotraumatologico, sta riorganizzando la sezione del suo sito relativa alle "risorse per i clinici".
Il lavoro è ancora in itinere, ma iniziano ad essere disponibili una serie di schede informative sui principali presidi diagnostici con adulti e bambini, utili per una veloce panoramica:
Resources for Clinicians
2. II° Campo-Scuola Nazionale di Psicologia dell'Emergenza della Protezione Civile (Rovereto, TN): il Campo-Scuola, che punta a ripetere il grande successo della prima edizione tenuta l'anno scorso (oltre 300 psicologi dell'emergenza provenienti da tutta Italia), si terrà anche quest'anno presso la grande area esercitativa dell'ex-Polveriera di Marco di Rovereto (TN), dal 12 al 14 ottobre 2007.
L'organizzazione, a cura di Psicologi per i Popoli, sta iniziando a predisporre i primi "draft" del programma, che nelle prossime settimane saranno resi disponibili per tutti gli interessati.
A presto,
Luca
22 giugno 2007
03 giugno 2007
Una triste notizia per la psicologia dell'emergenza italiana
Una triste notizia per la psicologia dell'emergenza italiana: sabato 2 giugno è venuta a mancare, dopo una lunga malattia, la Prof.ssa Vanna Axia, Ordinaria di Psicologia dello Sviluppo e Direttrice del Master di Psicotraumatologia e Psicologia dell'Emergenza dell'Università degli Studi di Padova.
Il Master, da lei curato per anni, rappresenta uno dei principali punti di formazione e ricerca in quest'ambito, ed aveva già formato decine di professionisti qualificati.
La sua opera di cura e promozione intelligente aveva permesso al Master di crescere ed adeguarsi continuamente alle evoluzioni del settore.
Tra gli altri suoi meriti in questo settore, l'inserimento della materia della Psicologia dell'Emergenza nei corsi di studio regolari della Facoltà di Psicologia, e la recentissima pubblicazione del bel volume "Emergenza e Psicologia", Il Mulino, 2006.
Fuori dal campo dell'emergenza, la sua attività di ricerca in un settore delicato ed importante come quello della psico-oncologia pediatrica l'aveva resa nota anche fuori dai confini nazionali.
Grazie - davvero - per tutto quello che ci hai dato, Vanna.
...Come ti firmavi sempre:
Ciao, Prof.
Luca
Il Master, da lei curato per anni, rappresenta uno dei principali punti di formazione e ricerca in quest'ambito, ed aveva già formato decine di professionisti qualificati.
La sua opera di cura e promozione intelligente aveva permesso al Master di crescere ed adeguarsi continuamente alle evoluzioni del settore.
Tra gli altri suoi meriti in questo settore, l'inserimento della materia della Psicologia dell'Emergenza nei corsi di studio regolari della Facoltà di Psicologia, e la recentissima pubblicazione del bel volume "Emergenza e Psicologia", Il Mulino, 2006.
Fuori dal campo dell'emergenza, la sua attività di ricerca in un settore delicato ed importante come quello della psico-oncologia pediatrica l'aveva resa nota anche fuori dai confini nazionali.
Grazie - davvero - per tutto quello che ci hai dato, Vanna.
...Come ti firmavi sempre:
Ciao, Prof.
Luca
30 maggio 2007
Forze Armate Canadesi, Dispatches e le Stress Injuries
Molte Forze Armate di vari paesi, negli ultimi anni, hanno iniziato a focalizzarsi sempre di più sul tema degli "operational stress" per i propri componenti, e sul rischio di traumatizzazioni dirette o vicarie cui gli stessi sono particolarmente esposti.
Spesso, il tema delle sequele emotive negative, o addirittura dei traumi, è stato considerato come un tema di cui "parlare poco", nell'ambito delle Forze Armate; con l'unico effetto di aggiungere un "tabù istituzionale" al già faticoso compito di fare i conti con le non sempre facili conseguenze emotive di alcuni incarichi operativi.
Fortunatamente, la gestione delle Combat Stress Reactions ha avuto sviluppi tutto sommato positivi nel periodo più recente.
Le Forze Armate Canadesi, su questo versante, si pongono molto avanti.
Nel 2004, un numero monografico di Dispatches (una rivista ufficiale di aggiornamento tecnico-professionale per i componenti delle Forze Armate) è stato dedicato interamente a esplicitare, con trasparenza, correttezza e apprezzabile chiarezza, il tema delle Stress Injuries al personale militare.
Apprezzabile, di questa bella pubblicazione, non solo il livello di "solida divulgazione", non solo il tranquillo coraggio espositivo di una tematica spesso "rimossa" nei contesti militari, ma anche la scelta esplicita di uscire dal mainstream "psichiatrico-patologizzante" del PTSD, decidendo espressamente di non focalizzarsi troppo su tale struttura sindromica, già sovrarappresentata nella pubblicistica di settore.
Dispatches ci presenta quindi una quarantina di pagine di riflessioni, suggerimenti, dati, esemplificazioni che riescono (quasi) sempre a sfuggire a quella che è stata ben definita la "tirannia del trauma" (ovvero la necessità, quando di parla di emergenza, di leggere tutto e solo in termini di "traumi strutturati", quando il trauma vero e proprio è in realtà un'evenienza rara).
Il messaggio di fondo è chiaro: la psicologia dell'emergenza, anche in ambito militare, non può e non deve mai essere riduttivamente confusa con la semplice psicotraumatologia o l'onnipresente "PTSD", perchè è qualcosa di molto più ampio, complesso ed articolato.
Insomma, dovremmo tutti prendere lezione di equilibrio espositivo, di correttezza metateorica e di "buona pratica clinica" dai militari canadesi.
Spesso, il tema delle sequele emotive negative, o addirittura dei traumi, è stato considerato come un tema di cui "parlare poco", nell'ambito delle Forze Armate; con l'unico effetto di aggiungere un "tabù istituzionale" al già faticoso compito di fare i conti con le non sempre facili conseguenze emotive di alcuni incarichi operativi.
Fortunatamente, la gestione delle Combat Stress Reactions ha avuto sviluppi tutto sommato positivi nel periodo più recente.
Le Forze Armate Canadesi, su questo versante, si pongono molto avanti.
Nel 2004, un numero monografico di Dispatches (una rivista ufficiale di aggiornamento tecnico-professionale per i componenti delle Forze Armate) è stato dedicato interamente a esplicitare, con trasparenza, correttezza e apprezzabile chiarezza, il tema delle Stress Injuries al personale militare.
Apprezzabile, di questa bella pubblicazione, non solo il livello di "solida divulgazione", non solo il tranquillo coraggio espositivo di una tematica spesso "rimossa" nei contesti militari, ma anche la scelta esplicita di uscire dal mainstream "psichiatrico-patologizzante" del PTSD, decidendo espressamente di non focalizzarsi troppo su tale struttura sindromica, già sovrarappresentata nella pubblicistica di settore.
Dispatches ci presenta quindi una quarantina di pagine di riflessioni, suggerimenti, dati, esemplificazioni che riescono (quasi) sempre a sfuggire a quella che è stata ben definita la "tirannia del trauma" (ovvero la necessità, quando di parla di emergenza, di leggere tutto e solo in termini di "traumi strutturati", quando il trauma vero e proprio è in realtà un'evenienza rara).
Il messaggio di fondo è chiaro: la psicologia dell'emergenza, anche in ambito militare, non può e non deve mai essere riduttivamente confusa con la semplice psicotraumatologia o l'onnipresente "PTSD", perchè è qualcosa di molto più ampio, complesso ed articolato.
Insomma, dovremmo tutti prendere lezione di equilibrio espositivo, di correttezza metateorica e di "buona pratica clinica" dai militari canadesi.
24 maggio 2007
Convegno di Longarone
Importante Convegno Internazionale a Longarone
A Longarone (BL), la cittadina distrutta durante la tragedia del Vajont del 1963, si terrà il prossimo 8-9 novembre un importante convegno internazionale sulle conseguenze fisiche e psicologiche dei traumi estremi, organizzato dalla Fondazione Vajont e dal Dipartimento di Neuroscienze dell'Università degli Studi di Padova.
Il panel dei relatori è ricco e prestigioso, e l'appuntamento di preannuncia come uno dei più rilevanti incontri italiani di settore.
Trovate maggiori indicazioni ed il primo draft informativo sul sito di Psicologi per i Popoli - Regione Veneto, dove potete scaricare direttamente la Locandina.
A Longarone (BL), la cittadina distrutta durante la tragedia del Vajont del 1963, si terrà il prossimo 8-9 novembre un importante convegno internazionale sulle conseguenze fisiche e psicologiche dei traumi estremi, organizzato dalla Fondazione Vajont e dal Dipartimento di Neuroscienze dell'Università degli Studi di Padova.
Il panel dei relatori è ricco e prestigioso, e l'appuntamento di preannuncia come uno dei più rilevanti incontri italiani di settore.
Trovate maggiori indicazioni ed il primo draft informativo sul sito di Psicologi per i Popoli - Regione Veneto, dove potete scaricare direttamente la Locandina.
15 maggio 2007
Darfur is Dying e StopDisasters - Ethical Games
La Crisi del Darfur è ormai nota come una delle più grandi tragedie attualmente in corso al mondo, con centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi che lottano per sopravvivere in condizioni spesso disperate, con le Organizzazioni di Soccorso in serie difficoltà.
Sul Blog se ne è già parlato; adesso è uscito anche un piccolo, ma prezioso, "Serious Game" reso disponibile in rete, prodotto col fine sia di sensibilizzare i navigatori su quanto sta avvenendo, sia di fornire una sorta di "introduzione interattiva" alla vita ed al funzionamento di un Campo Profughi nel Sudan (semplice, ma curato e molto interessante per coloro che si vogliono occupare di cooperazione internazionale).
La simulazione si chiama Darfur is Dying, ed è gratuitamente accessibile qui:
Darfur is Dying
I "Serious Games", o "Ethical Games", sono una sorta di videogiochi sviluppati con intenti totalmente diversi dal solito: lo scopo non è "intrattenere", ma permettere di comprendere o sperimentare alcune dinamiche e processi "del mondo reale", con scopo educativo (la maggior parte sono infatti rivolti agli studenti delle scuole o università).
Tra di essi, alcuni si riferiscono in particolare al settore delle emergenze: uno di questi è StopDisasters, una simulazione davvero interessante a scopi educativi, sulla prevenzione dei disastri naturali attraverso una attenta gestione e pianificazione del territorio. E' un giochino simpatico, e che permette di imparare diverse piccole cose, in maniera interattiva, sulle difficoltà di far quadrare i conti, sviluppare l'economia e pianificare la protezione del territorio in aree a rischio.
Dategli un'occhiata !
Luca
Sul Blog se ne è già parlato; adesso è uscito anche un piccolo, ma prezioso, "Serious Game" reso disponibile in rete, prodotto col fine sia di sensibilizzare i navigatori su quanto sta avvenendo, sia di fornire una sorta di "introduzione interattiva" alla vita ed al funzionamento di un Campo Profughi nel Sudan (semplice, ma curato e molto interessante per coloro che si vogliono occupare di cooperazione internazionale).
La simulazione si chiama Darfur is Dying, ed è gratuitamente accessibile qui:
Darfur is Dying
I "Serious Games", o "Ethical Games", sono una sorta di videogiochi sviluppati con intenti totalmente diversi dal solito: lo scopo non è "intrattenere", ma permettere di comprendere o sperimentare alcune dinamiche e processi "del mondo reale", con scopo educativo (la maggior parte sono infatti rivolti agli studenti delle scuole o università).
Tra di essi, alcuni si riferiscono in particolare al settore delle emergenze: uno di questi è StopDisasters, una simulazione davvero interessante a scopi educativi, sulla prevenzione dei disastri naturali attraverso una attenta gestione e pianificazione del territorio. E' un giochino simpatico, e che permette di imparare diverse piccole cose, in maniera interattiva, sulle difficoltà di far quadrare i conti, sviluppare l'economia e pianificare la protezione del territorio in aree a rischio.
Dategli un'occhiata !
Luca
11 maggio 2007
"Sopravvivere alla Strada"
Incontro sugli incidenti stradali il 29 maggio
L' Unità di Ricerca in Psicologia dell'Emergenza dell'Università Cattolica di Milano promuove, il 29 maggio p.v., un'iniziativa sulle conseguenze psicologiche degli incidenti stradali.
Aula Maria Immacolata, Università Cattolica del Sacro Cuore - Largo Gemelli 1, Milano
Ore: 15,00 – 18,30
15,00 Saluto e introduzione - Prof. Enrico Molinari
15,30 Famiglie ed incidenti stradali: risultati di ricerca - Dr.ssa Marilena Tettamanzi
16,15 Quando il dolore cresce - Prof. Fabio Sbattella
17,00 Strategie di supporto: i gruppi di mutuo-aiuto- Dr.Enrico Cazzaniga
17,45 Tavola rotonda
La sera, nella vicina sede delle suore Orsoline di Via Lanzone, si confronteranno esperti, familiari, vittime della strada e tutte le persone sensibili al tema.
Maggiori informazioni qui.
L' Unità di Ricerca in Psicologia dell'Emergenza dell'Università Cattolica di Milano promuove, il 29 maggio p.v., un'iniziativa sulle conseguenze psicologiche degli incidenti stradali.
Aula Maria Immacolata, Università Cattolica del Sacro Cuore - Largo Gemelli 1, Milano
Ore: 15,00 – 18,30
15,00 Saluto e introduzione - Prof. Enrico Molinari
15,30 Famiglie ed incidenti stradali: risultati di ricerca - Dr.ssa Marilena Tettamanzi
16,15 Quando il dolore cresce - Prof. Fabio Sbattella
17,00 Strategie di supporto: i gruppi di mutuo-aiuto- Dr.Enrico Cazzaniga
17,45 Tavola rotonda
La sera, nella vicina sede delle suore Orsoline di Via Lanzone, si confronteranno esperti, familiari, vittime della strada e tutte le persone sensibili al tema.
Maggiori informazioni qui.
08 maggio 2007
Una bella notizia...
Una bella, ottima, notizia per il settore... il Campo-Scuola Nazionale di Protezione Civile degli Psicologi dell'Emergenza verrà organizzato anche quest'anno, sempre a Rovereto, a metà ottobre.
La prima edizione, voluta da Luigi Ranzato e tenuta nel 2006, si è di fatto configurata come l'evento formativo-esperienziale più importante e "trasversale" della breve storia della psicologia dell'emergenza italiana: 300 psicologi dell'emergenza, provenienti da tutta Italia ed esponenti delle più diverse associazioni, gruppi ed istituzioni, si sono confrontati intensivamente in laboratori didattici e simulazioni realistiche per diversi giorni.
Visto il successo e l'importanza dell'evento dell'anno scorso, anche quest'anno la Protezione Civile del Trentino e la Federazione Nazionale di Psicologi per i Popoli hanno rinnovato la disponibilità organizzativa; a breve, sia su questo spazio che sui siti di Psicologi per i Popoli, inizieranno ad essere inseriti i primi "draft" di programma.
La prima edizione, voluta da Luigi Ranzato e tenuta nel 2006, si è di fatto configurata come l'evento formativo-esperienziale più importante e "trasversale" della breve storia della psicologia dell'emergenza italiana: 300 psicologi dell'emergenza, provenienti da tutta Italia ed esponenti delle più diverse associazioni, gruppi ed istituzioni, si sono confrontati intensivamente in laboratori didattici e simulazioni realistiche per diversi giorni.
Visto il successo e l'importanza dell'evento dell'anno scorso, anche quest'anno la Protezione Civile del Trentino e la Federazione Nazionale di Psicologi per i Popoli hanno rinnovato la disponibilità organizzativa; a breve, sia su questo spazio che sui siti di Psicologi per i Popoli, inizieranno ad essere inseriti i primi "draft" di programma.
02 maggio 2007
Convegno di Roma
Aggiornato il programma:
E' stato aggiornato definitivamente il programma del Convegno cui accennavo qualche giorno fa.
Il 19 maggio, presso la sede del Comando Polizia Stradale di Roma, Psicologi per i Popoli-Lazio organizza la giornata convegnistica: "L'Assistenza Psicologica agli Operatori del Soccorso: pratiche a confronto", con la partecipazione di relatori ed funzionari di Polizia di Stato, Protezione Civile, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco, Croce Rossa Italiana ed altri Enti di soccorso.
Può essere una buona occasione per riflettere su quanto il discorso psy- sta iniziando ad articolarsi all'interno di istituzioni che, fino a qualche anno fa, lo guardavano con una certa perplessità.
La partecipazione è gratuita, previa iscrizione; informazioni e programma su:
http://www.psicologiperipopoli-lazio.org/
Un saluto,
Luca
E' stato aggiornato definitivamente il programma del Convegno cui accennavo qualche giorno fa.
Il 19 maggio, presso la sede del Comando Polizia Stradale di Roma, Psicologi per i Popoli-Lazio organizza la giornata convegnistica: "L'Assistenza Psicologica agli Operatori del Soccorso: pratiche a confronto", con la partecipazione di relatori ed funzionari di Polizia di Stato, Protezione Civile, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco, Croce Rossa Italiana ed altri Enti di soccorso.
Può essere una buona occasione per riflettere su quanto il discorso psy- sta iniziando ad articolarsi all'interno di istituzioni che, fino a qualche anno fa, lo guardavano con una certa perplessità.
La partecipazione è gratuita, previa iscrizione; informazioni e programma su:
http://www.psicologiperipopoli-lazio.org/
Un saluto,
Luca
27 aprile 2007
Convegno "Supporto ai Soccorritori"
Il 19 maggio Psicologi per i Popoli del Lazio organizza a Roma, presso la sede della Polizia Stradale, una intensa giornata convegnistica sul supporto psicologico ai soccorritori (Forze dell'Ordine, Volontari, Vigili del Fuoco, etc.).
Sia l'attualità del tema che la "densità" del programma lo rendono un convegno potenzialmente interessante per coloro che si interessano di quest'area di ricerca ed applicazione. Date un'occhiata al programma !
Luca
Sia l'attualità del tema che la "densità" del programma lo rendono un convegno potenzialmente interessante per coloro che si interessano di quest'area di ricerca ed applicazione. Date un'occhiata al programma !
Luca
18 aprile 2007
PTSD 101, finalmente !
Finalmente, dopo lunga attesa ed alcuni rinvii, sono stati resi pubblici i materiali del progetto PTSD101, del National Center for Post-Traumatic Stress Disorders statunitense, di cui avevo già parlato sul blog.
I materiali formativi, disponibili in versione standard o con accompagnamento audio (mp3), ad una prima e rapida scorsa sembrano essere valsi l'attesa: ampi, chiari, aggiornati e di elevato livello scientifico.
Dategli un'occhiata !
I materiali formativi, disponibili in versione standard o con accompagnamento audio (mp3), ad una prima e rapida scorsa sembrano essere valsi l'attesa: ampi, chiari, aggiornati e di elevato livello scientifico.
Dategli un'occhiata !
11 aprile 2007
Iniziativa sul Darfur
La Crisi del Darfur ha assunto delle proporzioni impressionanti.
Il genocidio commesso dalle milizie Janjaweed ai danni della popolazione dell'area ha costretto milioni (milioni!) di persone ad una rilocazione forzata nelle aree al confine con il Ciad, dove la tensione sta aumentando (è notizia recente degli scontri armati sul confine tra esercito sudanese e ciadiano), e le organizzazioni umanitarie (nonostante i loro grossi sforzi) faticano a fornire assistenza alle centinaia di migliaia di persone distribuite in numerosi campi di accoglienza. Le condizioni di "vita" della popolazione hanno ormai assunto toni che definire drammatici è un eufemismo, nella relativa inattenzione dei media e di parte della comunità internazionale.
Certo, di Darfur ogni tanto in TV si parla, ma molto meno di quanto si dovrebbe viste le dimensioni della crisi (e molto meno di Vallettopoli...)
Trecentomila morti e centinaia di villaggi distrutti in pochi mesi sono invece un dato impressionante, che testimoniano di una vera e propria pulizia etnica in corso. Si deve forse tornare ai tempi del genocidio Rwandese e della guerra civile del Congo per trovare degli analoghi funzionali (seppur nella diversità delle condizioni).
GoogleEarth, il famoso servizio di visualizzazione del pianeta tramite immagini satellitari, ha avviato un programma di sensibilizzazione ed informazione sulla questione del Darfur, attraverso un accordo con lo statunitense Museo dell'Olocausto (USHMM). Attraverso un layer aggiuntivo a GoogleEarth è possibile approfondire in maniera notevole la tematica; il tutto in maniera gratuita, veloce, semplicissima.
Le immagini satellitari dettagliate, riccamente commentate e perfettamente integrate con numerose testimonianze, foto e video, permettono di rendersi conto dell'incredibile estensione della tragedia e degli effetti che sta avendo in un'ampia regione africana.
Una lode a Google Earth, che dimostra come un'applicazione da molti scaricata solo per "curiosità" o divertimento possa diventare al contempo un fondamentale strumento di informazione ed una modalità di sensibilizzazione attiva su problemi di questa portata.
Tutte le informazioni qui:
http://www.ushmm.org/googleearth/
Il genocidio commesso dalle milizie Janjaweed ai danni della popolazione dell'area ha costretto milioni (milioni!) di persone ad una rilocazione forzata nelle aree al confine con il Ciad, dove la tensione sta aumentando (è notizia recente degli scontri armati sul confine tra esercito sudanese e ciadiano), e le organizzazioni umanitarie (nonostante i loro grossi sforzi) faticano a fornire assistenza alle centinaia di migliaia di persone distribuite in numerosi campi di accoglienza. Le condizioni di "vita" della popolazione hanno ormai assunto toni che definire drammatici è un eufemismo, nella relativa inattenzione dei media e di parte della comunità internazionale.
Certo, di Darfur ogni tanto in TV si parla, ma molto meno di quanto si dovrebbe viste le dimensioni della crisi (e molto meno di Vallettopoli...)
Trecentomila morti e centinaia di villaggi distrutti in pochi mesi sono invece un dato impressionante, che testimoniano di una vera e propria pulizia etnica in corso. Si deve forse tornare ai tempi del genocidio Rwandese e della guerra civile del Congo per trovare degli analoghi funzionali (seppur nella diversità delle condizioni).
GoogleEarth, il famoso servizio di visualizzazione del pianeta tramite immagini satellitari, ha avviato un programma di sensibilizzazione ed informazione sulla questione del Darfur, attraverso un accordo con lo statunitense Museo dell'Olocausto (USHMM). Attraverso un layer aggiuntivo a GoogleEarth è possibile approfondire in maniera notevole la tematica; il tutto in maniera gratuita, veloce, semplicissima.
Le immagini satellitari dettagliate, riccamente commentate e perfettamente integrate con numerose testimonianze, foto e video, permettono di rendersi conto dell'incredibile estensione della tragedia e degli effetti che sta avendo in un'ampia regione africana.
Una lode a Google Earth, che dimostra come un'applicazione da molti scaricata solo per "curiosità" o divertimento possa diventare al contempo un fondamentale strumento di informazione ed una modalità di sensibilizzazione attiva su problemi di questa portata.
Tutte le informazioni qui:
http://www.ushmm.org/googleearth/
12 marzo 2007
Link enciclopedico...
Siete interessati a saperne di più sugli aspetti gestionali, geografici e funzionali dei disastri e delle calamità (sia naturali che "man-made") ?
Del resto, anche lo psicologo dell'emergenza non può non avere una competenza di base anche su questi aspetti "tecnici" di base, essenziali nella comprensione e gestione delle situazioni di calamità... pena venirne più disorientato di coloro che vorrebbe sostenere e supportare...
Oltre alle letture classiche (i vari Alexander, Smith, Turner-Pidgeon, etc.), vi segnalo quindi questo eccellente link web "enciclopedico", ben organizzato per categorie, e con una quantità di risorse tematiche selezionate davvero impressionante:
http://www.cbsnews.com/digitaldan/disaster/disasters.shtml
Non fatevi trarre in inganno dal "cbsnews": non è una risorsa di tipo giornalistico, è proprio una raccolta selezionata di risorse tecnico-informative di alto livello (anche se un pò USA-centriche; sono scarse le risorse europee, ma ciò nonostante...)
Buono studio !
Luca
Del resto, anche lo psicologo dell'emergenza non può non avere una competenza di base anche su questi aspetti "tecnici" di base, essenziali nella comprensione e gestione delle situazioni di calamità... pena venirne più disorientato di coloro che vorrebbe sostenere e supportare...
Oltre alle letture classiche (i vari Alexander, Smith, Turner-Pidgeon, etc.), vi segnalo quindi questo eccellente link web "enciclopedico", ben organizzato per categorie, e con una quantità di risorse tematiche selezionate davvero impressionante:
http://www.cbsnews.com/digitaldan/disaster/disasters.shtml
Non fatevi trarre in inganno dal "cbsnews": non è una risorsa di tipo giornalistico, è proprio una raccolta selezionata di risorse tecnico-informative di alto livello (anche se un pò USA-centriche; sono scarse le risorse europee, ma ciò nonostante...)
Buono studio !
Luca
28 febbraio 2007
Meeting di Lonigo - Protezione Civile
Siete in Veneto a metà marzo ?
Fate un salto al Meeting di Lonigo (VI), uno dei più importanti appuntamenti nazionali nell'ambito delle tecniche, organizzazioni ed equipaggiamenti di Protezione Civile.
Decine di corsi, gruppi, esposizioni, stand per una "due giorni" davvero intensa ed interessante, tutta dedicata ai "gialli".
Luca
Fate un salto al Meeting di Lonigo (VI), uno dei più importanti appuntamenti nazionali nell'ambito delle tecniche, organizzazioni ed equipaggiamenti di Protezione Civile.
Decine di corsi, gruppi, esposizioni, stand per una "due giorni" davvero intensa ed interessante, tutta dedicata ai "gialli".
Luca
27 febbraio 2007
PILOTS e strumenti per la ricerca scientifica in psicotraumatologia
Tra le risorse scientifiche più importanti per chi si occupa di psicotraumatologia e psicologia dell'emergenza, sia per ricerca che per applicazione clinica, c'e' sicuramente PILOTS, il più grande database mondiale di articoli scientifici pubblicati sul tema del trauma psichico e degli stress post-traumatici.
Il database raccoglie migliaia di articoli pubblicati sui più rilevanti journals e rassegne peer-reviewed di tutto il mondo, e permette quindi di condurre ricerche specialistiche molto approfondite.
PILOTS è supportato dal National Center for Post-Traumatic Stress Disorder della Veteran's Administration Statunitense; mette comunque a disposizione moltissimi materiali anche non direttamente legati ai temi di psicotraumatologia militare.
Il suo uso è libero e gratuito; da questo link, potete accedere direttamente alla consultazione del Database.
Rimane ovviamente sempre valido il suggerimento di usare anche Google Scholar, la versione specializzata di Google per la ricerca di articoli scientifici, per gli studi in questo ambito. Immaginate la stessa potenza e precisione di ricerca di Google, applicata in maniera ultraspecialistica agli articoli scientifici... assolutamente da provare !
Luca
Il database raccoglie migliaia di articoli pubblicati sui più rilevanti journals e rassegne peer-reviewed di tutto il mondo, e permette quindi di condurre ricerche specialistiche molto approfondite.
PILOTS è supportato dal National Center for Post-Traumatic Stress Disorder della Veteran's Administration Statunitense; mette comunque a disposizione moltissimi materiali anche non direttamente legati ai temi di psicotraumatologia militare.
Il suo uso è libero e gratuito; da questo link, potete accedere direttamente alla consultazione del Database.
Rimane ovviamente sempre valido il suggerimento di usare anche Google Scholar, la versione specializzata di Google per la ricerca di articoli scientifici, per gli studi in questo ambito. Immaginate la stessa potenza e precisione di ricerca di Google, applicata in maniera ultraspecialistica agli articoli scientifici... assolutamente da provare !
Luca
12 febbraio 2007
Nuove risorse online
Il National Center for Post-Traumatic Stress Disorder della Veteran Administration statunitense, uno dei principali repertori di risorse bibliografiche ed online sul tema dell'ASD/PTSD, sta per mettere a disposizione dei professionisti sanitari una nuova importante risorsa online, di tipo E-Learning, relativa alla psicopatologia, diagnostica e clinica del PTSD.
Il programma educativo, definito "PTSD 101" (dal codice dei corsi introduttivi delle diverse discipline nelle università statunitensi), sarà disponibile sul sito del NCPTSD già a partire da questo mese.
Sempre sul sito del NCPTSD si suggerisce la consultazione della ampia e ben articolata Iraq War Clinician Guide (giunta alla seconda edizione, con molto materiale clinico di interesse) e del (molto più sintetico ed essenziale) Psychological First Aid Manual.
Il programma educativo, definito "PTSD 101" (dal codice dei corsi introduttivi delle diverse discipline nelle università statunitensi), sarà disponibile sul sito del NCPTSD già a partire da questo mese.
Sempre sul sito del NCPTSD si suggerisce la consultazione della ampia e ben articolata Iraq War Clinician Guide (giunta alla seconda edizione, con molto materiale clinico di interesse) e del (molto più sintetico ed essenziale) Psychological First Aid Manual.
24 gennaio 2007
Rieccomi...
Rieccomi... :-)
Dopo una pausa di quasi un paio di mesi, riprendono da oggi gli aggiornamenti regolari del Blog Psicologia dell'Emergenza.
Mi scuso per il prolungato periodo di "quiete", ma il superlavoro di questo periodo non mi ha purtroppo permesso di dedicare molto tempo alle attività "extra".
Parto subito con un paio di segnalazioni di materiali interessanti:
1. Unseen Trauma in Iraq and Afghanistan Veterans
E' un interessante articolo, anche se di tipo giornalistico, sull'epidemiologia dei disturbi post-traumatici nel personale militare statunitense proiettato nei teatri operativi medio-orientali (tema già affrontato con la citazione di altri articoli nel Blog).
Il tema del PTSD nel personale militare è uno dei temi classici della psicotraumatologia applicata, ed in questo periodo è al centro dell'attenzione nei circoli sanitari militari statunitensi.
I pur ben organizzati sistemi di "stress control" e di "post-deployment PTSD treatment" delle forze armate statunitensi sono messi a dura prova dal massiccio numero di richieste che si trovano a dover gestire, e questo in alcune occasioni sembra aver condotto in effetti a gestioni cliniche meno che ottimali.
2. Convegni Europei di settore.
Ne approfitto per ricordare (è il periodo in cui iniziare a pensarci, per chi è interessato) i due grandi incontri europei annuali di settore: se qualcuno è interessato a parteciparvi, i Convegni dell'European Society for Traumatic Stress Studies (http://www.ecots2007.com/ - che si terrà in Croazia all'inizio di giugno) e quello della Society for Risk Analysis - Europe (http://www.sraeurope2007.eu/ - che si terrà a L'Aia a metà giugno) sono sicuramente i due "must" cui fare riferimento (il primo per la clinica, il secondo per la ricerca applicata sui temi del rischio e della sicurezza).
Un saluto ed a presto (con aggiornamenti molto più frequenti !),
Luca
Dopo una pausa di quasi un paio di mesi, riprendono da oggi gli aggiornamenti regolari del Blog Psicologia dell'Emergenza.
Mi scuso per il prolungato periodo di "quiete", ma il superlavoro di questo periodo non mi ha purtroppo permesso di dedicare molto tempo alle attività "extra".
Parto subito con un paio di segnalazioni di materiali interessanti:
1. Unseen Trauma in Iraq and Afghanistan Veterans
E' un interessante articolo, anche se di tipo giornalistico, sull'epidemiologia dei disturbi post-traumatici nel personale militare statunitense proiettato nei teatri operativi medio-orientali (tema già affrontato con la citazione di altri articoli nel Blog).
Il tema del PTSD nel personale militare è uno dei temi classici della psicotraumatologia applicata, ed in questo periodo è al centro dell'attenzione nei circoli sanitari militari statunitensi.
I pur ben organizzati sistemi di "stress control" e di "post-deployment PTSD treatment" delle forze armate statunitensi sono messi a dura prova dal massiccio numero di richieste che si trovano a dover gestire, e questo in alcune occasioni sembra aver condotto in effetti a gestioni cliniche meno che ottimali.
2. Convegni Europei di settore.
Ne approfitto per ricordare (è il periodo in cui iniziare a pensarci, per chi è interessato) i due grandi incontri europei annuali di settore: se qualcuno è interessato a parteciparvi, i Convegni dell'European Society for Traumatic Stress Studies (http://www.ecots2007.com/ - che si terrà in Croazia all'inizio di giugno) e quello della Society for Risk Analysis - Europe (http://www.sraeurope2007.eu/ - che si terrà a L'Aia a metà giugno) sono sicuramente i due "must" cui fare riferimento (il primo per la clinica, il secondo per la ricerca applicata sui temi del rischio e della sicurezza).
Un saluto ed a presto (con aggiornamenti molto più frequenti !),
Luca
23 novembre 2006
Delegati CRI rapiti e rilasciati a Gaza
Gianmarco Onorato e Claudio Moroni, due Delegati Internazionali della Croce Rossa Italiana operanti in Israele e Palestina, sono stati rapiti e rilasciati dopo poche ore a Gaza, da militanti locali.
La spiacevole - ma fortunatamente breve - esperienza ha coinvolto due professionisti coinvolti proprio in un progetto di psicologia dell'assistenza umanitaria.
Claudio e Gianmarco, infatti, operavano nel progetto di supporto psicosociale organizzato dalla Croce Rossa in tre centri locali, a Betlemme, Hebron e Gaza. Il progetto è rivolto in particolare ai bambini ed alle loro famiglie, e si articola in una serie di interventi ben organizzati, rivolti alle comunità locali.
La psicologia dell'emergenza, come si deve sempre ricordare, non è (solo) l'intervento "acuto" e "breve" nell'immediato post-evento di una maxiemergenza, quanto un modo per declinare la professionalità psicologica a 360 gradi nel contesto delle situazioni di crisi, anche e soprattutto attraverso strumenti e modalità di lavoro tipicamente psicosociali.
Ulteriori informazioni sul progetto a questo link della CRI:
Progetto Palestina
Onorato, esperto Capo-Delegazione CRI in Palestina, era stato appositamente affiancato da un collega psicologo, Moroni, che dopo diverse esperienze nei Balcani negli anni precedenti si trovava a svolgere il suo primo incarico all'estero come Delegato CRI (Moroni, tra l'altro, è anche uno dei componenti operativi del Servizio Psicologico di Emergenza dell'Ordine degli Psicologi/Protezione Civile della Regione Lombardia).
La specifica professionalità di Claudio era stata richiesta proprio per facilitare l'implementazione e supervisione tecnica degli interventi di supporto psicosociale rivolti alla popolazione; interventi che continueranno, ed in cui la CRI sta avendo davvero un ruolo centrale e riconosciuto.
E' da rimarcare positivamente sia l'attenzione che la CRI sta riservando alle tematiche del supporto psicosociale nelle situazioni di assistenza umanitaria, sia il grande impegno con cui tutto il Movimento di Croce Rossa (CRI, CICR, Mezzaluna Rossa Palestinese) si è immediatamente attivato per favorire il rapido rilascio dei due Delegati.
Un saluto ed un abbraccio di bentornato, quindi, a Onorato ed al collega Moroni !
La spiacevole - ma fortunatamente breve - esperienza ha coinvolto due professionisti coinvolti proprio in un progetto di psicologia dell'assistenza umanitaria.
Claudio e Gianmarco, infatti, operavano nel progetto di supporto psicosociale organizzato dalla Croce Rossa in tre centri locali, a Betlemme, Hebron e Gaza. Il progetto è rivolto in particolare ai bambini ed alle loro famiglie, e si articola in una serie di interventi ben organizzati, rivolti alle comunità locali.
La psicologia dell'emergenza, come si deve sempre ricordare, non è (solo) l'intervento "acuto" e "breve" nell'immediato post-evento di una maxiemergenza, quanto un modo per declinare la professionalità psicologica a 360 gradi nel contesto delle situazioni di crisi, anche e soprattutto attraverso strumenti e modalità di lavoro tipicamente psicosociali.
Ulteriori informazioni sul progetto a questo link della CRI:
Progetto Palestina
Onorato, esperto Capo-Delegazione CRI in Palestina, era stato appositamente affiancato da un collega psicologo, Moroni, che dopo diverse esperienze nei Balcani negli anni precedenti si trovava a svolgere il suo primo incarico all'estero come Delegato CRI (Moroni, tra l'altro, è anche uno dei componenti operativi del Servizio Psicologico di Emergenza dell'Ordine degli Psicologi/Protezione Civile della Regione Lombardia).
La specifica professionalità di Claudio era stata richiesta proprio per facilitare l'implementazione e supervisione tecnica degli interventi di supporto psicosociale rivolti alla popolazione; interventi che continueranno, ed in cui la CRI sta avendo davvero un ruolo centrale e riconosciuto.
E' da rimarcare positivamente sia l'attenzione che la CRI sta riservando alle tematiche del supporto psicosociale nelle situazioni di assistenza umanitaria, sia il grande impegno con cui tutto il Movimento di Croce Rossa (CRI, CICR, Mezzaluna Rossa Palestinese) si è immediatamente attivato per favorire il rapido rilascio dei due Delegati.
Un saluto ed un abbraccio di bentornato, quindi, a Onorato ed al collega Moroni !
07 ottobre 2006
Materiali - Lab.10 - Prepararsi all'Emergenza
PREPARARSI ALL’EMERGENZA.
L'ATTIVITA DI PREVENZIONE CON BAMBINI, ADOLESCENTI E ADULTI.
Il laboratorio, composto da un cospicuo gruppo di colleghi molto interessati al tema proposto, ha potuto rilevare quanto questa parte della psicologia dell’emergenza sia ancora priva di esperienze significative concrete nel territorio italiano e quanto spesso vengano sottovalutate dall’organizzazioni della protezione civile.
Nel gruppo stesso sono state evidenziate scarse esperienze nel settore della preparazione della popolazione dell’emergenza, si è lavorato quindi molto sulle esperienze proposte dai coordinatori. Il gruppo ha però elaborato una preziosa sintesi finale per sancire i punti importanti da tener conto in una programmazione seria di preparazione della popolazione all’emergenza.
La preparazione della popolazione all’emergenza, come parte integrante della psicologia dell’emergenza, comporta per lo psicologo una formazione centrata sull’acquisizione di:
- tecniche psicoeducative
- tecniche di gestione dei gruppi
- tecniche psicopedagogiche
Principi base dell’intervento formativo nel campo della prevenzione:
- Analisi dei bisogni: verifica dei rischi a cui è soggetto l’utente del percorso formativo; adeguamento del percorso ai bisogni evolutivi degli utenti;
- Partecipazione: Coinvolgimento attivo degli allievi; mobilitazione delle loro competenze;
- Continuità: evitare gli interventi spot e prediligere percorsi formativi strutturati nel tempo;
- Correttezza metodologica: programmare l’intervento; curare la comunicazione, adeguarsi alla fascia d’età coinvolta, differenziare i contenuti, costruzione di strumenti didattici adeguati;
- Focalizzazione dell’intervento sul gruppo: utilizzare le diverse tecniche di conduzione dei gruppi;
- Realizzazione della mediazione interistituzionale e del lavoro di rete per la programmazione e realizzazione del percorso;
- Centrare l’intervento sul principio dell’esperenzialità: programmare esercitazioni, simulate, promuovere l’acquisizione di competenze e capacità operative pratiche (primo soccorso, tecniche antipanico, antincendio ecc.);
- Promuovere le esperienze formative all’interno di un contenitore ludico-fantastico se rivolte ai bambini;
- Affrontare i contenuti in termini interdisciplinari;
- Curarsi della motivazione alla partecipazione al percorso formativo;
- Curare la restituzione sul percorso realizzato attraverso la verifica del raggiungimento degli obiettivi previsti.
Rita Di Iorio, Daniele Biondo
L'ATTIVITA DI PREVENZIONE CON BAMBINI, ADOLESCENTI E ADULTI.
Il laboratorio, composto da un cospicuo gruppo di colleghi molto interessati al tema proposto, ha potuto rilevare quanto questa parte della psicologia dell’emergenza sia ancora priva di esperienze significative concrete nel territorio italiano e quanto spesso vengano sottovalutate dall’organizzazioni della protezione civile.
Nel gruppo stesso sono state evidenziate scarse esperienze nel settore della preparazione della popolazione dell’emergenza, si è lavorato quindi molto sulle esperienze proposte dai coordinatori. Il gruppo ha però elaborato una preziosa sintesi finale per sancire i punti importanti da tener conto in una programmazione seria di preparazione della popolazione all’emergenza.
La preparazione della popolazione all’emergenza, come parte integrante della psicologia dell’emergenza, comporta per lo psicologo una formazione centrata sull’acquisizione di:
- tecniche psicoeducative
- tecniche di gestione dei gruppi
- tecniche psicopedagogiche
Principi base dell’intervento formativo nel campo della prevenzione:
- Analisi dei bisogni: verifica dei rischi a cui è soggetto l’utente del percorso formativo; adeguamento del percorso ai bisogni evolutivi degli utenti;
- Partecipazione: Coinvolgimento attivo degli allievi; mobilitazione delle loro competenze;
- Continuità: evitare gli interventi spot e prediligere percorsi formativi strutturati nel tempo;
- Correttezza metodologica: programmare l’intervento; curare la comunicazione, adeguarsi alla fascia d’età coinvolta, differenziare i contenuti, costruzione di strumenti didattici adeguati;
- Focalizzazione dell’intervento sul gruppo: utilizzare le diverse tecniche di conduzione dei gruppi;
- Realizzazione della mediazione interistituzionale e del lavoro di rete per la programmazione e realizzazione del percorso;
- Centrare l’intervento sul principio dell’esperenzialità: programmare esercitazioni, simulate, promuovere l’acquisizione di competenze e capacità operative pratiche (primo soccorso, tecniche antipanico, antincendio ecc.);
- Promuovere le esperienze formative all’interno di un contenitore ludico-fantastico se rivolte ai bambini;
- Affrontare i contenuti in termini interdisciplinari;
- Curarsi della motivazione alla partecipazione al percorso formativo;
- Curare la restituzione sul percorso realizzato attraverso la verifica del raggiungimento degli obiettivi previsti.
Rita Di Iorio, Daniele Biondo
Materiali - Lab. 5 - Debriefing Psicologico
IL DEBRIEFING PSICOLOGICO
Il Debriefing psicologico, considerato uno strumento-principe della psicologia dell'emergenza, è stato preso in considerazione nel Laboratorio attraverso testimonianze dirette della sua applicazione in contesti di emergenza.
Ideato nel 1983 da Jeff Mitchell (psicologo ed ex-pompiere statunitense) all'interno di un modello di gestione dello stress da incidenti critici, il Debriefing psicologico, che rappresentava una piccola parte dell'intervento studiato a sostegno delle squadre di soccorritori nel post-emergenza, si è rapidamente diffuso a livello internazionale assurgendo - di per sé – a strumento di pronto soccorso psicologico valido anche per le vittime.
Apparentemente di facile applicazione per la sua procedura standardizzata, il suo uso indiscriminato nei contesti più disparati ha indotto la comunità scientifica, specialmente in ambito europeo, a rivederlo criticamente ponendo attenzione più che al rispetto della rigida sequenza procedurale alla comprensione dei processi dinamici che nel corso del Debriefing scaturiscono dal gruppo.
Nel Laboratorio, dal confronto tra esperienze sul campo è emersa la raccomandazione di inserire sempre e comunque il Debriefing psicologico all'interno di un programma più generale di intervento sulla crisi, considerandolo un anello della catena del soccorso psicologico e psico-sociale. E' emersa anche, in linea di massima, la sua validità come strumento di sostegno non routinario a squadre omogenee - cioè con pari grado di esposizione al trauma - di soccorritori, per informare i partecipanti sui possibili effetti dell'impatto con eventi gravemente stressanti, accomunarli ed accoglierli in uno spazio di ascolto, permettere loro di condividere e metabolizzare le emozioni.
Per quanto riguarda invece la sua applicazione su gruppi di vittime di eventi critici, sulla base delle testimonianze presentate nonché della vasta letteratura sull'argomento si è raccomandata grande prudenza, poiché i fattori in gioco - rispetto ai gruppi strutturati di soccorritori - sono molto più numerosi e più complessi.
Prioritaria deve essere l'analisi dei bisogni della comunità colpita e della fase in cui si interviene, la consapevolezza del contesto esterno in cui si va ad operare nonché di quello interno entro il quale si opera in quanto psicologi dell'emergenza (per quale organizzazione o istituzione? con quale programma? con che tempi?).
Ma se l'intervento di Debriefing psicologico su un gruppo omogeneo di vittime sarà valutato opportuno e garantito il suo successivo “follow-up”, lo psicologo dell'emergenza avrà a disposizione uno strumento importante per ridurre l'impatto emotivo dell'evento attraverso le parole, “normalizzare” le reazioni acute da stress con l'informazione e il confronto, far intravvedere la possibilità di superare le modalità di pura sopravvivenza dovute alla crisi per ripristinare le normali attività antecedenti.
Ci sarà anche l'occasione di monitorare in modo indiretto i casi di disagio più grave, che potrebbero necessitare di una presa in carico individuale.
In più, con il Debriefing psicologico ci sarà l'opportunità per chi si ritrova “vittima” di dare un senso all'esperienza traumatica anche attraverso l'appartenenza al gruppo, per lo psicologo dell'emergenza di creare uno spazio di ascolto che possa ridare ad ogni “vittima” il suo status di persona, membro della comunità.
Isabella De Giorgi
Il Debriefing psicologico, considerato uno strumento-principe della psicologia dell'emergenza, è stato preso in considerazione nel Laboratorio attraverso testimonianze dirette della sua applicazione in contesti di emergenza.
Ideato nel 1983 da Jeff Mitchell (psicologo ed ex-pompiere statunitense) all'interno di un modello di gestione dello stress da incidenti critici, il Debriefing psicologico, che rappresentava una piccola parte dell'intervento studiato a sostegno delle squadre di soccorritori nel post-emergenza, si è rapidamente diffuso a livello internazionale assurgendo - di per sé – a strumento di pronto soccorso psicologico valido anche per le vittime.
Apparentemente di facile applicazione per la sua procedura standardizzata, il suo uso indiscriminato nei contesti più disparati ha indotto la comunità scientifica, specialmente in ambito europeo, a rivederlo criticamente ponendo attenzione più che al rispetto della rigida sequenza procedurale alla comprensione dei processi dinamici che nel corso del Debriefing scaturiscono dal gruppo.
Nel Laboratorio, dal confronto tra esperienze sul campo è emersa la raccomandazione di inserire sempre e comunque il Debriefing psicologico all'interno di un programma più generale di intervento sulla crisi, considerandolo un anello della catena del soccorso psicologico e psico-sociale. E' emersa anche, in linea di massima, la sua validità come strumento di sostegno non routinario a squadre omogenee - cioè con pari grado di esposizione al trauma - di soccorritori, per informare i partecipanti sui possibili effetti dell'impatto con eventi gravemente stressanti, accomunarli ed accoglierli in uno spazio di ascolto, permettere loro di condividere e metabolizzare le emozioni.
Per quanto riguarda invece la sua applicazione su gruppi di vittime di eventi critici, sulla base delle testimonianze presentate nonché della vasta letteratura sull'argomento si è raccomandata grande prudenza, poiché i fattori in gioco - rispetto ai gruppi strutturati di soccorritori - sono molto più numerosi e più complessi.
Prioritaria deve essere l'analisi dei bisogni della comunità colpita e della fase in cui si interviene, la consapevolezza del contesto esterno in cui si va ad operare nonché di quello interno entro il quale si opera in quanto psicologi dell'emergenza (per quale organizzazione o istituzione? con quale programma? con che tempi?).
Ma se l'intervento di Debriefing psicologico su un gruppo omogeneo di vittime sarà valutato opportuno e garantito il suo successivo “follow-up”, lo psicologo dell'emergenza avrà a disposizione uno strumento importante per ridurre l'impatto emotivo dell'evento attraverso le parole, “normalizzare” le reazioni acute da stress con l'informazione e il confronto, far intravvedere la possibilità di superare le modalità di pura sopravvivenza dovute alla crisi per ripristinare le normali attività antecedenti.
Ci sarà anche l'occasione di monitorare in modo indiretto i casi di disagio più grave, che potrebbero necessitare di una presa in carico individuale.
In più, con il Debriefing psicologico ci sarà l'opportunità per chi si ritrova “vittima” di dare un senso all'esperienza traumatica anche attraverso l'appartenenza al gruppo, per lo psicologo dell'emergenza di creare uno spazio di ascolto che possa ridare ad ogni “vittima” il suo status di persona, membro della comunità.
Isabella De Giorgi
Materiali - Lab. 4 - Emergenze Internazionali
La Progettazione degli interventi psicosociali nelle emergenze internazionali
Il periodo tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta ha rappresentato una fase topica nel percorso di integrazione della Psicologia nell’ambito delle emergenze internazionali. E’ con le guerre jugoslave infatti, quella bosniaca prima, quella kossovara poi, che i progetti di assistenza psicologica alle vittime dei conflitti armati si sono affiancati in modo massiccio ai tradizionali interventi di tipo sanitario, nutrizionale, abitativo e socio-assistenziale caratteristici degli interventi nelle emergenze complesse. Si calcola infatti che nelle guerre jugoslave in complesso siano stati finanziati e realizzati 185 programmi psicosociali. Da allora la funzione psicologica nell’aiuto umanitario è andata via via consolidandosi anche in contesti ove potrebbe apparire culturalmente lontana come in Africa.
Le aree principali in cui oggi si attivano progetti psico – sociali sono, oltre alle catastrofi naturali come lo Tsunami, l’assistenza ai rifugiati, la tutela minorile, relativa a fenomeni quali i bambini di strada o i bambini soldato, l’assistenza psicologica alle vittime di violazione dei diritti umani, violenze sessuali, tortura, “pulizie etniche”.
Ma come si definisce in concreto un intervento psicosociale ? Si tratta di un insieme di azioni finalizzate a restituire ai singoli e alla comunità il benessere psicosociale compromesso dalla catastrofe valorizzando le risorse locali, ove per “benessere psicosociale” si intende la compresenza di tre fattori: la funzionalità individuale, cioè la salute psico – fisica e il repertorio di conoscenze e competenze di una persona, l’ecologia sociale, cioè le relazioni sociali e la rete di supporti su cui l’individuo può contare, il sistema culturale – valoriale, cioè lo specifico contesto comunitario che influenza l’esperienza degli eventi, l’attribuzione di significato e le risposte alle difficoltà della vita.
Le situazioni di emergenza compromettono il benessere psicosociale delle popolazioni colpite su diversi piani: in primo luogo, la funzionalità individuale può venire compromessa da sindromi depressive, dallo sconvolgimento della vita sociale o da disabilità fisiche; la morte di persone provoca la perdita di manodopera nelle famiglie e nella comunità. Anche il sentimento di perdita del controllo sugli eventi contribuisce a indebolire la capacità di far fronte ai problemi. In secondo luogo, le guerre e i disastri naturali possono portare alla distruzione dell’ecologia sociale di una comunità, modificando le relazioni tra le famiglie e rendendo difficile il funzionamento delle organizzazioni civili e religiose. La cultura e i valori di una comunità infine possono venire sconvolti quando sono negati i valori comuni e violati i diritti umani. Può diventare difficile in questi casi osservare le tradizioni culturali che davano un senso di unità e di identità comunitari. I conflitti possono anche aumentare o rinforzare l’immagine negativa di altri gruppi politici, religiosi, etnici portando a una escalation di violenza e odio.
In tutti questi casi, quando una emergenza colpisce paesi che non posseggono risorse strutturali ed economiche in grado di far fronte alla catastrofe, si configura l’intervento internazionale, finanziato e indirizzato dalle grandi agenzie intergovernative, ONU e Unione europea, o governative, i singoli stati, e realizzato in gran parte dalle agenzie non governative. Per tali interventi, che si realizzano in contesti caratterizzati dalla precarietà, spesso dalla instabilità, in una dimensione quindi estremamente complessa che richiede una accurata programmazione, lo strumento di elezione è rappresentato dal progetto, una cornice operativa i cui obiettivi, metodologie, mezzi, costi e tempi sono predefiniti in base a puntuali studi di fattibilità che tengono conto di tutte le variabili in gioco.
Ciò vale per ogni tipo di intervento, anche per quelli psicosociali. A parte le emergenze immediate, ove si applicano gli standard dello Psychological First Aid (PFA), l’intervento psicosociale nelle emergenze internazionali si colloca infatti prevalentemente nelle situazioni di post emergenza e di riabilitazione. In questi casi l’utilizzazione di uno strumento come il progetto è indispensabile sia per garantire la qualità degli interventi sia per ottenere i finanziamenti dai donors sia infine per costruire una base di negoziazione con le controparti locali.
Il termine “progetto psicosociale”, che è andato ormai affermandosi in campo internazionale, è stato preferito ad altri per precisi motivi. Nel passato molti progetti concernenti la salute mentale erano basati unicamente sulla presa in carico psichiatrica. Se è vero che nelle comunità colpite vi sono sempre pazienti psichiatrici cronici e soggetti gravemente traumatizzati che necessitano di adeguati trattamenti e tutela, in realtà ogni evento traumatico provoca stress e sofferenze che hanno un forte impatto sugli individui e le comunità. Stress e sofferenza non sono malattie psichiatriche, ma normali reazioni a eventi violenti e straordinari e classificarle come psichiatriche è inappropriato.
Il termine “intervento psicosociale” appare quindi preferibile in quanto da una parte enfatizza la stretta connessione tra gli aspetti psicologici (pensieri, emozioni e comportamenti) e quelli sociali (interrelazioni, tradizioni, valori e cultura) e la loro interdipendenza, dall’altra evita il rischio di una stigmatizzazione delle popolazioni colpite dalla catastrofe che potrebbero non riconoscersi nelle categorie nosologiche occidentali; implica infine che nelle emergenze complesse l’intervento psicologico, per avere significato, non deve restare isolato ma accompagnarsi a contestuali interventi di altro tipo rispondenti a bisogni primari dei beneficiari, quali quelli socio-economici, socio-educativi e socio-sanitari.
Dott. Paolo Castelletti
Il periodo tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta ha rappresentato una fase topica nel percorso di integrazione della Psicologia nell’ambito delle emergenze internazionali. E’ con le guerre jugoslave infatti, quella bosniaca prima, quella kossovara poi, che i progetti di assistenza psicologica alle vittime dei conflitti armati si sono affiancati in modo massiccio ai tradizionali interventi di tipo sanitario, nutrizionale, abitativo e socio-assistenziale caratteristici degli interventi nelle emergenze complesse. Si calcola infatti che nelle guerre jugoslave in complesso siano stati finanziati e realizzati 185 programmi psicosociali. Da allora la funzione psicologica nell’aiuto umanitario è andata via via consolidandosi anche in contesti ove potrebbe apparire culturalmente lontana come in Africa.
Le aree principali in cui oggi si attivano progetti psico – sociali sono, oltre alle catastrofi naturali come lo Tsunami, l’assistenza ai rifugiati, la tutela minorile, relativa a fenomeni quali i bambini di strada o i bambini soldato, l’assistenza psicologica alle vittime di violazione dei diritti umani, violenze sessuali, tortura, “pulizie etniche”.
Ma come si definisce in concreto un intervento psicosociale ? Si tratta di un insieme di azioni finalizzate a restituire ai singoli e alla comunità il benessere psicosociale compromesso dalla catastrofe valorizzando le risorse locali, ove per “benessere psicosociale” si intende la compresenza di tre fattori: la funzionalità individuale, cioè la salute psico – fisica e il repertorio di conoscenze e competenze di una persona, l’ecologia sociale, cioè le relazioni sociali e la rete di supporti su cui l’individuo può contare, il sistema culturale – valoriale, cioè lo specifico contesto comunitario che influenza l’esperienza degli eventi, l’attribuzione di significato e le risposte alle difficoltà della vita.
Le situazioni di emergenza compromettono il benessere psicosociale delle popolazioni colpite su diversi piani: in primo luogo, la funzionalità individuale può venire compromessa da sindromi depressive, dallo sconvolgimento della vita sociale o da disabilità fisiche; la morte di persone provoca la perdita di manodopera nelle famiglie e nella comunità. Anche il sentimento di perdita del controllo sugli eventi contribuisce a indebolire la capacità di far fronte ai problemi. In secondo luogo, le guerre e i disastri naturali possono portare alla distruzione dell’ecologia sociale di una comunità, modificando le relazioni tra le famiglie e rendendo difficile il funzionamento delle organizzazioni civili e religiose. La cultura e i valori di una comunità infine possono venire sconvolti quando sono negati i valori comuni e violati i diritti umani. Può diventare difficile in questi casi osservare le tradizioni culturali che davano un senso di unità e di identità comunitari. I conflitti possono anche aumentare o rinforzare l’immagine negativa di altri gruppi politici, religiosi, etnici portando a una escalation di violenza e odio.
In tutti questi casi, quando una emergenza colpisce paesi che non posseggono risorse strutturali ed economiche in grado di far fronte alla catastrofe, si configura l’intervento internazionale, finanziato e indirizzato dalle grandi agenzie intergovernative, ONU e Unione europea, o governative, i singoli stati, e realizzato in gran parte dalle agenzie non governative. Per tali interventi, che si realizzano in contesti caratterizzati dalla precarietà, spesso dalla instabilità, in una dimensione quindi estremamente complessa che richiede una accurata programmazione, lo strumento di elezione è rappresentato dal progetto, una cornice operativa i cui obiettivi, metodologie, mezzi, costi e tempi sono predefiniti in base a puntuali studi di fattibilità che tengono conto di tutte le variabili in gioco.
Ciò vale per ogni tipo di intervento, anche per quelli psicosociali. A parte le emergenze immediate, ove si applicano gli standard dello Psychological First Aid (PFA), l’intervento psicosociale nelle emergenze internazionali si colloca infatti prevalentemente nelle situazioni di post emergenza e di riabilitazione. In questi casi l’utilizzazione di uno strumento come il progetto è indispensabile sia per garantire la qualità degli interventi sia per ottenere i finanziamenti dai donors sia infine per costruire una base di negoziazione con le controparti locali.
Il termine “progetto psicosociale”, che è andato ormai affermandosi in campo internazionale, è stato preferito ad altri per precisi motivi. Nel passato molti progetti concernenti la salute mentale erano basati unicamente sulla presa in carico psichiatrica. Se è vero che nelle comunità colpite vi sono sempre pazienti psichiatrici cronici e soggetti gravemente traumatizzati che necessitano di adeguati trattamenti e tutela, in realtà ogni evento traumatico provoca stress e sofferenze che hanno un forte impatto sugli individui e le comunità. Stress e sofferenza non sono malattie psichiatriche, ma normali reazioni a eventi violenti e straordinari e classificarle come psichiatriche è inappropriato.
Il termine “intervento psicosociale” appare quindi preferibile in quanto da una parte enfatizza la stretta connessione tra gli aspetti psicologici (pensieri, emozioni e comportamenti) e quelli sociali (interrelazioni, tradizioni, valori e cultura) e la loro interdipendenza, dall’altra evita il rischio di una stigmatizzazione delle popolazioni colpite dalla catastrofe che potrebbero non riconoscersi nelle categorie nosologiche occidentali; implica infine che nelle emergenze complesse l’intervento psicologico, per avere significato, non deve restare isolato ma accompagnarsi a contestuali interventi di altro tipo rispondenti a bisogni primari dei beneficiari, quali quelli socio-economici, socio-educativi e socio-sanitari.
Dott. Paolo Castelletti
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