28 febbraio 2007

Meeting di Lonigo - Protezione Civile

Siete in Veneto a metà marzo ?
Fate un salto al Meeting di Lonigo (VI), uno dei più importanti appuntamenti nazionali nell'ambito delle tecniche, organizzazioni ed equipaggiamenti di Protezione Civile.
Decine di corsi, gruppi, esposizioni, stand per una "due giorni" davvero intensa ed interessante, tutta dedicata ai "gialli".

Luca

27 febbraio 2007

PILOTS e strumenti per la ricerca scientifica in psicotraumatologia

Tra le risorse scientifiche più importanti per chi si occupa di psicotraumatologia e psicologia dell'emergenza, sia per ricerca che per applicazione clinica, c'e' sicuramente PILOTS, il più grande database mondiale di articoli scientifici pubblicati sul tema del trauma psichico e degli stress post-traumatici.
Il database raccoglie migliaia di articoli pubblicati sui più rilevanti journals e rassegne peer-reviewed di tutto il mondo, e permette quindi di condurre ricerche specialistiche molto approfondite.
PILOTS è supportato dal National Center for Post-Traumatic Stress Disorder della Veteran's Administration Statunitense; mette comunque a disposizione moltissimi materiali anche non direttamente legati ai temi di psicotraumatologia militare.
Il suo uso è libero e gratuito; da questo link, potete accedere direttamente alla consultazione del Database.

Rimane ovviamente sempre valido il suggerimento di usare anche Google Scholar, la versione specializzata di Google per la ricerca di articoli scientifici, per gli studi in questo ambito. Immaginate la stessa potenza e precisione di ricerca di Google, applicata in maniera ultraspecialistica agli articoli scientifici... assolutamente da provare !

Luca

12 febbraio 2007

Nuove risorse online

Il National Center for Post-Traumatic Stress Disorder della Veteran Administration statunitense, uno dei principali repertori di risorse bibliografiche ed online sul tema dell'ASD/PTSD, sta per mettere a disposizione dei professionisti sanitari una nuova importante risorsa online, di tipo E-Learning, relativa alla psicopatologia, diagnostica e clinica del PTSD.
Il programma educativo, definito "PTSD 101" (dal codice dei corsi introduttivi delle diverse discipline nelle università statunitensi), sarà disponibile sul sito del NCPTSD già a partire da questo mese.
Sempre sul sito del NCPTSD si suggerisce la consultazione della ampia e ben articolata Iraq War Clinician Guide (giunta alla seconda edizione, con molto materiale clinico di interesse) e del (molto più sintetico ed essenziale) Psychological First Aid Manual.

24 gennaio 2007

Rieccomi...

Rieccomi... :-)
Dopo una pausa di quasi un paio di mesi, riprendono da oggi gli aggiornamenti regolari del Blog Psicologia dell'Emergenza.
Mi scuso per il prolungato periodo di "quiete", ma il superlavoro di questo periodo non mi ha purtroppo permesso di dedicare molto tempo alle attività "extra".


Parto subito con un paio di segnalazioni di materiali interessanti:

1. Unseen Trauma in Iraq and Afghanistan Veterans
E' un interessante articolo, anche se di tipo giornalistico, sull'epidemiologia dei disturbi post-traumatici nel personale militare statunitense proiettato nei teatri operativi medio-orientali (tema già affrontato con la citazione di altri articoli nel Blog).
Il tema del PTSD nel personale militare è uno dei temi classici della psicotraumatologia applicata, ed in questo periodo è al centro dell'attenzione nei circoli sanitari militari statunitensi.
I pur ben organizzati sistemi di "stress control" e di "post-deployment PTSD treatment" delle forze armate statunitensi sono messi a dura prova dal massiccio numero di richieste che si trovano a dover gestire, e questo in alcune occasioni sembra aver condotto in effetti a gestioni cliniche meno che ottimali.

2. Convegni Europei di settore.

Ne approfitto per ricordare (è il periodo in cui iniziare a pensarci, per chi è interessato) i due grandi incontri europei annuali di settore: se qualcuno è interessato a parteciparvi, i Convegni dell'European Society for Traumatic Stress Studies (http://www.ecots2007.com/ - che si terrà in Croazia all'inizio di giugno) e quello della Society for Risk Analysis - Europe (http://www.sraeurope2007.eu/ - che si terrà a L'Aia a metà giugno) sono sicuramente i due "must" cui fare riferimento (il primo per la clinica, il secondo per la ricerca applicata sui temi del rischio e della sicurezza).


Un saluto ed a presto (con aggiornamenti molto più frequenti !),
Luca

23 novembre 2006

Delegati CRI rapiti e rilasciati a Gaza

Gianmarco Onorato e Claudio Moroni, due Delegati Internazionali della Croce Rossa Italiana operanti in Israele e Palestina, sono stati rapiti e rilasciati dopo poche ore a Gaza, da militanti locali.
La spiacevole - ma fortunatamente breve - esperienza ha coinvolto due professionisti coinvolti proprio in un progetto di psicologia dell'assistenza umanitaria.

Claudio e Gianmarco, infatti, operavano nel progetto di supporto psicosociale organizzato dalla Croce Rossa in tre centri locali, a Betlemme, Hebron e Gaza. Il progetto è rivolto in particolare ai bambini ed alle loro famiglie, e si articola in una serie di interventi ben organizzati, rivolti alle comunità locali.

La psicologia dell'emergenza, come si deve sempre ricordare, non è (solo) l'intervento "acuto" e "breve" nell'immediato post-evento di una maxiemergenza, quanto un modo per declinare la professionalità psicologica a 360 gradi nel contesto delle situazioni di crisi, anche e soprattutto attraverso strumenti e modalità di lavoro tipicamente psicosociali.

Ulteriori informazioni sul progetto a questo link della CRI:
Progetto Palestina

Onorato, esperto Capo-Delegazione CRI in Palestina, era stato appositamente affiancato da un collega psicologo, Moroni, che dopo diverse esperienze nei Balcani negli anni precedenti si trovava a svolgere il suo primo incarico all'estero come Delegato CRI (Moroni, tra l'altro, è anche uno dei componenti operativi del Servizio Psicologico di Emergenza dell'Ordine degli Psicologi/Protezione Civile della Regione Lombardia).

La specifica professionalità di Claudio era stata richiesta proprio per facilitare l'implementazione e supervisione tecnica degli interventi di supporto psicosociale rivolti alla popolazione; interventi che continueranno, ed in cui la CRI sta avendo davvero un ruolo centrale e riconosciuto.
E' da rimarcare positivamente sia l'attenzione che la CRI sta riservando alle tematiche del supporto psicosociale nelle situazioni di assistenza umanitaria, sia il grande impegno con cui tutto il Movimento di Croce Rossa (CRI, CICR, Mezzaluna Rossa Palestinese) si è immediatamente attivato per favorire il rapido rilascio dei due Delegati.

Un saluto ed un abbraccio di bentornato, quindi, a Onorato ed al collega Moroni !

07 ottobre 2006

Materiali - Lab.10 - Prepararsi all'Emergenza

PREPARARSI ALL’EMERGENZA.
L'ATTIVITA DI PREVENZIONE CON BAMBINI, ADOLESCENTI E ADULTI.

Il laboratorio, composto da un cospicuo gruppo di colleghi molto interessati al tema proposto, ha potuto rilevare quanto questa parte della psicologia dell’emergenza sia ancora priva di esperienze significative concrete nel territorio italiano e quanto spesso vengano sottovalutate dall’organizzazioni della protezione civile.

Nel gruppo stesso sono state evidenziate scarse esperienze nel settore della preparazione della popolazione dell’emergenza, si è lavorato quindi molto sulle esperienze proposte dai coordinatori. Il gruppo ha però elaborato una preziosa sintesi finale per sancire i punti importanti da tener conto in una programmazione seria di preparazione della popolazione all’emergenza.

La preparazione della popolazione all’emergenza, come parte integrante della psicologia dell’emergenza, comporta per lo psicologo una formazione centrata sull’acquisizione di:
- tecniche psicoeducative
- tecniche di gestione dei gruppi
- tecniche psicopedagogiche

Principi base dell’intervento formativo nel campo della prevenzione:

- Analisi dei bisogni: verifica dei rischi a cui è soggetto l’utente del percorso formativo; adeguamento del percorso ai bisogni evolutivi degli utenti;
- Partecipazione: Coinvolgimento attivo degli allievi; mobilitazione delle loro competenze;
- Continuità: evitare gli interventi spot e prediligere percorsi formativi strutturati nel tempo;
- Correttezza metodologica: programmare l’intervento; curare la comunicazione, adeguarsi alla fascia d’età coinvolta, differenziare i contenuti, costruzione di strumenti didattici adeguati;
- Focalizzazione dell’intervento sul gruppo: utilizzare le diverse tecniche di conduzione dei gruppi;
- Realizzazione della mediazione interistituzionale e del lavoro di rete per la programmazione e realizzazione del percorso;
- Centrare l’intervento sul principio dell’esperenzialità: programmare esercitazioni, simulate, promuovere l’acquisizione di competenze e capacità operative pratiche (primo soccorso, tecniche antipanico, antincendio ecc.);
- Promuovere le esperienze formative all’interno di un contenitore ludico-fantastico se rivolte ai bambini;
- Affrontare i contenuti in termini interdisciplinari;
- Curarsi della motivazione alla partecipazione al percorso formativo;
- Curare la restituzione sul percorso realizzato attraverso la verifica del raggiungimento degli obiettivi previsti.

Rita Di Iorio, Daniele Biondo

Materiali - Lab. 5 - Debriefing Psicologico

IL DEBRIEFING PSICOLOGICO

Il Debriefing psicologico, considerato uno strumento-principe della psicologia dell'emergenza, è stato preso in considerazione nel Laboratorio attraverso testimonianze dirette della sua applicazione in contesti di emergenza.
Ideato nel 1983 da Jeff Mitchell (psicologo ed ex-pompiere statunitense) all'interno di un modello di gestione dello stress da incidenti critici, il Debriefing psicologico, che rappresentava una piccola parte dell'intervento studiato a sostegno delle squadre di soccorritori nel post-emergenza, si è rapidamente diffuso a livello internazionale assurgendo - di per sé – a strumento di pronto soccorso psicologico valido anche per le vittime.

Apparentemente di facile applicazione per la sua procedura standardizzata, il suo uso indiscriminato nei contesti più disparati ha indotto la comunità scientifica, specialmente in ambito europeo, a rivederlo criticamente ponendo attenzione più che al rispetto della rigida sequenza procedurale alla comprensione dei processi dinamici che nel corso del Debriefing scaturiscono dal gruppo.

Nel Laboratorio, dal confronto tra esperienze sul campo è emersa la raccomandazione di inserire sempre e comunque il Debriefing psicologico all'interno di un programma più generale di intervento sulla crisi, considerandolo un anello della catena del soccorso psicologico e psico-sociale. E' emersa anche, in linea di massima, la sua validità come strumento di sostegno non routinario a squadre omogenee - cioè con pari grado di esposizione al trauma - di soccorritori, per informare i partecipanti sui possibili effetti dell'impatto con eventi gravemente stressanti, accomunarli ed accoglierli in uno spazio di ascolto, permettere loro di condividere e metabolizzare le emozioni.

Per quanto riguarda invece la sua applicazione su gruppi di vittime di eventi critici, sulla base delle testimonianze presentate nonché della vasta letteratura sull'argomento si è raccomandata grande prudenza, poiché i fattori in gioco - rispetto ai gruppi strutturati di soccorritori - sono molto più numerosi e più complessi.

Prioritaria deve essere l'analisi dei bisogni della comunità colpita e della fase in cui si interviene, la consapevolezza del contesto esterno in cui si va ad operare nonché di quello interno entro il quale si opera in quanto psicologi dell'emergenza (per quale organizzazione o istituzione? con quale programma? con che tempi?).
Ma se l'intervento di Debriefing psicologico su un gruppo omogeneo di vittime sarà valutato opportuno e garantito il suo successivo “follow-up”, lo psicologo dell'emergenza avrà a disposizione uno strumento importante per ridurre l'impatto emotivo dell'evento attraverso le parole, “normalizzare” le reazioni acute da stress con l'informazione e il confronto, far intravvedere la possibilità di superare le modalità di pura sopravvivenza dovute alla crisi per ripristinare le normali attività antecedenti.

Ci sarà anche l'occasione di monitorare in modo indiretto i casi di disagio più grave, che potrebbero necessitare di una presa in carico individuale.
In più, con il Debriefing psicologico ci sarà l'opportunità per chi si ritrova “vittima” di dare un senso all'esperienza traumatica anche attraverso l'appartenenza al gruppo, per lo psicologo dell'emergenza di creare uno spazio di ascolto che possa ridare ad ogni “vittima” il suo status di persona, membro della comunità.

Isabella De Giorgi

Materiali - Lab. 4 - Emergenze Internazionali

La Progettazione degli interventi psicosociali nelle emergenze internazionali

Il periodo tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta ha rappresentato una fase topica nel percorso di integrazione della Psicologia nell’ambito delle emergenze internazionali. E’ con le guerre jugoslave infatti, quella bosniaca prima, quella kossovara poi, che i progetti di assistenza psicologica alle vittime dei conflitti armati si sono affiancati in modo massiccio ai tradizionali interventi di tipo sanitario, nutrizionale, abitativo e socio-assistenziale caratteristici degli interventi nelle emergenze complesse. Si calcola infatti che nelle guerre jugoslave in complesso siano stati finanziati e realizzati 185 programmi psicosociali. Da allora la funzione psicologica nell’aiuto umanitario è andata via via consolidandosi anche in contesti ove potrebbe apparire culturalmente lontana come in Africa.

Le aree principali in cui oggi si attivano progetti psico – sociali sono, oltre alle catastrofi naturali come lo Tsunami, l’assistenza ai rifugiati, la tutela minorile, relativa a fenomeni quali i bambini di strada o i bambini soldato, l’assistenza psicologica alle vittime di violazione dei diritti umani, violenze sessuali, tortura, “pulizie etniche”.
Ma come si definisce in concreto un intervento psicosociale ? Si tratta di un insieme di azioni finalizzate a restituire ai singoli e alla comunità il benessere psicosociale compromesso dalla catastrofe valorizzando le risorse locali, ove per “benessere psicosociale” si intende la compresenza di tre fattori: la funzionalità individuale, cioè la salute psico – fisica e il repertorio di conoscenze e competenze di una persona, l’ecologia sociale, cioè le relazioni sociali e la rete di supporti su cui l’individuo può contare, il sistema culturale – valoriale, cioè lo specifico contesto comunitario che influenza l’esperienza degli eventi, l’attribuzione di significato e le risposte alle difficoltà della vita.

Le situazioni di emergenza compromettono il benessere psicosociale delle popolazioni colpite su diversi piani: in primo luogo, la funzionalità individuale può venire compromessa da sindromi depressive, dallo sconvolgimento della vita sociale o da disabilità fisiche; la morte di persone provoca la perdita di manodopera nelle famiglie e nella comunità. Anche il sentimento di perdita del controllo sugli eventi contribuisce a indebolire la capacità di far fronte ai problemi. In secondo luogo, le guerre e i disastri naturali possono portare alla distruzione dell’ecologia sociale di una comunità, modificando le relazioni tra le famiglie e rendendo difficile il funzionamento delle organizzazioni civili e religiose. La cultura e i valori di una comunità infine possono venire sconvolti quando sono negati i valori comuni e violati i diritti umani. Può diventare difficile in questi casi osservare le tradizioni culturali che davano un senso di unità e di identità comunitari. I conflitti possono anche aumentare o rinforzare l’immagine negativa di altri gruppi politici, religiosi, etnici portando a una escalation di violenza e odio.

In tutti questi casi, quando una emergenza colpisce paesi che non posseggono risorse strutturali ed economiche in grado di far fronte alla catastrofe, si configura l’intervento internazionale, finanziato e indirizzato dalle grandi agenzie intergovernative, ONU e Unione europea, o governative, i singoli stati, e realizzato in gran parte dalle agenzie non governative. Per tali interventi, che si realizzano in contesti caratterizzati dalla precarietà, spesso dalla instabilità, in una dimensione quindi estremamente complessa che richiede una accurata programmazione, lo strumento di elezione è rappresentato dal progetto, una cornice operativa i cui obiettivi, metodologie, mezzi, costi e tempi sono predefiniti in base a puntuali studi di fattibilità che tengono conto di tutte le variabili in gioco.

Ciò vale per ogni tipo di intervento, anche per quelli psicosociali. A parte le emergenze immediate, ove si applicano gli standard dello Psychological First Aid (PFA), l’intervento psicosociale nelle emergenze internazionali si colloca infatti prevalentemente nelle situazioni di post emergenza e di riabilitazione. In questi casi l’utilizzazione di uno strumento come il progetto è indispensabile sia per garantire la qualità degli interventi sia per ottenere i finanziamenti dai donors sia infine per costruire una base di negoziazione con le controparti locali.
Il termine “progetto psicosociale”, che è andato ormai affermandosi in campo internazionale, è stato preferito ad altri per precisi motivi. Nel passato molti progetti concernenti la salute mentale erano basati unicamente sulla presa in carico psichiatrica. Se è vero che nelle comunità colpite vi sono sempre pazienti psichiatrici cronici e soggetti gravemente traumatizzati che necessitano di adeguati trattamenti e tutela, in realtà ogni evento traumatico provoca stress e sofferenze che hanno un forte impatto sugli individui e le comunità. Stress e sofferenza non sono malattie psichiatriche, ma normali reazioni a eventi violenti e straordinari e classificarle come psichiatriche è inappropriato.

Il termine “intervento psicosociale” appare quindi preferibile in quanto da una parte enfatizza la stretta connessione tra gli aspetti psicologici (pensieri, emozioni e comportamenti) e quelli sociali (interrelazioni, tradizioni, valori e cultura) e la loro interdipendenza, dall’altra evita il rischio di una stigmatizzazione delle popolazioni colpite dalla catastrofe che potrebbero non riconoscersi nelle categorie nosologiche occidentali; implica infine che nelle emergenze complesse l’intervento psicologico, per avere significato, non deve restare isolato ma accompagnarsi a contestuali interventi di altro tipo rispondenti a bisogni primari dei beneficiari, quali quelli socio-economici, socio-educativi e socio-sanitari.

Dott. Paolo Castelletti

Materiali - Lab. 3 - Comunicazione cattive notizie

COMUNICARE CATTIVE NOTIZIE
Fabio Sbattella


La letteratura scientifica internazionale ha mostrato, negli ultimi anni, un crescente interesse al tema degli effetti psicologici di notizie negative ed inattese. In particolare, l’attenzione è stata posta in ambito sanitario alla comunicazione delle diagnosi infauste, nella consapevolezza clinica che una corretta comunicazione può facilitare l’adesione ai programmi di cura, migliorare la qualità di vita della persona malata, agire in termini di prevenzione secondaria rispetto a possibili traumatizzazioni. La riflessione sul tema delle “Bad news” va comunque al di là di aspetti strettamente clinici. Essa sottolinea l’attenzione a recuperare la dimensione umanistica del lavoro sanitario e ripensare il rapporto sanitari-pazienti in termini di empowerment.

Porre cura ed attenzione ai momenti più delicati dei percorsi di sofferenza risponde infatti anche ad esigenze etiche e deontologiche e può contribuire a ridurre quella massa di azioni legali che i malati promuovono nel tentativo di veder riconosciuta la propria dignità, ferita da sistemi di aiuto tecnologizzati, molto difesi e burocratizzati. Porre i cittadini in grado di accogliere e comprendere le informazioni emotivamente più difficili, significa inoltre facilitare la conservazione di quel senso di efficacia sulla propria vita e sulla realtà circostante che risulta indispensabile per agire le scelte sollecitate dalle situazioni critiche.

Nei contesti tipici dell’emergenza poi, il tema della comunicazione di notizie infauste assume una dimensione di grande complessità, vista l’ampiezza numerica dei gruppi coinvolti, la gravità delle situazioni, la drammatica e strutturale carenza di tempo.
Il laboratorio da noi condotto all’interno del primo campo scuola per psicologi dell’emergenza a Rovereto, ha puntato l’attenzione sugli strumenti ed i saperi specialistici, utili a migliorare i processi di comunicazione in caso di “Bad news”.
Hanno partecipato ai lavori una trentina di colleghi, provenienti da 12 diverse Regioni italiane e con diversi livelli di esperienza in merito. E’ stata un’occasione per confermare e condividere esperienze consolidate, presso le Aziende ospedaliere (ad esempio in Valle D’Aosta), le ASL (ad esempio a Milano), le Municipalità (ad esempio Firenze), ed anche per scambiare notizie di ricerche significative, realizzate a Cesena, Milano, Verona, in grado di dare supporto teorico e sperimentale alle buone pratiche proposte dai professionisti sul campo.

Rileggendo insieme le linee guida proposte dai colleghi statunitensi e divulgate anche in Italia, è stato evidenziato come, al di là di indicazioni puntuali ed attenzioni linguistiche, sia importante riflettere sulle implicazioni emotive e sulle possibili identificazioni che inevitabilmente emergono, in particolare nelle comunicazioni di decesso.
I concetti di empatia e contenimento emotivo, sono oggi riletti alla luce delle teorie sull’intelligenza emotiva, ma al di là dei rinnovati inquadramenti teorici, suggeriscono la necessità di una attenta e profonda formazione di chi è preposto o desidera essere accanto ai familiari, ai bambini, ai sopravvissuti che hanno perso qualcuno in emergenza.

Cruciale è apparso anche il fattore temporale, che oltre ad essere deformato, nei vissuti personali, dalle vicende traumatiche, è anche compresso dalla frequente presenza dei media nei momenti di vita più drammatici per svolgere un’azione informativa tempestiva in una società estremamente connessa a livello mediale.
Tra dilemmi etici e complessità organizzative, il laboratorio si è chiuso con una serie di ipotesi in grado di stimolare la ricerca e con un impegno: diffondere la notizia che la psicologia italiana è pronta per scendere in campo accanto a chi è costretto a ricevere o fornire notizie sulla vita che possono, per molti aspetti, rivelarsi decisamente dolorose.

Fabio Sbattella

Materiali - Lab. 2 - Formazione e Selezione Volontari

Laboratorio 2: Formazione dei Soccorritori e Selezione dei Volontari

Un numero elevato di esperienze e metodologie di lavoro si sono mescolate e confrontate dando luogo - nonostante l'esiguità del tempo a disposizione - a scambi significativi che rientrano nel campo della psicologia applicata e fanno riferimento a più scuole e orientamenti teorici.
Tali contributi e punti di vista – a volte anche antitetici -costituiscono una ricchezza alla quale attingere nelle diverse situazioni e contesti di emergenza.
La formazione dei soccorritori è in realtà una formazione che coinvolge persone appartenenti a istituzioni e servizi pubblici, ma anche ad associazioni di volontariato e comunità locali che, con ruoli diversi e specificità professionali e umane, si trovano ad agire prima, durante e successivamente a situazioni di emergenza di varia natura.

Le variabili soggettive dell'attività di soccorso, la qualità della prestazione e il ruolo che la psicologia applicata possono svolgere per sostenere istituzioni, organizzazioni, gruppi, professionisti e volontari sono stati oggetto di riflessioni.
Molti i punti di convergenza dei diversi tavoli di lavoro, da cui nascono alcuni messaggi chiave in tema di formazione e selezione:

1- Il valore del “rispetto” inteso come valore fondante e centrale da declinare e definire nella pratica all’interno di scelte in capo ad organizzazioni, persone, situazioni;

2 - L’indispensabilità di individuare azioni in grado di rendere noti e accettabili i contributi che la psicologia può offrire al mondo delle professioni in genere, e quindi anche a realtà del “soccorso” che, per tradizione, eludono approcci in tal senso;

3 - L’importanza di attivare scambi reali tra i diversi attori che agiscono nelle emergenze per fare in modo di costruire vocabolari e conoscenze condivise a cui ognuno possa attingere per comprendere, descrivere e mettere in comune esperienze ed emozioni;

4 - L’importanza di distinguere le richieste indirizzate alla formazione dai bisogni formativi realmente presenti e dalle prerogative individuali alla base di ogni apprendimento;

5 - La necessità di passare dal concetto di “selezione” (l’uomo giusto al posto giusto) a quelli di “accoglimento” “informazione” “orientamento” e aprire la riflessione sui processi in grado di valorizzare i potenziali motivazionali e le caratteristiche esistenti nei soccorritori;

6 - L’idea che la disponibilità dei volontari rappresenta comunque una risorsa che va accolta e che si accosta alla necessità formativa di mettere in atto iniziative che non possono prescindere dal considerare le diverse variabili che entrano in gioco quando l’individuo si interfaccia con un’organizzazione;

7 - L’importanza di riflettere sulla formazione dei soccorritori considerandola come un processo di azioni, ma anche di omissioni che agiscono all’interno di tempi e si
collocano a livello di gruppo, di individuo, di organizzazione dando origine a
comportamenti che possono costituirsi come indicatori di verifica;

8 - L’idea forte che la formazione alle emergenze debba essere orientata a creare una
cultura della prevenzione che non può fare a meno di “nutrirsi” di piani di
comportamento definito, di sensibilità e azioni consapevoli che solo dopo esser stati
ben descritti, possono essere trasferiti al fine di permettere un’assimilazione da parte dei diversi mondi presenti nel territorio (popolazione, genitori, insegnanti, ragazzi, bambini, ecc.).

Manuela Bailoni, Delfo Bonenti, Giampaolo Libardi, Vittorio Tripeni

MATERIALI ROVERETO - NBCR

Simulazione NBCR

Nel corso del Campo-Scuola si è svolta una simulazione dai risvolti particolarmente interessanti: all’interno di una complessa esercitazione NBCR, per la prima volta in Italia, si è voluto sperimentare l'inserimento di una squadra di Psicologi dell'Emergenza direttamente all'interno di strutture di decontaminazione NBCR della CRI del Trentino.

L'idea di base era che gli psicologi avrebbero potuto non solo iniziare a mediare fin dalle prime fasi le difficoltà emotive legate all'incidente NBCR ma che, soprattutto, avrebbero potuto collaborare con gli operatori NBCR per gestire professionalmente tutti i casi "comportamentali" più "difficili" (persone agitate, oppositive, confuse), al fine di liberare risorse tecniche e rendere più rapido, efficiente e sicuro il passaggio nella catena di decontaminazione.
Dunque, un ruolo doppio per gli psicologi: da un lato il "classico" intervento di sostegno emotivo; dall'altro un'intervento di gestione dei casi difficili finalizzato espressamente a rendere più rapida la catena con la conseguente riduzione dei tempi tecnici necessari per le operazioni di decontaminazione.
Ulteriore obbiettivo degli psicologi, lo sperimentare e comprendere attraverso l'esperienza diretta quali regole di comportamento e comunicazione non verbale potessero risultare più efficaci per operatori "scafandrati" al fine di gestire tali situazioni, per condividerle poi con tutti gli altri operatori.

Gli otto psicologi coinvolti (quattro maschi e quattro femmine) dalla sera prima hanno iniziato una preparazione breve ma intensiva sull'uso corretto dei DPI (tute NBCR, maschere antigas, filtri chimici), sulle procedure di vestizione e di sicurezza, e sui concetti fondamentali del lavoro di decontaminazione. Fino a tarda notte hanno sperimentato le difficoltà di comunicazione con le maschere antigas ed i filtri, cercando di valutare le migliori procedure alternative utilizzabili per il loro specifico lavoro.
Al mattino, suddivisi a coppie nelle stazioni iniziali e finali delle due catene di decontaminazione (maschile e femminile), hanno iniziato l'esercitazione assieme agli Istruttori CRI. Lo scenario simulato prevedeva un grave incidente chimico in una fabbrica (fuga di dicloro metano), e la necessità di decontaminare diverse decine di persone (compresi numerosi casi "difficili", ben recitati da un apposito gruppo di psicologi-simulatori: dalla donna incinta e terrorizzata allo straniero che non parla italiano; dalla giovane sordomuta oppositiva al soggetto catatonico; dal giovane violento all'anziano confuso).

L'esercitazione si è svolta brillantemente, producendo risultati nettamente superiori alle aspettative di tutti, sia tra gli Psicologi che tra gli Istruttori NBCR della CRI. Psicologi e Operatori NBCR si sono integrati in maniera molto efficace, e l'azione di supporto nelle catene di decontaminazione è stata apprezzata da tutti i partecipanti, simulatori e osservatori.

Nel debriefing congiunto finale sono state condivise delle indicazioni preziose, come la necessità di utilizzare segni di riconoscimento chiari per psicologi ed operatori; di sviluppare codici non verbali semplificati per comunicare in contesti "confusi"; di utilizzare meglio cartelli e comunicazioni visive che aiutino le vittime a orientarsi meglio nella catena di decontaminazione; ed alcune indicazioni pratiche su come gestire concretamente situazioni di panico e conflittualità all'interno della struttura di decontaminazione.
Un’esperienza di integrazione da ripetere, ed un importante tema tecnico-operativo da approfondire ulteriormente.

Luca Pezzullo

MATERIALI CAMPO-SCUOLA DI ROVERETO

Nei prossimi post verranno progressivamente inserite una serie di brevi relazioni sullo stato dei lavori al Campo-Scuola nazionale di Psicologia dell'Emergenza di Marco di Rovereto, curati dai diversi responsabili dei Laboratori.
Alcuni di questi materiali sono stati anche inviati alla rivista "La Protezione Civile", per uno speciale sul Campo-Scuola.

30 settembre 2006

Master di Padova

Il tema della formazione post-lauream in Psicologia dell'Emergenza, in Italia, è particolarmente rilevante.
Per chi è interessato a questo settore, che di fatto è piuttosto giovane ed assai delicato, iniziare con una formazione "solida" e ben strutturata è un presupposto fondamentale per la sicurezza ed efficacia del proprio stesso agire professionale.
Dopo un'iniziale periodo di "confusione", negli ultimi anni anche nel nostro paese hanno iniziato a strutturarsi opportunità formative di buon livello, sia a livello pubblico che privato, che sono ormai riconsciute come "punti di riferimento" per chi è interessato ad avviarsi a questo settore.
Anche se sono pienamente consapevole di essere in piccolo "conflitto di interessi" (vi svolgo qualche ora di docenza), ritengo comunque opportuno segnalare tra queste "opportunità formative ormai consolidate" la Terza Edizione del
"Master Universitario in Psicotraumatologia e Psicologia dell'Emergenza",
presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Padova.

Il Master, di durata biennale, è riservato a Psicologi e Medici, ed anche per quest'anno ha l'obbiettivo di portare avanti la sua tradizione di specializzazione formativa nei settori del trauma psichico, della progettazione ed implementazione degli interventi di psicologia dell'emergenza, di comunicazione e percezione del rischio, di interventi clinici e psicosociali nei contesti di disastri, emergenze e operazioni umanitarie in Italia ed all'estero.

Il Master è uno dei pochissimi che in Italia può fregiarsi dell'alto Patrocinio della Protezione Civile Nazionale, ed è convenzionato con numerose realtà di Croce Rossa, Protezione Civile, Enti ed Associazioni di soccorso.
In quanto Master Universitario, permette inoltre il riconoscimento formale della validità del titolo accademico acquisito, e garantisce l'esenzione per gli iscritti
dall'obbligo ECM.

Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito del Master:
http://emergenza.psy.unipd.it
(data di scadenza iscrizioni 31 ottobre 2006)

Un saluto a tutti,
Luca

21 settembre 2006

"Un minuto..."

Una collega del Servizio Psicologico di Emergenza dell'OPL, dopo una lunga notte di lavoro in via Lomellina, ha voluto condividere con i colleghi questa poesia; la ringrazio per averne permesso la riproduzione.

"1 minuto e la vita si trasforma in morte,
1 minuto e la tua vita cambia,
1 minuto e la cena abituale diventa l'ultimo pasto,
1 minuto e una robusta palazzina di quattro piani, si fonde come burro al sole.
in un 1 minuto gli estranei diventano vicini,
in 1 minuto i problemi di uno diventano quelli di molti.
per noi che eravamo lì ieri sera, 1 minuto era l'eternità,
mentre i vigili scavavano,
mentre i cani cercavano,
mentre i soccorsi sanitari correvano,
mentre la polizia cercava di contenere l'incubo,
mentre gli psicologi provavano a tendere ai parenti una mano dal pozzo, cercando di non essere tirati dentro."

18 settembre 2006, Milano

Chiara Cimbro, Servizio Psicologico di Emergenza - OPL

20 settembre 2006

Via Lomellina

A poco più di 24 ore di distanza dalla chiusura del Campo-Scuola di Rovereto, purtroppo, la realtà ha sostituito la simulazione.

Il crollo della palazzina di Via Lomellina, a Milano, ha causato 4 morti e numerosi feriti. Nella serata, poco dopo il crollo, la Protezione Civile Regionale della Lombardia ha deciso di avviare le procedure di attivazione del Servizio Psicologico di Emergenza (SPE-OPL), la cui Squadra di Reperibilità è giunta rapidamente sul posto.
I colleghi attivati erano tra coloro che poche ore prima erano a Trento, con tutti gli altri partecipanti al Campo-Scuola, impegnati tra Laboratori ed esercitazioni.
La presa in carico delle famiglie è avvenuta secondo i classici principi di "outreaching" e "roaming" che caratterizzano lo SPE-OPL, e che si sono diffusi ormai a quasi tutti gli altri gruppi operativi italiani di psicologia dell'emergenza.

Un pensiero forte va alle vittime ed ai loro parenti, ai feriti ed alle loro famiglie, ed a tutti i nostri colleghi ed altri soccorritori che hanno operato incessantemente a loro sostegno.

19 settembre 2006

GRAZIE E COMPLIMENTI A TUTTI !

Grazie e complimenti a tutti ! :-)

Il Campo-Scuola di Marco di Rovereto si è svolto nel fine settimana appena trascorso. Il suo successo è andato ben oltre le più rosee previsioni di tutti.
250 psicologi dell'emergenza di tutte le principali associazioni nazionali di settore, decine di operatori e volontari della Croce Rossa del Trentino, della Protezione Civile del Trentino, numerosi osservatori e dirigenti di Protezione Civile Nazionale, SUEM, Università, Enti Locali, gli straordinari cuochi e volontari del NUVOLA si sono riuniti ed hanno vissuto lavorato insieme inteNsamente per tre giorni, tra workshops, laboratori, esercitazioni complesse, simulate, conferenze, grappe notturne e incontri informali ad ogni angolo del Campo.
La sensazione di tutti, trasversalmente, è stata quella di partecipare ad un grande evento professionale.

Un grande, enorme entusiasmo, unito alla fortissima voglia di partecipare, vedere, conoscersi ha caratterizzato questi bellissimi tre giorni. Molti dicevano apertamente che è stato davvero un "momento fondativo" per la comunità italiana degli psicologi dell'emergenza, un'occasione veramente speciale che pone le basi per nuovi sviluppi, nuove idee, nuove integrazioni per l'intera categoria professionale della psicologia dell'emergenza.

GRAZIE A TUTTI I PARTECIPANTI PER AVER VOLUTO CONDIVIDERE PER QUESTI TRE GIORNI LAVORO INTENSO, PIOVOSE NOTTI IN TENDA, UNA FORTE PASSIONE E MOLTI, IMPORTANTI, "SPAZI DI PENSIERO".
E' STATO DAVVERO UN EVENTO "STORICO" PER IL NOSTRO SETTORE, ED UN'ESPERIENZA PIACEVOLE E FORMATIVA; SICURAMENTE DA RIPETERE, E MAGARI AD INTERVALLI FISSI !

Una parola deve poi essere spesa per l'organizzazione impeccabile del Campo, curata con grandissima competenza dai volontari del Nucleo Volontari Alpini (NUVOLA), della Protezione Civile e dalla Croce Rossa Italiana del Trentino, cui vanno i sentiti ringraziamenti di tutti i partecipanti per aver permesso la realizzazione concreta di questo Campo.
Le vere e proprie "standing ovations" a cuochi e volontari, con lunghi applausi di centinaia di partecipanti ad ogni pranzo e cena, hanno testimoniato l'altissima qualità del vitto, che era decisamente più da "ristorante", che da "campo addestrativo".

Un ringraziamento particolare va a chi ha lavorato "stakhanovisticamente" dietro le quinte: tutto il Comitato Organizzatore, che per mesi (ed in particolare nelle ultime settimane) ha lavorato intensamente e gratuitamente per riuscire ad organizzare e coordinare tutto quanto. In particolare, Giovanna Endrizzi ha coordinato tutta la complessa attività di Segreteria, dedicandovisi giorno e notte assieme alla sua squadra sia nelle settimane precedenti che per tutta la durata del Campo-Scuola.

Ed a Luigi Ranzato va il merito speciale di aver saputo "immaginare", organizzare e realizzare questo evento così fuori dall'ordinario, curandone la regia con la collaborazione diretta di PxP Trentino ed il supporto di tutta la Federazione Nazionale di Psicologi per i Popoli.
Grazie davvero a tutti !

Allo stesso tempo, gli psicologi dell'emergenza italiani hanno dimostrato di saper essere... disciplinati e adattabili: nessun problema e grande collaborazione da parte di tutti, decine di psicologi armati di ramazza e secchio che hanno fatto le loro corvée di pulizie senza un lamento e con efficienza svizzera :-), partecipazione massiccia e puntuale a tutte le esercitazioni.
Insomma, una bella prova di maturità ed impegno per tutti i partecipanti.

Se volete condividere pensieri, idee, riflessioni, commenti sul Campo, basta cliccare come al solito sul tasto "commenti" in fondo ad ogni post del blog.

Nei prossimi giorni e settimane, su questo blog verranno inseriti commenti ed approfondimenti e sintesi concettuali su quanto emerso al Campo, cercando di continuare il dialogo "collettivo" iniziato già alcune settimane fa.

Ricordo inoltre a tutti che il sito ufficiale dell'Associazione Organizzatrice, Psicologi per i Popoli (http://www.psicologiperipopoli.it) riporterà probabilmente a breve ulteriori informazioni, commenti e contributi del "post-Campo".

Alla prossima edizione ! :-)

07 settembre 2006

"CRITERI DI MASSIMA"

SONO STATI FINALMENTE PUBBLICATI IN GAZZETTA UFFICIALE I "CRITERI DI MASSIMA SUGLI INTERVENTI PSICO-SOCIALI DA ATTUARE NELLE CATASTROFI", L'ATTESO DOCUMENTO-QUADRO SULL'INTERVENTO PSICOLOGICO IN EMERGENZA.

G.U. n. 200 del 29/08/2006.
Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 giugno 2006
"Criteri di massima sugli interventi psico-sociali da attuare nelle catastrofi"


Lo si trova in evidenza sulla pagina http://gazzette.comune.jesi.an.it/index.html, oppure per 60 giorni in http://www.gazzettaufficiale.it/index.jsp cliccando di seguito: Serie Generale, n. 200 del 29-08-2006.


Si accompagna alla notizia una breve analisi, che è stata da poco ricevuta dal Blog.



"La Direttiva emanata dalla Presidente del Consiglio dei Ministri 13 giugno 2006 rappresenta una tappa importante nel processo di legittimazione e organizzazione degli interventi psicosociali da parte del Dipartimento di Protezione Civile. L'importanza ed alcune criticità di tale processo vanno tuttavia letti su più livelli interpretativi.

1) IMPORTANZA:

A) Sul piano formale e giuridico, questa direttiva rappresenta un significativo completamento attuativo della precedente direttiva emanata nel 2001 (1) con la quale "l'assistenza psicologica" veniva collocata all'interno della cosiddetta FUNZIONE 2 (Assistenza sanitaria e veterinaria, assistenza sociale). Una principio importante perché per la prima volta in Italia veniva prevista l'ASSISTENZA PSICOLOGICA in caso di catastrofi. Con questa nuova direttiva si può dire concluso il processo di legittimazione della psicologia e della psichiatria negli scenari dell'emergenza e colmato il divario che esisteva tra l'Italia e gli altri paesi occidentali;

B) Sul piano etico e valoriale da questa direttiva risulta un riconoscimento esplicito dei bisogni psicosociali degli individui e delle popolazioni colpite da calamità e disastri e del loro diritto ad essere soccorse anche rispetto a questa dimensione individuale e comunitaria. Ma anche sui bisogni psicosociali dei soccorritori viene posta una nuova attenzione e previsto un aiuto specifico;

C) Sul piano operativo, per la prima volta vengono indicate alle regioni modelli organizzativi che sollecitano la presenza effettiva e non virtuale delle professioni psy (psicologi e psichiatri) del servizio sanitario sullo scenario dell'emergenza accanto ad altri operatori sanitari;

D) Sul piano culturale si deve segnalare l'attenzione posta alle iniziative di formazione degli individui e delle comunità a scopo preventivo;

E) Infine sul piano tecnico-professionale risulta interessante la proposta di un triage psicologico e la sottolineatura data alla preparazione e formazione specifica dei professionisti psicologi e psichiatri dell'emergenza.

2) CRITICITA':

A) La collocazione dell'assistenza psicologica nell'area della Funzione 2 (Sanità), se risulta importante per gli aspetti clinici e psichiatrici, nella pratica operativa rischia d'essere inibente per tutti quegli aspetti non clinici che vengono inclusi dal termine psicosociale e che rappresentano la maggiore espressione dei bisogni dopo un disastro e degli interventi di sostegno agli individui e alle comunità;

B) In questi anni, soprattutto a livello territoriale (Regioni, Province, Comuni) sono state esperimentati e riconosciuti attraverso il volontariato professionale degli psicologi modelli organizzativi forse più duttili ed efficienti di quelli che si potrebbero realizzare con le costituende Equipe Psicosociali dell'Emergenza in ambito del Servizio Sanitario Pubblico notoriamente ancora appesantito da burocrazie, carenza di risorse, conflitti di potere...

C) La possibile integrazione del personale dipendente con "ulteriori risorse identificate nell'ambito di associazioni di volontariato, enti locali, ordini professionali, etc." risulta del tutto convincente, ma l'indicazione appare ancora alquanto vaga e di difficile attuazione pratica;

D) Nell'uso della terminologia "psicosociale", "psicologica", "psichiatrica", appare una certa ambiguità rispetto ai contenuti e alle attività;

E) L'utilizzo della sigla PSIC nella casacca verde potrebbe non essere né di facile lettura né di chiara identificazione: meglio sarebbe stato riservare "psicologo" agli psicologi e "psichiatra" agli psichiatri;

In conclusione ci si augura che questi indirizzi operativi nazionali trovino nelle Regioni non solo una accoglienza sui principi e sui valori, ma anche un'attuazione operativa ed organizzativa più coerente con le positive esperienze effettuate in questi anni, soprattutto nel volontariato professionale degli Psicologi.

(1) Decreto del Ministero dell'Interno 13 febbraio 2001, G.U. n. 81 del 06.04.2001, "Criteri di massima per l'organizzazione dei soccorsi sanitari nelle catastrofi" (Comunicato n.116, Supplemento G.U. n.109 del 12 maggio 2001) con la quale si enunciavano (in forma di principio) all'interno della FUNZIONE 2 (Assistenza sanitaria e veterinaria, assistenza sociale) le "attività di assistenza psicologica e di assistenza sociale alla popolazione" che comprende "assistenza psicologica, igiene mentale, assistenza sociale, domiciliare, geriatrica".
Un anticipo dell'attuazione di tale principio della necessaria "assistenza psicologica" lo si può tuttavia già riscontrare in un altro documento applicativo della Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 6 aprile 2006 (G.U. n.87 del 13 aprile 2006): "Indicazioni per il coordinamento operativo di emergenze dovute ad incidenti stradali, ferroviari, aerei e di mare, ad esplosioni e crolli di strutture e ad incidenti con presenze di sostanze pericolose" (G.U. n.101 del 3 maggio 2006)".

25 agosto 2006

Commenti

Buondì a tutti,

gli spazi tematici stanno iniziando ad animarsi, con i primi contributi ed i primi ("densi" !) commenti.
Ricordo a tutti che la partecipazione e l'invio di commenti è libera per tutti i lettori del Blog; per leggere i Commenti degli altri ed inviare i propri è sufficiente cliccare sul piccolo link in bianco "Comments", presente sotto ogni spazio di discussione.

Buon lavoro,
Luca

17 agosto 2006

Laboratorio 11: "L'intervento psicologico di emergenza nel contesto degli interventi di P.C. Lezioni apprese dopo l'esperienza Tsunami"

Responsabile: Rita Erica Fioravanzo

Laboratorio 10: "Prepararsi all'emergenza. Le attività di prevenzione con bambini, adolescenti, adulti"

Responsabili: Rita Di Iorio, Daniele Biondo

Cari colleghi
Vorremmo avanzare alcune proposte per l’organizzazione del laboratorio n.10 "Prepararsi all'emergenza. Le attività di prevenzione nelle scuole "
Vorremmo che il laboratorio possa rappresentare per tutti i partecipanti un’occasione per presentare le proprie esperienze di educazione all’emergenza ed alla protezione civile.

A tale scopo ci sembra utile organizzare il Laboratorio con una doppia divisione interdipendente:
- per fasce tematiche (divise dal microrischio al macrorischio)

- per fascia di età (dalla prima infanzia all’età adulta)

Queste variabili sono significative nell’impostazione metodologica e tecnica delle attività.
Le due fasce tematiche sono interdipendenti nel senso che, ad esempio, l’apprendimento del comportamento corretto in caso di incendio con gli adolescenti presuppone una metodologia educativa diversa rispetto a quella da realizzare con i bambini della scuola elementare. Non vorremmo che il titolo del laboratorio escludesse le attività educative che possono essere realizzate con gli adulti all’interno, ad esempio, dei percorsi di formazione aziendale o della scuola per gli adulti (EDA) e quindi vorremmo comunicare la nostra disponibilità ad affrontare anche questo specifico target della prevenzione.

Su ognuna di questi sotto-argomenti ogni partecipante può presentare una sua esperienza (15 minuti) oppure presentare altri argomenti di proprio interesse.
Se avete creato materiali didattici, schede, strumenti per la preparazione all’emergenza questa è l’occasione giusta per presentarli.
Vi preghiamo di segnalarci in tempo (all’indirizzo e-mail: dbiondo@hotmail.com) la vostra intenzione di presentare una vostra esperienza in modo da poter preparare in tempo il programma dei lavori del laboratorio.

Noi pensiamo di organizzare per ognuno dei diversi target e per le diverse fasce tematiche schede di lavoro di gruppo. Tali momenti di lavoro comune da noi animati saranno realizzati con la stessa modalità organizzativa di un intervento a scuola, dove il gruppo rappresenta l’unità di lavoro dell’esperienza didattica. Pensiamo che il gruppo rappresenti il vero strumento mentale per affrontare l’emergenza, pur non dimenticando che la sopravvivenza sia anche una competenza individuale. Ma pensiamo che occorra costruire la competenza sociale della sopravvivenza collettiva per prepararsi efficacemente all’emergenza. Quindi contiamo di proporre ai partecipanti un’esperienza centrata sul gruppo e sulle metodologie di educazione attiva. Contiamo di presentare ai partecipanti anche gli strumenti didattici da noi prodotti: schede didattiche e pubblicazioni (dal CD “prepararsi all’emergenza”, ai diversi libri, consultare a tal proposito il sito http://www.centrorampi.it) al fine di offrire loro un modello completo di intervento dello psicologo dell’emergenza interessato a fare prevenzione.
Le pubblicazioni potrebbero essere richieste a noi (dbiondo@hotmail.com) in modo che possiamo farle avere al campo.
FATEVI VIVI!!

Un saluto, Daniele Biondo e Rita Di Iorio