08 marzo 2010

Psicologi dell'emergenza citati come esempio all'Udienza Papale

Sabato scorso si è svolta l'Udienza Papale per i volontari di Protezione Civile di tutta Italia.

Oltre settemila volontari, di tutte le associazioni ed organizzazioni del sistema nazionale di Protezione Civile, sono stati ricevuti dal Papa in San Pietro.

Nel suo saluto, il Papa ha ricordato la professionalità e la forte valenza sociale dell'impegno esplicato dai volontari anche in occasione del sisma abruzzese.

L'aspetto che riguarda gli Psicologi categoria è semplice, ma significativo al tempo stesso: Bertolaso, nel suo discorso pubblico davanti al Papa, ha voluto ricordare l'impegno di tutti i volontari di protezione civile; ma di tutte le categorie professionali che hanno lungamente partecipato agli interventi di soccorso (medici, geologi, ingegneri...), ha scelto di citarne e ricordarne esplicitamente una... ovvero, proprio gli Psicologi.

In seguito, quando il Papa ha ricevuto personalmente una piccola rappresentanza di soccorritori (un volontario per ciascuna delle principali associazioni nazionali del soccorso), si è soffermato, assieme a Bertolaso, con la collega di Psicologi per i Popoli, rimarcandole di nuovo l'apprezzamento per quanto gli psicologi del volontariato nazionale di protezione civile avevano fatto a supporto dei cittadini colpiti dal sisma.

Si è trattato di un importante riconoscimento pubblico, di alto livello e molto positivo, per tutti gli Psicologi in quanto categoria professionale; un riconoscimento di stima e d'immagine ottenuto anche grazie all'impegno di tutti i numerosi colleghi che operano volontariamente, con preparazione, discrezione e serietà, nel sistema nazionale dell'emergenza.

Luca

11 febbraio 2010

Draft DSM-V: cosa cambia per il PTSD ?

Come anticipato nel post precedente, passo ad un'analisi più dettagliata, seppur preliminare, delle evoluzioni nosografiche nel Draft del DSM-V in relazione alle tematiche di maggior interesse psicotraumatologico.

Cosa cambierebbe per il PTSD, se il Draft fosse approvato così come è ?

In rapida sintesi, ecco i principali cambiamenti nosografici:

In primo luogo, la ridefinizione di "cosa è potenzialmente traumatico".

Un tema in effetti ampiamente discusso in letteratura, a volte anche in maniera vivace. La nuova definizione, da un lato, estende i criteri definitori (ricomprendendo e chiarificando in maniera utilmente esplicita - soprattutto a fini di certificazioni medico-legali - alcuni aspetti legati ad esempio alle violenze sessuali), dall'altro amplia (molto) i criteri di esposizione indiretta. Da un lato questo è positivo, aprendosi alla ricomprensione della "traumatizzazione dello spazio rappresentazionale" e non solo dell'esposizione diretta all'evento come potenziale fattore causale; dall'altro, rischia forse di estendere un pò troppo il criterio, che così diventa molto ampio.

Poi, una ristrutturazione dei Cluster sintomatologici.

In primo luogo, trasversalmente ai tre macrocluster (Intrusione - Evitamento/Numbing - Hyperarousal), vi è una riduzione media del numero di sintomi richiesti per l'identificazione positiva della sindrome. Da un lato questo è positivo, perchè permette di evitare certe rigidità pregresse nel caso di sintomatologie palesi su quasi tutti i criteri, ma con l'assenza di un solo sintomo di sottocluster per la possibilità di porre la diagnosi formale; dall'altro, questa maggiore flessibilità clinica (in particolare per l'età evolutiva), rischia di creare un leggero rischio di falso positivo, in particolare per quanto riguarda i cluster Intrusione e Evitamento.

A questo proposito, il vecchio cluster Evitamento/Numbing è stato finalmente (e questo è ottimo) suddiviso nelle due aree funzionali di "evitamento" e di "alterazioni cognitive ed emotive significative" (ex-Numbing), forse più clinicamente e nosograficamente utili. Quest'ultima area assume tra l'altro un rilievo significativo nella "quantificazione relativa" dei sintomi positivi che sono richiesti per porre la diagnosi.

Ottimo finalmente l'inserimento chiaro e netto del discorso "self-blame" (autocolpevolizzazione), e degli stati emotivi negativi persistenti (assimilabili, seppur con molte differenze, al costrutto di "nevrosi traumatica" della scuola psicotraumatologica francese; ed in minima parte di DESNOS - vedi dopo).

Il criterio E vede due inserimenti potenzialmente molto positivi (centrali ed un pò troppo neglette finora, e forse anche focalizzate meglio nell'attenzione dei clinici dai problemi dei veterani militari statunitensi di questi anni): l'inserimento dei comportamenti "auto-distruttivi" (all'interno dei quali si potranno probabilmente annoverare o collegare anche i comportamenti di abuso di sostanze - così frequenti nelle situazioni post-traumatiche, e però non espressamente citati in collegamento a questi nel DSM, forse per il desiderio di evitare sovrapposizioni funzionali nosografiche), e la chiarificazione esplicita delle "condotte aggressive" (molto spesso espresse in ambito famigliare e sociale).

In sintesi, si tratta una ristrutturazione dei cluster in gran parte interessante e condivisibile, che va anzi finalmente a restituire un ruolo importante ad una serie di corredi sintomatologici centrali nell'osservazione clinica, ma che erano rimasti un pò in secondo piano nelle classiche schematizzazioni nosografiche.

Sulla struttura generale delle sindromi post-traumatiche: è stata eliminata la distinzione PTSD Acuto / Cronico, per la ridotta evidenza empirica di tale distinzione formale. Rimane invece il costrutto nosografico di PTSD Delayed Onset, leggermente meglio chiarito (seppur anch'esso è stato oggetto di dibattito critico-scientifiche in passato).

Non è stato introdotto invece il DESNOS (Disorder of Extreme Stress Not Otherwise Specified), che era stato proposto per l'ìnserimento alcuni anni fa: forse per la sua eccessiva "continuity" rispetto agli aspetti Borderline su Asse 2, e per il dibattito critico ancora irrisolto rispetto alla sua precisa definibilità clinica; alcuni suoi aspetti sono forse riassumibili (seppur molto parzialmente) con l'inserimento del criterio degli stati emotivi negativi persistenti.

Insomma, pur con tutti i suoi possibili limiti, sembra che il DSM-V faccia un piccolo ma significativo passo avanti nella direzione di una migliore formalizzazione descrittiva della clinica dei disturbi post-traumatici.

Un saluto,
Luca Pezzullo

10 febbraio 2010

Draft del DSM-V

News importante: da oggi è online il draft del futuro DSM-V, il manuale statistico e diagnostico dell'APA, che dovrebbe sostituire l'attuale DSM-IV-TR nel 2013.

Sono liberamente accessibili le bozze dei nuovi criteri diagnostici proposti per tutte le aree cliniche, con una descrizione del razionale delle modifiche previste, ed un confronto sinottico con i rispettivi criteri del DSM-IV.

DSM-V Draft

Una lettura indubbiamente importante, per l'impatto che il DSM ha sulla pratica e la ricerca clinica in tutte le aree della psichiatria, della psicologia clinica, della psicodiagnostica.

In particolare, per quanto concerne l'interesse diretto dei professionisti della psicotraumatologia, sono proposte anche una serie di modifiche ai criteri di ASD e PTSD, che sono consultabili ai link di seguito.

Acute Stress Disorder

Post Traumatic Stress Disorder

Prossimamente, posterò sul blog un'analisi tecnica delle differenze proposte in questo ambito, con una comparazione dei criteri di merito DSM-IV vs. DSM-V.

Un saluto a tutti,
Luca Pezzullo

31 gennaio 2010

Aggiornamenti ed approfondimenti su Haiti

Per chi vuole seguire i seri ed importanti aggiornamenti del TIME sul terremoto di Haiti (con un'ampia copertura informativa, fotografica, video, di interviste ed analisi di approfondimento su tutte le fasi di early intervention/recovery), è online il loro Speciale completo, estremamente vasto e ben curato:

TIME - Haiti

Luca

27 gennaio 2010

Giorno della Memoria

Solo due righe, per ricordare ciò che non si deve mai dimenticare.

E per chi vuole poi unire "pensieri" al ricordo, il Trauma Project dell'Università di Yale si occupa specificatamente di condurre ricerche cliniche di ampio respiro sul tema del trauma collegato ad eventi genocidari.

Luca

23 gennaio 2010

Haiti e l'azione umanitaria internazionale

Ad una decina di giorni dal sisma, la prima fase di risposta immediata ed attività di Search and Rescue è giunta a termine; gli entry team dei vari paesi/NGO stanno per iniziare la rotazione in teatro operativo a favore dei team di seconda risposta (più strutturata e strutturale), e - pur sempre in una situazione di coordinamento transazionale generale complessa e ricca di difficoltà - sta iniziando la transizione verso la fase di early recovery.

Il supporto internazionale si sta implementando in maniera progressivamente più strutturata, e dovrà rinforzarsi significativamente soprattutto sul tema dell'assistenza sanitaria, della continuità delle cure nel medio termine per le decine di migliaia di feriti ed invalidi, e della riorganizzazione dei servizi essenziali di WatSan e Food Security; assetti preliminari al passaggio alla fase di recovery vera e propria, con l'avvio della ricostruzione (infrastrutturale, economica e sociale), che probabilmente richiederà molti anni ed una continuità di sforzi ben mirati da parte della comunità internazionale.

Tali attività saranno ovviamente possibili solo all'interno di una adeguata cornice di sicurezza operativa che per adesso, nonostante gli sforzi dei peacekeepers delle Nazioni Unite e delle Forze Armate Statunitensi, rimane ancora labile in molte zone.

Passata la fase di risposta immediata, si inizia anche a parlare della necessità di un supporto psicologico e psicosociale per la popolazione, con particolare enfasi per i minori e per l'avvio della ricostruzione sociale nelle comunità colpite. Sono necessari quindi interventi specificatamente di tipo psicosociale, a livello gruppale e comunitario; e non solo interventi "trauma-centrici" a livello individuale, come a volte si tende erroneamente a pensare.

In questo frangente, l'intervento di molte ONG/NGO è stato fondamentale, sia per capacità tecnica espressa che per tempestività e abnegazione dei propri operatori. Molti dei team di prima risposta delle principali ONG internazionali hanno saputo esprimere una capability straordinaria, ed assolutamente necessaria.

Ciò nonostante, secondo l'ultimo editoriale del prestigioso The Lancet, una delle principali riviste mediche del mondo, sono stati percepibili anche in questo ultimo avvenimento alcuni "segnali" importanti e non del tutto positivi nell'ambito del mondo dell'assistenza umanitaria internazionale.

Si tratta di un tema assai complesso, e del resto già ripetutamente emerso negli ultimi anni nel dibattito internazionale di settore. Rinvio quindi per gli interessati all'articolo originale del Lancet (di una sola, densa, pagina): l'accesso è libero, basta registrarsi qui.

Luca

19 gennaio 2010

Haiti - 2

Ad una settimana dal violentissimo sisma di Haiti, lo scenario logistico ed organizzativo dei soccorsi è ancora molto complesso.

Le Forze Armate Statunitensi stanno svolgendo un importante ruolo di coordinamento de facto delle infrastrutture logistiche e della distribuzione degli aiuti, ed assieme ai peacekeepers del MINUSTAH (la missione dell'ONU ad Haiti) garantiscono una non facile cornice di sicurezza anche agli operatori delle ONG e delle organizzazioni di soccorso intervenute da tutto il mondo.

Il quadro della fase di rescue è comunque ancora assai delicato e frammentario. Anche la forbice nelle diverse stime delle vittime è ancora ampia, tra i 50.000 circa del CICR ed i 150.000 e oltre delle Forze Armate USA.

Il quadro sanitario è inoltre complicato dalle ingenti problematiche WatSan (Water and Sanitation), che nella fattispecie sono di particolare complessità, e dalle difficoltà persistenti nel garantire la catena logistica della distribuzione di acqua e cibo sul territorio. Il quadro di sicurezza è poi ancora molto precario, in particolare in alcune zone, ed il governo locale sembra in seria difficoltà nell'azione di organizzazione generale degli aiuti.

La solidarietà internazionale è stata comunque impressionante, ed i soccorsi giunti sono stati tempestivi e professionali; il vero problema emerso in questa occasione è stata la difficoltà nel coordinamento sovranazionale generale degli aiuti e delle attività di soccorso alla popolazione, che in questo caso è in buona parte mancato (con conseguenze disfunzionali sulla fluida gestione degli aiuti, soprattutto nei primi, critici, giorni). E' un tema di riflessione importante per la comunità internazionale - statale, transnazionale e delle ONG - dei soccorsi.

Per quanto riguarda il supporto psicosociale: molti colleghi psicologi stanno generosamente dando una disponibilità di merito. In realtà, al momento e nel brevissimo termine, i principali beneficiari di supporto Psi- possono e devono essere soprattutto i soccorritori, gli expats di rientro, e le famiglie degli expats deceduti/dispersi. Gli interventi diretti di sostegno psicologico per la popolazione, oltre che estremamente difficili e complessi da un punto di vista organizzativo, logistico e di sicurezza, sono al momento meno urgenti di interventi di supporto primario. Non che la centralità del "caring emotivo e psicosociale" non sia di assoluto rilievo (si vedano anzi le ben note linee-guida IASC sul supporto psicosociale connesso col sostegno rivolto ai bisogni primari); ma in questo momento, per essere chiari, la questione fondamentale non è ovviamente l'andare in tutta fretta ad Haiti a "far debriefing" in senso generalizzato.

Sarà invece fondamentale un supporto psicosociale qualificato e "ben pensato" nella cooperazione internazionale alla ricostruzione, da esplicare nel medio-lungo termine, e focalizzato nelle successive, delicatissime, fasi di recovery della popolazione e della società civile (e che già prima del sisma viveva una situazione assai difficile, dal punto di vista socio-economico).

Luca Pezzullo

14 gennaio 2010

Haiti

Il terribile terremoto di Haiti ha causato un enorme numero di vittime, ancora imprecisato (le prime stime affidabili sulle perdite, solitamente, vengono definite non prima di circa 96 ore dall'evento, in contesti similari), in uno dei paesi già più poveri del mondo.

A livello internazionale, vi è stata una forte attivazione di soccorso, sia da parte di governi che di ONG; attività che è comunque di non facile implementazione, per via degli enormi problemi logistici, organizzativi e di sicurezza che sono legati all'evento ed al suo contesto.

La Task-Force dell'Unione Europea di Protezione Civile ha già proiettato in teatro i primi team di valutazione, e sta avviando il coordinamento delle attività ed azioni operative delle varie Protezioni Civili Nazionali. Dall'Italia è già partito un aereo del DPC, con personale sanitario e di primo assessment tecnico.

Allo stesso modo Medici Senza Frontiere, la Croce Rossa Internazionale ed altre ONG hanno avviato le loro procedure di emergenza internazionale, per garantire l'invio di team sanitari sul luogo nel periodo-finestra delle prime 72 ore (che sono quelle critiche per il supporto acuto).

A livello operativo, per chiunque sia interessato a dare un contributo economico, si ricorda l'assoluta necessità di NON versare soldi al primo gruppo che si presenta "a batter cassa": a livello internazionale, sono già state segnalate purtroppo le prime frodi degli "sciacalli del dolore", che hanno messo online dei siti-civetta per raccogliere soldi sfruttando l'onda emotiva dell'evento.

Favorite, sempre e solo, ONG e associazioni internazionali ben conosciute ed affidabili (MSF, ActionAid, etc.), e solo ai riferimenti indicati sui loro siti ufficiali.

Per altre informazioni, e riferimenti sugli interventi di soccorso, qui c'è la pagina dedicata dell'International Society for Traumatic Stress.

Un saluto,
Luca Pezzullo

12 gennaio 2010

Leggete lo spagnolo ?

Leggete lo spagnolo ?

Bene; allora avete a vostra disposizione, online e gratuitamente, un'ottima rivista di psicologia dell'emergenza e del trauma, già ben conosciuta nel contesto iberico e latino-americano:
Cuadernos de Crisis.

I Cuadernos presentano, in media ogni 6 mesi, una serie di interessanti articoli su vari aspetti della psicotraumatologia, della psicologia dell'emergenza, e del supporto psicosociale nelle situazioni di crisi.

Le riflessioni teorico-metodologiche condotte nei più diversi contesti applicativi presentano spesso profili di stimolo concettuale non banale.

Inoltre, ottimo vantaggio, è liberamente disponibile anche l'archivio dei numeri precedenti, con i relativi .pdf integrali... buona lettura !

Luca Pezzullo

09 gennaio 2010

Buon 2010

Buon 2010 a tutti !

Iniziamo i post del nuovo anno, non solo confermando il ritmo di aggiornamento più frequente dei contenuti (nel 2010 ci sarà un'estensione delle tematiche trattate, e dei loro aspetti sia accademici che applicativi nell'area dell'emergenza, del rischio e della sicurezza); ma anche con un invito a tutti i colleghi psicologi a votare per le elezioni del proprio Ordine professionale, che si tengono in questo fine settimana. Indipendentemente da chi si vota, è fondamentale esercitare il diritto-dovere del voto ordinistico !

Tornando a temi di contenuto... ecco il primo link suggerito dell'anno: le riflessioni di Bruce Schneier, uno dei "guru" della sicurezza a livello internazionale sui problemi della psicologia della sicurezza.

Schneier è un informatico e crittografo; ma alcune delle sue brillanti riflessioni sono di particolare pertinenza ed interesse per tutti i colleghi che si occupano di temi legati al rischio, alla safety ed alla security.

Un saluto a tutti, a presto,
Luca Pezzullo

18 dicembre 2009

Report dal Convegno di Padova

Qualche telegrafico commento a caldo dal Convegno di Padova, organizzato dall'Ordine degli Psicologi del Veneto, e citato nel post precedente.

Ottima l'affluenza, partecipazione intensa, interventi interessanti.

Gran parte dei partecipanti hanno operato in Abruzzo come psicologi, integrati in alcune delle diverse associazioni o Enti che hanno fornito una competenza di supporto psicologico nei mesi dell'emergenza.

Interessante il confronto che si è venuto a creare, e la poliedricità degli interventi, che hanno illuminato diversi aspetti (teorici, operativi, organizzativi e di ricerca) dell'emergenza psicologica in Abruzzo.

E' emersa, trasversalmente a tutti gli interventi, l'assoluta centralità e necessità di un approccio integrato, che unisca in maniera profonda le dimensioni cliniche e psicosociali: in emergenza non si va solo a "curare traumi", ma anche e soprattutto a ridefinire e rinarrare legami sociali interrotti, a prendersi cura di affetti indicibili, a ricostituire spazi di pensiero - laddove il pensiero sembra venir eluso dalla violenza incomprensibile dell'evento critico.

Un ruolo complesso, quello dello psicologo dell'emergenza, che "costringe" a ripensarsi, da un punto di vista professionale, in maniera molto più completa, complessa e trasversale.

Sono state presentate alcune intense testimonianze di colleghe Aquilane, ed utili punti di sintesi sono emersi dagli interventi di alcuni dei coordinatori delle diverse associazioni coinvolte, così come della Funzione 2 del DPC. Ottimi anche gli interventi degli psicologi di comunità dell'Università di Padova, che hanno contribuito al Convegno con una ricerca interessante sui colleghi che hanno operato in Abruzzo; pregevoli le riflessioni dell'Assessore Fecchio (Assessore Provinciale alla Protezione Civile), che ha sottolineato con chiarezza la rilevanza della dimensione relazionale nella preparazione dei Volontari di PC.

Insomma, una bella giornata di lavoro corale, in cui la "babele" degli approcci, delle sigle, dei gruppi ha potuto confrontarsi unitariamente.

Come diceva Jimi Hendrix: non esistono stili musicali diversi, esiste solo buona musica o cattiva musica.
Allo stesso modo, non contano le diverse "sigle" che abbiamo cucito sulle nostre magliette: conta, alla fine, il saper fare insieme della buona psicologia, e non della cattiva psicologia.
Oggi è stato un momento di buona psicologia, e questo è l'importante :-)

Luca Pezzullo

14 dicembre 2009

Convegno a Padova

Vi segnalo il Convegno di Psicologia dell'Emergenza che si terrà nei prossimi giorni a Padova:

Catastrofi: l’emergenza e la comunità.
Quali ruoli e quali competenze per gli psicologi?


Il Convegno si terrà a Padova, venerdì 18 Dicembre 2009, dalle ore 9.00 alle ore 18.00, presso il Centro Conferenze della Camera di Commercio, Piazza Zanellato Padova

Maggiori informazioni e link per le iscrizioni (il convegno è gratuito) qui:

Ordine del Veneto

Un saluto,
Luca

28 novembre 2009

Formare con i video

Un post sintetico... ecco un interessante video su Youtube messo a disposizione dai programmi formativi CERT statunitensi (simili ai nostri corsi per volontari di Protezione Civile), focalizzato proprio sulla psicologia dell'emergenza; o meglio, finalizzato a fornire ai volontari non-psicologi una competenza di base sui principali aspetti emotivi del lavoro in situazione di crisi.

Il video (in inglese) è di ben 45 minuti, e, nonostante alcune (ovvie) semplificazioni, fornisce in maniera efficacia ad un pubblico "laico" una serie di indicazioni di base utili e interessanti.

In Italia non abbiamo ancora materiali di questo genere, che (laddove correttamente implementati) possono presentare interessanti aspetti di efficacia informativa e di "potenziale di disseminazione" delle tematiche emergenziali ad un pubblico più ampio di volontari del soccorso.

Nulla ovviamente sostituisce (o anche solo si avvicina) alla formazione sul campo, ma il ruolo di informazione/sensibilizzazione che potrebbero avere programmi informativi/formativi di questo tipo, sperimentando anche con i nuovi media, è forse utilmente esplorabile.

Luca

15 novembre 2009

Convegno: L'intervento degli psicologi nelle emergenze - l'esempio del terremoto in Abruzzo

Segnalo volentieri il Convegno che si terrà fra pochi giorni a Lodi, presso la sede della Provincia, organizzato da Psicologi per i Popoli e con il patrocinio della Azienda Ospedaliera di Lodi, della Provincia di Lodi e dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia

"L'intervento degli psicologi nelle emergenze: l'esempio del terremoto in Abruzzo"


21 NOVEMBRE 2009
dalle ore 9.00 alle ore 13.00
c/o Sala Chiesetta – Sede della Provincia di Lodi
via Fanfulla n° 14 - Lodi

Riporto il programma del Convegno:

ore 9.00 - Registrazione partecipanti
ore 9.30 - Saluto delle autorità:
Prof. Enrico Molinari - Presidente Ordine degli Psicologi della Lombardia
Dott. Riccardo Telleschi - Direttore U.S.C Psicologia Aziendale - A.O. della Provincia di Lodi
Dott.ssa Maria Grazia Silvestri - Direttore Dipartimento Prevenzione - A.S.L Provincia di Lodi
Dott. Giuseppe Ciccone - Presidente Comm. Europea per la Medicina d'Emergenza Urgenza e delle Catastrofi

Ore 10,00 – Apertura lavori
Dott.ssa G. Gambardella, Presidente Psicologi per i Popoli - Lodi

Ore 10,15 - Psicologia dell'emergenza : attualità e prospettive dopo l'esperienza abruzzese
Prof. Fabio Sbattella, Presidente Psicologi per i Popoli - Milano, Responsabile Unità di ricerca di Psicologia dell'emergenza della Università Cattolica di Milano

Ore 11,00 – Pausa
Ore 11,15 - Il supporto psico-sociale nelle emergenze internazionali : le linee guida IASC
Dott. Paolo Castelletti, Presidente Psicologi per i Popoli- Nel Mondo

Ore 12.00 - Tra il dire e il fare: l’esperienza dello psicologo sul campo in emergenza
Dott. Francesco Dell'Orco, psicologo, capogruppo squadra psicologi di Psicologi per i Popoli - Lodi, intervenuti in Abruzzo dal 9 al 16 maggio 2009

Ore 12.30 - Discussione

Il programma appare di particolare rilievo, sia per l'ottimo livello istituzionale dello stesso, che per l'integrazione tra analisi di aspetti esperienziali-operativi, e la loro contestualizazione in un'ampia prospettiva di elaborazione teorica, derivante dal confronto con le linee-guide di settore più accreditate a livello internazionale per l'intervento psicologico e psicosociale nelle emergenze: le Guidelines dello IASC, sviluppate recentemente dalle Nazioni Unite, ed a cui l'organizzazione degli interventi di "Psicologi per i Popoli" in Abruzzo si è significativamente attenuta.

Un'ottima occasione, dunque, per confrontarsi teoricamente in merito, e costruire preziosi "spazi di pensiero" sull'attività svolta dalle centinaia di colleghi volontari che hanno operato in occasione del Sisma abruzzese.

Un saluto,
Luca Pezzullo

Assetti epidemiologici nel personale militare Statunitense impegnato in teatro operativo

E' appena uscito, sul Washington Post, un interessante articolo sugli aspetti epidemiologici di stress e trauma relativo al personale militare statunitense impiegato in Iraq e Afghanistan.

Come noto, da molti anni il sistema militare Statunitense ha sviluppato ed implementato una serie di misure di prevenzione e gestione dello stress traumatico cui spesso sono sottoposti i militari impegnati in teatro operativo.
Il modello originale, sviluppato a partire dalla prima metà degli anni '90, si è ulteriormente articolato durante i primi anni di guerra in Iraq ed Afghanistan, ed ha prodotto quello che è universalmente riconosciuto come un notevole miglioramento dei protocolli operativi di merito, ben rappresentati da quel "reference text" che è la Iraqi War Clinician Guide, giunta alla sua seconda edizione, e rilasciata pubblicamente dal NCPTSD (recentemente citato in questo blog).

Nonostante tali sforzi organizzativi e clini, emergono tuttora frequenti situazioni preoccupanti da un punto di vista epidemiologico, visto l'elevato numero di eventi post-traumatici riportati in letteratura, a volte con esito critico (atti di violenza, suicidi, divorzi, gravi difficoltà psicopatologiche, etc.).

Il Washington Post ha appunto riportato un'analisi dell'U.S. Army, secondo cui il tasso di difficoltà psicologiche tra i militari operanti in Afghanistan (molti dei quali al terzo o quarto periodo di servizio sul campo) ammonterebbero a più del 20% del totale dei soldati impiegati; un rateo maggiore anche dei tassi di problematiche psicologiche rilevate nei loro colleghi impegnati sullo scenario Iracheno. Tali tassi sembrano anche essere associati ad una riduzione del morale delle truppe.

I vertici dell'U.S. Army, che al momento della "survey" aveva in teatro operativo 43 ufficiali psicologi, hanno quindi deciso di svolgere una serie di interventi di miglioramento del supporto psicologico e psichiatrico: svolgere regolarmente i relativi monitoraggi; portare ad oltre 100 gli specialisti di salute mentale presenti sul campo (con particolare riferimento alle unità "Combat", ovvero quelle direttamente coinvolti nei confronti armati); enfatizzare e rinforzare i programmi di formazione per la prevenzione delle condotte suicidarie; facilitare l'accesso a modalità di coping (dalla possibilità di uso di internet - utile anche per rimanere in contatto con le proprie famiglie lontane), alle opportunità di regolare attività fisica anche per i reparti logistici o di supporto.

Qui l'articolo originale.

Luca Pezzullo

06 novembre 2009

La strage di Fort Hood

A volte scrivere commenti è difficile. Nella fattispecie, la strage di ieri nella base militare statunitense di Fort Hood, nel Texas, dove uno psichiatra militare ha ucciso 13 commilitoni e ne ha feriti un'altra trentina, lascia indubbiamente esterrefatti.

Soprattutto perchè lo psichiatra in questione operava nella caserma appunto in qualità di specialista psicotraumatologo, occupandosi espressamente dei disturbi post-traumatici dei militari veterani di Iraq e Afghanistan.

Dagli articoli di diversi giornali internazionali di oggi, emergerebbe un profilo di personalità complesso, e si intuiscono una serie di retroscena personali non certo semplici; qualcuno ipotizza anche una forma atipica di "traumatizzazione vicaria", legata al suo lavoro clinico pluriennale con i reduci presso il Walter Reed (il principale ospedale militare statunitense), e che avrebbe accentuato le sue già pre-esistenti dimensioni personali di forte rifiuto e paura per una prossima assegnazione in Iraq; quella dell'omicidio di massa sarebbe però in effetti una reazione estremamente anomala, pur nella complessità delle espressioni cliniche delle reazioni di trauma vicario, e probabilmente si è qui di fronte a problematiche pregresse assai più complesse.
Ulteriori approfondimenti di merito, sul tema della traumatizzazione vicaria nei professionisti di settore, sono reperibili qui, ed un nuovo articolo - ben focalizzato sul tema del PTSD e del trauma vicario - del TIME è reperibile qui.

Rimane comunque una situazione inquietante, ed è solo intuibile la complessità e difficoltà, nel vissuto dei "fellow soldiers" sopravvissuti, dell'elaborazione del "vissuto impensabile" che il loro "curatore di anime" sia improvvisamente diventato un "persecutore reale".

Luca Pezzullo

29 ottobre 2009

Resilienza: un convegno a Milano

Il prossimo 20 novembre, presso l'Università Cattolica di Milano, si terrà un interessante convegno interdisciplinare sul tema della "resilienza psicologica".

Come è noto, nell'ambito della psicologia dell'emergenza il costrutto teorico di "resilienza" riveste un ruolo centrale, in relazione alla capacità di adattamento del singolo e delle comunità davanti a situazioni critiche (sia acute che croniche).

Il costrutto di "resilienza psicologica" presenta delle importanti innovazioni teorico-operative rispetto ai vecchi modelli di "robustezza psicologica", tipiche degli anni '70-'80 (come, ad esempio, il classico costrutto di Hardiness proposto da Kobasa).

La resilienza non implica solo la capacità di "reggere frontalmente" ad impatti emotivi critici, ma soprattutto la possibilità di adattarvisi flessibilmente, ripristinando nuove forme adattative di equilibrio personale e psicosociale nel post-evento. Un costrutto complesso, quindi, che può essere applicato sia in ambito individuale che psicosociale (ad esempio, quando si analizzano le forme e modalità del "ripristino" funzionale di una comunità sociale colpita da un disastro).

Il convegno di Milano cercherà di evidenziare diversi punti di merito, con la partecipazione di numerosi esperti delle diverse discipline scientifiche che, trasversalmente, si occupano di questo importante ambito di ricerca.

Qui si possono trovare informazioni e programma dettagliato.

Un saluto,
Luca Pezzullo

22 ottobre 2009

I nuovi corsi PTSD 101

Come accennavo tempo fa su questo blog, il National Center for Post-Traumatic Stress Disorder (il principale centro di ricerca clinica e scientifica sui disturbi post-traumatici del Governo Statunitense), aveva iniziato la predisposizione di materiali formativi ed informativi di tipo professionale, in merito alle varie articolazioni cliniche del PTSD (assessment, intervento, epidemiologia, etc.).

Finalmente, sono stati messi online numerosi moduli formativi - aggiuntivi rispetto ai primi moduli dimostrativi - liberamente scaricabili dal sito del NCPTSD.

I moduli sono in inglese, in formato Flash e/o Powerpoint, e con la possibilità di scaricarsi le trascrizioni testuali degli stessi in formato .pdf.

Si tratta di un'ottima serie di materiali informativi, pensati per i professionisti del settore della salute mentale interessati ad introdursi al tema del PTSD e del suo inquadramento clinico.

Tre ovvi caveat:

1) Il materiale è ampio, ben articolato, e di ottimo livello; ma ovviamente è pensato per un contesto statunitense (molti dei dati epidemiologici, i riferimenti ad aspetti organizzativi del sistema sanitario, etc.); ovviamente, in contesti europei ed italiani tali dati vanno rimodulati e ricontestualizzati di conseguenza.

2) Il modello teorico di riferimento è - strettamente - quello cognitivo-comportamentale anglosassone, con i suoi pregi ma anche con le sue possibili limitazioni operative.

3) I materiali formativi sono prevalentemente relativi al tema della "psicotraumatologia", e non della "psicologia dell'emergenza".
Come è ben noto, i due temi ovviamente non sono equivalenti: laddove la psicotraumatologia è l'intervento psicoterapeutico specialistico a fronte di disturbi post-traumatici clinicamente strutturati, la psicologia dell'emergenza (di cui prevalentemente di occupa questo blog) consiste nel più ampio e trasversale intervento psicologico (a livello individuale, gruppale, comunitario) in situazioni "acute", sia di tipo clinico che psicosociale (e quindi, anche in contesti in cui non si sia ancora ben strutturato un disturbo post-traumatico da stress secondo i criteri del DSM).

Precisato questo, buona esplorazione dei materiali del NCPTSD !

Luca Pezzullo

15 ottobre 2009

Fare il punto sull'Abruzzo: i colleghi lombardi ne parlano

Il terremoto in Abruzzo è stato un complesso banco di prova della professionalità e capacità operativa della psicologia dell'emergenza italiana.

Nel complesso, si può valutare come assai importante e positivo il contributo degli psicologi volontari italiani, che si sono avvicendati nei teatri operativi del "cratere" Aquilano per molti mesi.

I non semplici aspetti operativi, teorico-tecnici, organizzativi e gestionali che caratterizzano un evento di tale articolazione e complessità hanno dimostrato che una forte preparazione specifica, frequenti esercitazioni realistiche sul campo, un addestramento integrato ed un'adeguata conoscenza reciproca "in tempo di pace" con le unità di Protezione Civile rappresentano le "chiavi di lavoro" che garantiscono una qualità elevata per l'impegno degli psicologi nelle maxiemergenze.

Le principali organizzazioni di settore stanno ora valutando, in fase di chiusura dell'attività "critica e post-critica" (anche se ovviamente molto rimane da fare sul versante del "ripristino" della normalità, anche e soprattutto da un punto di vista psicosociale), le "lezioni apprese" di tipo scientifico-professionale.

Un interessante incontro di discussione e scambio pubblico in tal senso, si terrà la settimana prossima in Lombardia. Il 24 ottobre, a Mandello del Lario (LC), si confronteranno in merito i referenti dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, i dirigenti di diverse sezioni lombarde di Psicologi per i Popoli, e diversi dirigenti del sistema dei Soccorsi:

Tutti i dettagli, dal sito dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia.

Luca Pezzullo

08 ottobre 2009

Convegno sulle persone scomparse: le sfide della psicologia dell'emergenza

Questo sabato (10 ottobre) si terrà a Belluno un interessante convegno, su un tema di particolare interesse per la psicologia dell'emergenza: il sostegno integrato alle famiglie delle persone disperse e scomparse (psicologico, legale, di ricerca e soccorso).

Il Convegno, organizzato congiuntamente dal CNSAS e da Penelope Italia, si terrà presso l'Auditorium Comunale di Belluno, dalle 9.00 alle 13.00; maggiori informazioni, programma, e relativa locandina qui e qui.

Il "trauma" del lutto "inelaborabile" di un parente che "scompare", e che da un giorno all'altro cessa di essere presente alla sua rete sociale e famigliare, è molto particolare, e si differenzia da altri tipi di sofferenza emotiva proprio per l'indeterminatezza che lo caratterizza.

La separazione simbolica dal soggetto assente diviene impossibile "in assenza di una presenza" (di un corpo, una certezza di morte, un'informazione che confermi la chiusura simbolica del percorso affettivo-relazionale).

L'ambivalenza di speranza e angoscia che quindi caratterizza queste situazioni, e che impedisce - anche dopo molto tempo dalla scomparsa - di avviare un'elaborazione adeguata del significato dell'evento, o del possibile lutto, lo rendono una situazione molto anomala anche per il clinico esperto.

Al contempo, la necessità di focalizzare le ineludibili dimensioni sistemico-relazionali, assai complesse, che sono tipiche di queste situazioni, rende necessaria una preparazione vasta ed articolata per i colleghi che se ne intendono occupare (la classica formazione psicotraumatologica individuale, insomma, se troppo rigida, per certi aspetti rischia di mostrare dei limiti funzionali davanti a situazioni così specifiche e complesse).

Su un altro versante, l'occasione del Convegno è utile per riflettere su quelli che possono essere, tangenzialmente, anche dei contributi "non strettamente clinici" della psicologia all'attività di ricerca di persone scomparse. Ad esempio, lo studio dei pattern abituali di "wayfinding" ed orientamento spaziale di pazienti con deterioramenti cognitivi, diviene di preziosa utilità per facilitare e direzionare in maniera razionale le operazioni di ricerca e soccorso. Un contributo psicologico rilevante, che non deriva dalla tradizione clinica, ma che non di meno rappresenta un potenziale applicativo notevole della psicologia dell'emergenza modernamente intesa.

Insomma, la psicologia dell'emergenza gioca come sempre la sua importante sfida identitaria sia sulla clinica (ed a volte su "forme della clinica inattese" e poco conosciute), che sui suoi possibili contributi "non-clinici", di interessanti potenzialità operative e sociali.

Luca Pezzullo