C'e' molto da dire... !
In merito all'Esercitazione nazionale di Rovereto, tutti gli interessati possono contribuire alla discussione con due modalità: per brevi pareri, si possono aggiungere dei brevissimi commenti direttamente sotto i vari post cui volete riferirvi, cliccando sul piccolo link "commenti".
Per inserire invece pareri articolati, od opinioni più ampie sull'esercitazione,
conviene inviarmi il testo direttamente, con una mail a luca.pezzullo@gmail.com; così ho la possibilità di formattarlo ed inserirlo con "alta visibilità", direttamente sotto forma di post.
Un saluto a tutti,
Luca Pezzullo
29 ottobre 2007
Esercitazioni TopOff 2007
In attesa, nei prossimi giorni, di mettere online le prime due revisioni dell'esercitazione nazionale di psicologia dell'emergenza tenuta a Rovereto, segnalo questo interessante articolo di TIME sulla TopOff 2007, la più importante esercitazione antiterrorismo tenuta, biannualmente, negli Stati Uniti. Già in merito alla prima TopOff (1998) erano state sollevate molte polemiche; l'articolo sull'edizione 2007 suscita parimenti molte riflessioni. Buona lettura !
http://www.time.com/time/nation/article/0,8599,1670823,00.html
http://www.time.com/time/nation/article/0,8599,1670823,00.html
17 ottobre 2007
Campo di Rovereto: l'avvio della riflessione
...Ed anche quest'anno si è svolto il Campo-Scuola di Psicologia dell'Emergenza di Rovereto, ormai il più importante evento di settore a livello nazionale.
Dal 12 al 14 ottobre, presso l'area addestrativa di Marco di Rovereto (TN), si sono incontrati 300 psicologi dell'emergenza provenienti da tutta Italia, dalle più
diverse esperienze, università ed associazioni professionali; decine di VdS e funzionari della Croce Rossa Italiana; personale dei Vigili del Fuoco e del 118; le rappresentanze istituzionali della PC e della CRI del Trentino, assieme ai vertici
sanitari della Protezione Civile Nazionale... insomma, centinaia di persone rappresentanti i più diversi contesti del soccorso si sono incontrate ed hanno lavorato insieme nel contesto di un Campo "intenso ed intensivo"; Campo che
ormai si è confermato ed è diventato "de facto" l'evento di maggior rilievo nazionale del nostro settore.
L'ottima organizzazione logistica ed operativa dei colleghi di "Psicologi per i Popoli" del Trentino (ospiti eccellenti), le strutture ulteriormente migliorate del Campo, e l'abituale supporto degli Alpini del "Nuvola" ha come al solito permesso
di effettuare l'esperienza di Rovereto in un contesto accogliente e stimolante.
Il programma, assai ricco, ha visto numerosi Laboratori didattici, seminari ed affollate conferenze; domenica mattina, ha avuto luogo una delle più grandi e complesse esercitazioni di psicologia dell'emergenza mai attuate in Italia (con decine di colleghi operanti in uno scenario di elevato realismo).
Esercitazione ed esperienze di grande complessità, che meriteranno nei prossimi giorni un certo spazio per la loro discussione ed analisi su questo blog, in accordo con i gruppi organizzatori dell'evento.
Per ora, invitiamo tutti coloro che hanno partecipato alla "tre giorni" ed hanno pensieri, commenti o analisi da condividere a farlo, inviando un commento al blog od una mail a luca.pezzullo@gmail.com. Tutti i commenti verranno poi sintetizzati ed elaborati su queste pagine.
Un saluto a tutti,
Luca
Dal 12 al 14 ottobre, presso l'area addestrativa di Marco di Rovereto (TN), si sono incontrati 300 psicologi dell'emergenza provenienti da tutta Italia, dalle più
diverse esperienze, università ed associazioni professionali; decine di VdS e funzionari della Croce Rossa Italiana; personale dei Vigili del Fuoco e del 118; le rappresentanze istituzionali della PC e della CRI del Trentino, assieme ai vertici
sanitari della Protezione Civile Nazionale... insomma, centinaia di persone rappresentanti i più diversi contesti del soccorso si sono incontrate ed hanno lavorato insieme nel contesto di un Campo "intenso ed intensivo"; Campo che
ormai si è confermato ed è diventato "de facto" l'evento di maggior rilievo nazionale del nostro settore.
L'ottima organizzazione logistica ed operativa dei colleghi di "Psicologi per i Popoli" del Trentino (ospiti eccellenti), le strutture ulteriormente migliorate del Campo, e l'abituale supporto degli Alpini del "Nuvola" ha come al solito permesso
di effettuare l'esperienza di Rovereto in un contesto accogliente e stimolante.
Il programma, assai ricco, ha visto numerosi Laboratori didattici, seminari ed affollate conferenze; domenica mattina, ha avuto luogo una delle più grandi e complesse esercitazioni di psicologia dell'emergenza mai attuate in Italia (con decine di colleghi operanti in uno scenario di elevato realismo).
Esercitazione ed esperienze di grande complessità, che meriteranno nei prossimi giorni un certo spazio per la loro discussione ed analisi su questo blog, in accordo con i gruppi organizzatori dell'evento.
Per ora, invitiamo tutti coloro che hanno partecipato alla "tre giorni" ed hanno pensieri, commenti o analisi da condividere a farlo, inviando un commento al blog od una mail a luca.pezzullo@gmail.com. Tutti i commenti verranno poi sintetizzati ed elaborati su queste pagine.
Un saluto a tutti,
Luca
27 settembre 2007
Diecimila visite, e, prossimamente...
Diecimila visite al sito, duemila in due mesi... grazie a tutti ! :-)
Entro i prossimi giorni, saranno online anche alcune informazioni aggiuntive sul Campo-Scuola, ed una serie di risorse di approfondimento che sto cercando di preparare (il tempo è tiranno !) in relazione ai nuovi approcci psicotraumatologici "in discussione" in queste settimane nelle liste di discussione internazionali.
Luca
Entro i prossimi giorni, saranno online anche alcune informazioni aggiuntive sul Campo-Scuola, ed una serie di risorse di approfondimento che sto cercando di preparare (il tempo è tiranno !) in relazione ai nuovi approcci psicotraumatologici "in discussione" in queste settimane nelle liste di discussione internazionali.
Luca
22 settembre 2007
Informazioni...
Nei prossimi giorni, seguiranno altre informazioni sul Campo-Scuola di Rovereto. Per ora, potete navigare anche nei mesi precedenti di PsicologiaEmergenza (colonna sulla sinistra, cliccando sul triangolino nero accanto al nome del mese): troverete diverse indicazioni web, materiali bibliografici e riferimenti tecnici in vari settori della psicologia dell'emergenza e della psicotraumatologia, utilizzabili anche per prepararsi al Campo.
Luca
Luca
16 settembre 2007
Grafica rinnovata
Dopo un paio d'anni ed i quasi diecimila "hit" raggiunti, provo a sperimentare questa nuova grafica per il blog di Psicologia dell'Emergenza; mi sembra più chiara e funzionale della precedente.
Se avete suggerimenti, lasciate un commento !
Luca Pezzullo
Se avete suggerimenti, lasciate un commento !
Luca Pezzullo
Nota di servizio
Nota di servizio: i programmi dei laboratori inseriti, seguendo l'ordine cronologico, si trovano in senso "inverso" (dal basso verso l'alto), seguendo la pagina. Potete usare la colonna bianca sulla sinistra per "navigarvi" meglio.
Laboratorio/Corso M
CORSO M
Corso base per diventare volontari del soccorso (VdS)della CRI.
Coordinatore del Corso: Sandro Brunialti (Croce Rossa - Trentino)
Con questo corso si intende avviare un percorso che verrà completato a livello delle delegazioni locali della Croce Rossa Italiana per potersi iscrivere e accedere al ruolo di Volontari del Soccorso (VdS) della CRI.
All’interno della CRI è stata attivata una riorganizzazione della presenza degli psicologi per meglio definirne le competenze professionali in ambito di volontariato nei vari scenari dell’emergenza, anche attraverso un coordinamento nazionale.
Non in tutte le nostre regioni sono nate e sono state riconosciute in ambito di Protezione Civile delle associazioni autonome di Volontariato in psicologia dell’emergenza (si veda ad es. Psicologi per i Popoli nelle regioni del Centro-Nord).
La CRI, come altre organizzazioni di soccorso (Croce Verde, Misericordie ecc.) nel partecipare alle operazioni di Protezione Civile può annoverare oggi nelle sue squadre anche degli psicologi.
Ma anche altre frontiere si aprono oggi al volontariato professionale degli psicologi (dipendenti o libero professionisti), ad esempio in ambito delle emergenze quotidiane e delle emergenze internazionali. Grandi organizzazioni come CRI, Misericordie, ANPAS, possono aprire nuovi spazi di presenza anche attraverso l’intermediazione delle nostre associazioni di psicologia e psicologi dell’emergenza, come in occasione di questo Campo Scuola.
Corso base per diventare volontari del soccorso (VdS)della CRI.
Coordinatore del Corso: Sandro Brunialti (Croce Rossa - Trentino)
Con questo corso si intende avviare un percorso che verrà completato a livello delle delegazioni locali della Croce Rossa Italiana per potersi iscrivere e accedere al ruolo di Volontari del Soccorso (VdS) della CRI.
All’interno della CRI è stata attivata una riorganizzazione della presenza degli psicologi per meglio definirne le competenze professionali in ambito di volontariato nei vari scenari dell’emergenza, anche attraverso un coordinamento nazionale.
Non in tutte le nostre regioni sono nate e sono state riconosciute in ambito di Protezione Civile delle associazioni autonome di Volontariato in psicologia dell’emergenza (si veda ad es. Psicologi per i Popoli nelle regioni del Centro-Nord).
La CRI, come altre organizzazioni di soccorso (Croce Verde, Misericordie ecc.) nel partecipare alle operazioni di Protezione Civile può annoverare oggi nelle sue squadre anche degli psicologi.
Ma anche altre frontiere si aprono oggi al volontariato professionale degli psicologi (dipendenti o libero professionisti), ad esempio in ambito delle emergenze quotidiane e delle emergenze internazionali. Grandi organizzazioni come CRI, Misericordie, ANPAS, possono aprire nuovi spazi di presenza anche attraverso l’intermediazione delle nostre associazioni di psicologia e psicologi dell’emergenza, come in occasione di questo Campo Scuola.
Laboratorio/Corso L: BLS
CORSO L
Corso elementare di BLS (basic life support) pediatrico (mattina).
Coordinatore del Corso: Fabio Pederzini (Neonatologia, Ospedale di Trento).
Avvio al BLS per adulti (pomeriggio).
Coordinatore del Corso: Paolo De Pascalis (PxP e CRI-Bologna)
II Supporto di base delle funzioni vitali (Basic Life Support, BLS) consiste nelle procedure di rianimazione cardiopolmonare (RCP) necessarie per soccorrere un paziente che:
• ha perso coscienza,
• ha una ostruzione delle vie aeree o si trova in stato di apnea per altri motivi,
• è in arresto cardiaco.
L'obiettivo principale del BLS è la prevenzione dei danni anossici cerebrali. Le procedure sono finalizzate a:
• prevenire l'evoluzione verso l'arresto cardiaco in caso di ostruzione respiratoria o apnea,
• provvedere alla respirazione e alla circolazione artificiali in caso di arresto di circolo.
Le procedure di BLS sono standardizzate e riconosciute valide da organismi internazionali autorevoli, che periodicamente provvedono ad una revisione critica e ad un aggiornamento in base all'evoluzione delle conoscenze.
Esiste un manuale, rivolto all'operatore sanitario che contiene gli elementi teorici indispensabili per comprendere i principi e le tecniche di RCP, ma deve essere associato ad un corso di tipo pratico-comportamentale per garantire l'acquisizione delle "abilità" del BLS.
Il metodo BLSP (Basic life Support Pediatric) applica ai bambini (0-8 anni) metodiche specifiche
Nei siti si possono trovare manuali ed altre informazioni.
Ad esempio in:
http://www.anpastoscana.it/pdf/pbls_supporto_vitale.pdf
http://www.humanitas-scandicci.it/formazione/manuali/Avanzato/Il%20BLS%20Pediatrico%20(P-BLS).pdf
http://rls.cli.di.unipi.it/files/PBLS.pdf
Corso elementare di BLS (basic life support) pediatrico (mattina).
Coordinatore del Corso: Fabio Pederzini (Neonatologia, Ospedale di Trento).
Avvio al BLS per adulti (pomeriggio).
Coordinatore del Corso: Paolo De Pascalis (PxP e CRI-Bologna)
II Supporto di base delle funzioni vitali (Basic Life Support, BLS) consiste nelle procedure di rianimazione cardiopolmonare (RCP) necessarie per soccorrere un paziente che:
• ha perso coscienza,
• ha una ostruzione delle vie aeree o si trova in stato di apnea per altri motivi,
• è in arresto cardiaco.
L'obiettivo principale del BLS è la prevenzione dei danni anossici cerebrali. Le procedure sono finalizzate a:
• prevenire l'evoluzione verso l'arresto cardiaco in caso di ostruzione respiratoria o apnea,
• provvedere alla respirazione e alla circolazione artificiali in caso di arresto di circolo.
Le procedure di BLS sono standardizzate e riconosciute valide da organismi internazionali autorevoli, che periodicamente provvedono ad una revisione critica e ad un aggiornamento in base all'evoluzione delle conoscenze.
Esiste un manuale, rivolto all'operatore sanitario che contiene gli elementi teorici indispensabili per comprendere i principi e le tecniche di RCP, ma deve essere associato ad un corso di tipo pratico-comportamentale per garantire l'acquisizione delle "abilità" del BLS.
Il metodo BLSP (Basic life Support Pediatric) applica ai bambini (0-8 anni) metodiche specifiche
Nei siti si possono trovare manuali ed altre informazioni.
Ad esempio in:
http://www.anpastoscana.it/pdf/pbls_supporto_vitale.pdf
http://www.humanitas-scandicci.it/formazione/manuali/Avanzato/Il%20BLS%20Pediatrico%20(P-BLS).pdf
http://rls.cli.di.unipi.it/files/PBLS.pdf
Laboratorio K: Tecniche di rielaborazione arteterapeutica degli stress acuti
LABORATORIO K
Tecniche di rielaborazione arteterapeutica degli stress acuti
Coordinatore: Rita Fioravanzo (Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management)
Il laboratorio si svolgerà in forma di Seminario interamente pratico-esperienziale.
Ai partecipanti – in numero max di 20 - sarà dato modo di sperimentare direttamente questa tecnica in un seminario condotto dalla docente.
Per questa ragione requisito per partecipare è di essere disponibile a svolgere del lavoro attivo.
La modalità di svolgimento è quasi interamente non-verbale.
A latere sono previsti 5 posti per osservatori non partecipanti.
Al termine del seminario verranno dati alcuni elementi teorici e metodologici su questa tecnica.
Si consiglia abbigliamento comodo e calze antiscivolo.
Tecniche di rielaborazione arteterapeutica degli stress acuti
Coordinatore: Rita Fioravanzo (Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management)
Il laboratorio si svolgerà in forma di Seminario interamente pratico-esperienziale.
Ai partecipanti – in numero max di 20 - sarà dato modo di sperimentare direttamente questa tecnica in un seminario condotto dalla docente.
Per questa ragione requisito per partecipare è di essere disponibile a svolgere del lavoro attivo.
La modalità di svolgimento è quasi interamente non-verbale.
A latere sono previsti 5 posti per osservatori non partecipanti.
Al termine del seminario verranno dati alcuni elementi teorici e metodologici su questa tecnica.
Si consiglia abbigliamento comodo e calze antiscivolo.
Laboratorio J: Tecnologia e Simulate
LABORATORIO J
L'utilizzo delle videoregistrazioni nelle simulate quale momento di riflessione e apprendimento sul primo colloquio in Emergenza.
Coordinatore del laboratorio: Anna Sozzi, anna@soranzo.it (per il Gruppo Emergenze O.P.P e SiPEM Lombardia).
IN ATTESA DEL PROGRAMMA
L'utilizzo delle videoregistrazioni nelle simulate quale momento di riflessione e apprendimento sul primo colloquio in Emergenza.
Coordinatore del laboratorio: Anna Sozzi, anna@soranzo.it (per il Gruppo Emergenze O.P.P e SiPEM Lombardia).
IN ATTESA DEL PROGRAMMA
Laboratorio I: I gruppi di pari tra gli operatori dell’emergenza.
LABORATORIO I
I gruppi di pari tra gli operatori dell’emergenza.
Coordinatore del laboratorio: Luca Pietrantoni (Università di Bologna).
Il laboratorio sarà finalizzato a fornire strumenti e metodologie per analizzare i bisogni psicosociali degli operatori dell'emergenza e facilitare, implementare e valutare un gruppo di supporto tra pari.
Il laboratorio prevede una fase iniziale di esposizione di progetti esistenti e nella seconda un lavoro di gruppo, la discussione di un materiale psicoeducativo rivolto ai soccorritori, la visione di filmati e video e la definizione finale di linee guida.
Prima ora
- Premesse: perché i gruppi di supporto tra pari?
- Le esperienze pionieristiche italiane di gruppi di supporto tra pari nelle organizzazioni che si occupano di emergenza sanitaria, nei Vigili del Fuoco e nelle Forze dell'Ordine.
- Gruppi di supporto tra pari in Europa: il modello RITS di “peer support” danese.
Seconda ora
- Il progetto di supporto tra pari “Cerchio Blu” realizzato presso un organizzazione di polizia italiana; in particolare (a cura del dott. Gabriele Prati, responsabile del progetto e di Graziano Lori, operatore di polizia)
- Esperienze nei Vigili del Fuoco (a cura del dott. Paolo De Pascalis)
Terza ora
- Visione di filmati ( a cura del dott. Luigi Palestini)
- Esercizio sul riconoscimento dei sintomi di traumatizzazione vicaria
- Proposta e diffusione di uno strumento per misurare disagio e resilienza tra i soccorritori
- Discussione di un materiale psicoeducativo rivolto ai soccorritori
Quarta ora
- Gli eventi critici: definizioni, bisogni e competenze psicologiche dei soccorritori
- Caso 1: un soccorritore dopo il rilievo di un incidente con più morti
- Caso 2: un poliziotto ferito in una sparatoria
- Caso 3: un vigile del fuoco dopo la morte in servizio di un collega
- Discussione
Quinta ora
- Nodi critici nei gruppi di supporto tra pari: lavori di gruppo
- Criteri di selezione
- Tipologie di eventi che determinano l'attivazione del gruppo
- Procedure di attivazione del gruppo
- Confidenzialità e riservatezza, dilemmi etici e problematiche giuridiche
- L'effetto di grado e gerarchia sul funzionamento del gruppo di pari
- La valutazione di efficacia del gruppo di pari
I gruppi di pari tra gli operatori dell’emergenza.
Coordinatore del laboratorio: Luca Pietrantoni (Università di Bologna).
Il laboratorio sarà finalizzato a fornire strumenti e metodologie per analizzare i bisogni psicosociali degli operatori dell'emergenza e facilitare, implementare e valutare un gruppo di supporto tra pari.
Il laboratorio prevede una fase iniziale di esposizione di progetti esistenti e nella seconda un lavoro di gruppo, la discussione di un materiale psicoeducativo rivolto ai soccorritori, la visione di filmati e video e la definizione finale di linee guida.
Prima ora
- Premesse: perché i gruppi di supporto tra pari?
- Le esperienze pionieristiche italiane di gruppi di supporto tra pari nelle organizzazioni che si occupano di emergenza sanitaria, nei Vigili del Fuoco e nelle Forze dell'Ordine.
- Gruppi di supporto tra pari in Europa: il modello RITS di “peer support” danese.
Seconda ora
- Il progetto di supporto tra pari “Cerchio Blu” realizzato presso un organizzazione di polizia italiana; in particolare (a cura del dott. Gabriele Prati, responsabile del progetto e di Graziano Lori, operatore di polizia)
- Esperienze nei Vigili del Fuoco (a cura del dott. Paolo De Pascalis)
Terza ora
- Visione di filmati ( a cura del dott. Luigi Palestini)
- Esercizio sul riconoscimento dei sintomi di traumatizzazione vicaria
- Proposta e diffusione di uno strumento per misurare disagio e resilienza tra i soccorritori
- Discussione di un materiale psicoeducativo rivolto ai soccorritori
Quarta ora
- Gli eventi critici: definizioni, bisogni e competenze psicologiche dei soccorritori
- Caso 1: un soccorritore dopo il rilievo di un incidente con più morti
- Caso 2: un poliziotto ferito in una sparatoria
- Caso 3: un vigile del fuoco dopo la morte in servizio di un collega
- Discussione
Quinta ora
- Nodi critici nei gruppi di supporto tra pari: lavori di gruppo
- Criteri di selezione
- Tipologie di eventi che determinano l'attivazione del gruppo
- Procedure di attivazione del gruppo
- Confidenzialità e riservatezza, dilemmi etici e problematiche giuridiche
- L'effetto di grado e gerarchia sul funzionamento del gruppo di pari
- La valutazione di efficacia del gruppo di pari
Laboratorio H: Il lavoro psicologico con i bambini nelle emergenze. Lo zaino dell’emergenza.
LABORATORIO H
Il lavoro psicologico con i bambini nelle emergenze. Lo zaino dell’emergenza.
Coordinatore del laboratorio: Viviana De Pellegrini (Psicologi per i Popoli – Veneto)
L’intervento di assistenza psicologica ai minori è da considerarsi fondamentale in qualsiasi situazione di emergenza e non solo nelle grandi catastrofi: sappiamo che il mondo dei bambini solitamente è fatto di avvenimenti prevedibili, certi, è fatto di sicurezze, dalla presenza dei genitori, ai ritmi della quotidianità.
Una catastrofe interrompe bruscamente queste sicurezze: nell’evento possono essere morti alcuni parenti o amici, possono aver perduto la loro casa e possono essersi trovati in pericolo di vita, inoltre improvvisamente possono essersi trovati a vivere in un campo di accoglienza, in un ambiente per loro estraneo, che non riconoscono.
Sono cambiamenti improvvisi che portano intense emozioni nei bambini, come paura ed angoscia e reazioni come aggressività, isolamento, presenza di incubi notturni ecc: sono reazioni da considerarsi normali in quel contesto ma che possono, se non affrontate, lasciare nei bambini ferite indelebili.
L’intervento sulla crisi si inserisce in un’ottica di prevenzione all’insorgenza di traumi futuri e vuol dire creare quell’ambiente accudiente che protegga, rassicuri, faciliti la verbalizzazione e la normalizzazione e prepari ad affrontare il futuro.
La costruzione di questo ambiente psicologico di protezione, o centro d’ascolto, rivolto ai minori e la scelta di quali materiali possano essere utili per definire uno spazio di gioco psicologicamente orientato, sono al centro della riflessione proposta all’interno del laboratorio.
La giornata sarà caratterizzata da due momenti: un primo momento di riflessione teorica sulle reazioni psicologiche dei bambini ed adolescenti di fronte alle calamità, su quali sono i principi della comunicazione di crisi con i minori e sul significato psicologico dello Zaino (analisi dei materiali); un secondo momento esperienziale dove, attraverso le simulazioni ci sarà la possibilità di creare concretamente, con i materiali dello Zaino, gli spazi per i bambini.
Il lavoro psicologico con i bambini nelle emergenze. Lo zaino dell’emergenza.
Coordinatore del laboratorio: Viviana De Pellegrini (Psicologi per i Popoli – Veneto)
L’intervento di assistenza psicologica ai minori è da considerarsi fondamentale in qualsiasi situazione di emergenza e non solo nelle grandi catastrofi: sappiamo che il mondo dei bambini solitamente è fatto di avvenimenti prevedibili, certi, è fatto di sicurezze, dalla presenza dei genitori, ai ritmi della quotidianità.
Una catastrofe interrompe bruscamente queste sicurezze: nell’evento possono essere morti alcuni parenti o amici, possono aver perduto la loro casa e possono essersi trovati in pericolo di vita, inoltre improvvisamente possono essersi trovati a vivere in un campo di accoglienza, in un ambiente per loro estraneo, che non riconoscono.
Sono cambiamenti improvvisi che portano intense emozioni nei bambini, come paura ed angoscia e reazioni come aggressività, isolamento, presenza di incubi notturni ecc: sono reazioni da considerarsi normali in quel contesto ma che possono, se non affrontate, lasciare nei bambini ferite indelebili.
L’intervento sulla crisi si inserisce in un’ottica di prevenzione all’insorgenza di traumi futuri e vuol dire creare quell’ambiente accudiente che protegga, rassicuri, faciliti la verbalizzazione e la normalizzazione e prepari ad affrontare il futuro.
La costruzione di questo ambiente psicologico di protezione, o centro d’ascolto, rivolto ai minori e la scelta di quali materiali possano essere utili per definire uno spazio di gioco psicologicamente orientato, sono al centro della riflessione proposta all’interno del laboratorio.
La giornata sarà caratterizzata da due momenti: un primo momento di riflessione teorica sulle reazioni psicologiche dei bambini ed adolescenti di fronte alle calamità, su quali sono i principi della comunicazione di crisi con i minori e sul significato psicologico dello Zaino (analisi dei materiali); un secondo momento esperienziale dove, attraverso le simulazioni ci sarà la possibilità di creare concretamente, con i materiali dello Zaino, gli spazi per i bambini.
Laboratorio G: L'intervento nelle emergenze internazionali (Linee-guida IASC)
LABORATORIO G
L'intervento nelle emergenze internazionali alla luce delle “Linee-guida sulla salute mentale e il supporto psicosociale nei contesti di emergenza”
Coordinatore del Laboratorio: Paolo Castelletti (Psicologi per i Popoli – Lombardia)
La pubblicazione, nel febbraio 2007, delle “Linee-guida sulla salute mentale e il supporto psicosociale nei contesti di emergenza” ha rappresentato il culmine del lungo percorso di riconoscimento dell’apporto psicologico nelle emergenze complesse, finalmente definito come intervento prioritario e indispensabile nell’assistenza alle popolazioni colpite da catastrofi naturali o causate dall’uomo.
Ne ha curato la stesura, dopo un lavoro durato oltre due anni, l’Inter-Agency Standing Committee (IASC), organismo creato nel 1992 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e costituito dai tre principali consorzi di ONG, dall’IFRC e dalle principali agenzie della Nazioni Unite.
La bozza del documento è stata quindi sottoposta alla revisione di altre 36 ONG, molte delle quali di PVS, di 29 Istituti Universitari e di 37 Associazioni professionali in rappresentanza del mondo della psicologia e della psichiatria. Il documento che ne è derivato rappresenta dunque uno strumento a dimensione planetaria che raccoglie e sintetizza il lavoro decennale di concettualizzazione svolto da gruppi e organizzazioni diverse, fissando principi destinati a diventare punti di riferimento ineludibili nell’ambito dell’intervento psicologico nelle emergenze complesse.
Il laboratorio che proponiamo intende approfondire il significato e i contenuti delle Linee-guida, attraverso una illustrazione puntuale delle loro articolazioni ed esemplificazioni pratiche tratte da esperienze reali.
N.B.: Il testo delle IASC Guidelines on Mental Health and Psychosocial Support in Emergency Settings è reperibile nel sito http://www.humanitarianinfo.org/iasc/content/default.asp, alla voce "Product".
L'intervento nelle emergenze internazionali alla luce delle “Linee-guida sulla salute mentale e il supporto psicosociale nei contesti di emergenza”
Coordinatore del Laboratorio: Paolo Castelletti (Psicologi per i Popoli – Lombardia)
La pubblicazione, nel febbraio 2007, delle “Linee-guida sulla salute mentale e il supporto psicosociale nei contesti di emergenza” ha rappresentato il culmine del lungo percorso di riconoscimento dell’apporto psicologico nelle emergenze complesse, finalmente definito come intervento prioritario e indispensabile nell’assistenza alle popolazioni colpite da catastrofi naturali o causate dall’uomo.
Ne ha curato la stesura, dopo un lavoro durato oltre due anni, l’Inter-Agency Standing Committee (IASC), organismo creato nel 1992 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e costituito dai tre principali consorzi di ONG, dall’IFRC e dalle principali agenzie della Nazioni Unite.
La bozza del documento è stata quindi sottoposta alla revisione di altre 36 ONG, molte delle quali di PVS, di 29 Istituti Universitari e di 37 Associazioni professionali in rappresentanza del mondo della psicologia e della psichiatria. Il documento che ne è derivato rappresenta dunque uno strumento a dimensione planetaria che raccoglie e sintetizza il lavoro decennale di concettualizzazione svolto da gruppi e organizzazioni diverse, fissando principi destinati a diventare punti di riferimento ineludibili nell’ambito dell’intervento psicologico nelle emergenze complesse.
Il laboratorio che proponiamo intende approfondire il significato e i contenuti delle Linee-guida, attraverso una illustrazione puntuale delle loro articolazioni ed esemplificazioni pratiche tratte da esperienze reali.
N.B.: Il testo delle IASC Guidelines on Mental Health and Psychosocial Support in Emergency Settings è reperibile nel sito http://www.humanitarianinfo.org/iasc/content/default.asp, alla voce "Product".
Laboratorio F: La comunità nelle emergenze
LABORATORIO F
La comunità nelle emergenze: messa in sicurezza e gestione dei processi di cambiamento.
Coordinatore del Laboratorio: Maria Teresa Fenoglio (Psicologi per i Popoli – Torino)
Obiettivi:
1. Sviluppare capacità di ascolto della comunità sofferente attraverso alcune testimonianze (Friuli, Vajont, Belice, Molise: S. Giuliano…)
2. Ricostruire il quadro storico e sociologico delle più importanti calamità italiane e dei loro effetti sulle comunità locali
3. Comprendere che cosa è la comunità: da chi e cosa è composta? Quali le dimensioni sociologiche, psicosociali e antropologiche a cui prestare attenzione? Quali sono gli strumenti per leggerla e mapparla?
4. Comprendere la natura del legame con i luoghi e la comunità, la perdita della comunità e il processo del lutto comunitario
5. Saper costruire una pianificazione integrata per la messa in sicurezza ecologica della comunità. I piani di protezione civile
6. Saper individuare i punti di forza e di debolezza della comunità e lavorare per il rafforzamento e la ricostituzione dei legami comunitari.
Attuazione:
A ciascuna delle finalità sopracitate corrisponderà un fase laboratoriale comprendente una breve presentazione da parte di un relatore, una testimonianza, una esercitazione (lavoro in sottogruppi) e un confronto finale con i partecipanti.
La comunità nelle emergenze: messa in sicurezza e gestione dei processi di cambiamento.
Coordinatore del Laboratorio: Maria Teresa Fenoglio (Psicologi per i Popoli – Torino)
Obiettivi:
1. Sviluppare capacità di ascolto della comunità sofferente attraverso alcune testimonianze (Friuli, Vajont, Belice, Molise: S. Giuliano…)
2. Ricostruire il quadro storico e sociologico delle più importanti calamità italiane e dei loro effetti sulle comunità locali
3. Comprendere che cosa è la comunità: da chi e cosa è composta? Quali le dimensioni sociologiche, psicosociali e antropologiche a cui prestare attenzione? Quali sono gli strumenti per leggerla e mapparla?
4. Comprendere la natura del legame con i luoghi e la comunità, la perdita della comunità e il processo del lutto comunitario
5. Saper costruire una pianificazione integrata per la messa in sicurezza ecologica della comunità. I piani di protezione civile
6. Saper individuare i punti di forza e di debolezza della comunità e lavorare per il rafforzamento e la ricostituzione dei legami comunitari.
Attuazione:
A ciascuna delle finalità sopracitate corrisponderà un fase laboratoriale comprendente una breve presentazione da parte di un relatore, una testimonianza, una esercitazione (lavoro in sottogruppi) e un confronto finale con i partecipanti.
Laboratorio E: L'informazione dei rischi alla popolazione prima, durante e dopo gli eventi
LABORATORIO E
L'informazione dei rischi alla popolazione prima, durante e dopo gli eventi.
Coordinatore del Laboratorio: Rita Di Iorio (Centro Alfredo Rampi, onlus, PSIC-AR)
Nel nostro Paese si registra un ritardo abbastanza preoccupante nella promozione di esperienze e percorsi formativi di preparazione della popolazione alle emergenze ambientali.
Uno dei compiti dello psicologo dell’emergenza è quello di collaborare con le istituzioni di protezione civile e gli enti locali a sviluppare e gestire, dal punto di vista della comunicazione dei rischi e la gestione emotiva dell’emergenza, i piani di intervento alle popolazioni a seconda dei rischi presenti in quello specifico territorio.
Programma del Laboratorio:
• Analisi del problema dal punto di vista psicologico economico e mediatico
• Contenuti della formazione della popolazione alla gestione dei rischi ambientali:
o comunicazione dei rischi pre-durante-dopo l’emergenza
o formazione della popolazione
o esercitazione
• La comunicazione alla popolazione nelle città metropolitane
• Modello globale di intervento
• Descrizione di un’esperienza pratica:
o piano di comunicazione alla popolazione di Prima Porta ( Roma) sul rischio allagamento
• Resoconti di esperienze nel gruppo
• Dibattito e sintesi finale
L'informazione dei rischi alla popolazione prima, durante e dopo gli eventi.
Coordinatore del Laboratorio: Rita Di Iorio (Centro Alfredo Rampi, onlus, PSIC-AR)
Nel nostro Paese si registra un ritardo abbastanza preoccupante nella promozione di esperienze e percorsi formativi di preparazione della popolazione alle emergenze ambientali.
Uno dei compiti dello psicologo dell’emergenza è quello di collaborare con le istituzioni di protezione civile e gli enti locali a sviluppare e gestire, dal punto di vista della comunicazione dei rischi e la gestione emotiva dell’emergenza, i piani di intervento alle popolazioni a seconda dei rischi presenti in quello specifico territorio.
Programma del Laboratorio:
• Analisi del problema dal punto di vista psicologico economico e mediatico
• Contenuti della formazione della popolazione alla gestione dei rischi ambientali:
o comunicazione dei rischi pre-durante-dopo l’emergenza
o formazione della popolazione
o esercitazione
• La comunicazione alla popolazione nelle città metropolitane
• Modello globale di intervento
• Descrizione di un’esperienza pratica:
o piano di comunicazione alla popolazione di Prima Porta ( Roma) sul rischio allagamento
• Resoconti di esperienze nel gruppo
• Dibattito e sintesi finale
Laboatorio D: Il piano di intervento psicologico nelle maxiemergenze: dallo scenario al D.E.A. (Dipartimento Emergenza e Accettazione).
LABORATORIO D
Il piano di intervento psicologico nelle maxiemergenze: dallo scenario al D.E.A. (Dipartimento Emergenza e Accettazione).
Coordinatore del Laboratorio: Danila Pennacchi (Az. Osp.San Camillo-Forlanini Roma)
- “Il gruppo degli psicologi del SSR del Lazio” – Dr.ssa Danila Pennacchi-Az.Osp. S.Camillo-Forlanini di Roma
- “Criteri di massima sugli interventi psicosociali da attuare nelle catastrofi” – Dr.ssa Giulia Marino – Dipartimento Nazionale Protezione Civile
- “L’organizzazione dell’intervento psicologico nel sistema extraospedaliero”- Dr.ssa Alessandra Ceracchi-ARES 118 Lazio
- “L’organizzazione dell’intervento psicologico nel sistema ospedaliero” – Dr.ssa Pamela Bruni-Policlinico Universitario Ospedaliero Umberto I di Roma; Dr.ssa Regina Rodriguez Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma; Dr.ssa Danila Pennacchi-Az.Osp. S.Camillo-Forlanini di Roma
- “Il triage con gli adulti: dallo scenario al DEA. Metodo e scheda di triage”- Dr.ssa Luisa De Bellis e Dr.ssa Mariagrazia Santinelli- Az. Osp. S. Filippo Neri di Roma
- “Il triage con i minori: dallo scenario al DEA. Metodo e scheda di triage”- Dr.ssa Angela Rossi-Ospedale Bambino Gesù di Roma; Dr.ssa Alessandra Ceracchi- ARES 118 Lazio; Dr.ssa Flavia Appodia; Dr.ssa Serenella Gagliardi
- “L’intervento informativo: proposta di un opuscolo” Dr.ssa Luisa De Bellis- Az. Osp. S.Filippo Neri Roma
- “L’esperienza di una maxiemergenza negli ospedali: l’incidente della metropolitana di Roma” Dr. Piero Gaspa – Az. Osp. S.Giovanni-Addolorata di Roma; Dr.ssa Pamela Bruni- Policlinico Universitaro Ospedaliero Umberto I Roma
Il piano di intervento psicologico nelle maxiemergenze: dallo scenario al D.E.A. (Dipartimento Emergenza e Accettazione).
Coordinatore del Laboratorio: Danila Pennacchi (Az. Osp.San Camillo-Forlanini Roma)
- “Il gruppo degli psicologi del SSR del Lazio” – Dr.ssa Danila Pennacchi-Az.Osp. S.Camillo-Forlanini di Roma
- “Criteri di massima sugli interventi psicosociali da attuare nelle catastrofi” – Dr.ssa Giulia Marino – Dipartimento Nazionale Protezione Civile
- “L’organizzazione dell’intervento psicologico nel sistema extraospedaliero”- Dr.ssa Alessandra Ceracchi-ARES 118 Lazio
- “L’organizzazione dell’intervento psicologico nel sistema ospedaliero” – Dr.ssa Pamela Bruni-Policlinico Universitario Ospedaliero Umberto I di Roma; Dr.ssa Regina Rodriguez Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma; Dr.ssa Danila Pennacchi-Az.Osp. S.Camillo-Forlanini di Roma
- “Il triage con gli adulti: dallo scenario al DEA. Metodo e scheda di triage”- Dr.ssa Luisa De Bellis e Dr.ssa Mariagrazia Santinelli- Az. Osp. S. Filippo Neri di Roma
- “Il triage con i minori: dallo scenario al DEA. Metodo e scheda di triage”- Dr.ssa Angela Rossi-Ospedale Bambino Gesù di Roma; Dr.ssa Alessandra Ceracchi- ARES 118 Lazio; Dr.ssa Flavia Appodia; Dr.ssa Serenella Gagliardi
- “L’intervento informativo: proposta di un opuscolo” Dr.ssa Luisa De Bellis- Az. Osp. S.Filippo Neri Roma
- “L’esperienza di una maxiemergenza negli ospedali: l’incidente della metropolitana di Roma” Dr. Piero Gaspa – Az. Osp. S.Giovanni-Addolorata di Roma; Dr.ssa Pamela Bruni- Policlinico Universitaro Ospedaliero Umberto I Roma
Laboratorio C: Emergenze Collettive
LABORATORIO C
Emergenze collettive: (parte prima) dalla valutazione dell’impatto psicosociale all’esame del danno psichico ed esistenziale del singolo. (parte seconda) Esercitazione Valtellina 2007: l’esperienza degli psicologi dell’emergenza coordinati dall’Ordine della Lombardia
Coordinatore del Laboratorio: Michele Cusano (SIPEM-SoS); Discussant: Fabio Muscionico
1. Percorso di confronto e riflessione:
Il percorso di confronto e riflessione che il Laboratorio mira ad effettuare, si svolgerà secondo una successione di tappe che metteranno in evidenza gli aspetti salienti delle varie aree tematiche che il Laboratorio affronterà.
2. Principali aree tematiche affrontate nel corso del laboratorio:
Le principali aree tematiche affrontate nel corso del Laboratorio sono:
- L’impatto dell’evento emergenziale collettivo sull’individuo,
- L’impatto dell’evento emergenziale collettivo sul tessuto sociale,
- La valutazione del danno psichico ed esistenziale.
3. Organizzazione dell’attività:
Per ogni singola area tematica l’attività del Laboratorio si svolgerà come segue:
- Contributo di un collega con specifica esperienza in quel settore,
- Intervento dei colleghi che avranno segnalato il loro interesse a portare un contributo,
- Breve dibattito per consentire anche ad altri colleghi di prendere parte ai lavori.
4. Precisazione:
Tutti i colleghi interessati a portare un contributo alle varie aree tematiche del Laboratorio possono farlo, con le modalità previste.
Emergenze collettive: (parte prima) dalla valutazione dell’impatto psicosociale all’esame del danno psichico ed esistenziale del singolo. (parte seconda) Esercitazione Valtellina 2007: l’esperienza degli psicologi dell’emergenza coordinati dall’Ordine della Lombardia
Coordinatore del Laboratorio: Michele Cusano (SIPEM-SoS); Discussant: Fabio Muscionico
1. Percorso di confronto e riflessione:
Il percorso di confronto e riflessione che il Laboratorio mira ad effettuare, si svolgerà secondo una successione di tappe che metteranno in evidenza gli aspetti salienti delle varie aree tematiche che il Laboratorio affronterà.
2. Principali aree tematiche affrontate nel corso del laboratorio:
Le principali aree tematiche affrontate nel corso del Laboratorio sono:
- L’impatto dell’evento emergenziale collettivo sull’individuo,
- L’impatto dell’evento emergenziale collettivo sul tessuto sociale,
- La valutazione del danno psichico ed esistenziale.
3. Organizzazione dell’attività:
Per ogni singola area tematica l’attività del Laboratorio si svolgerà come segue:
- Contributo di un collega con specifica esperienza in quel settore,
- Intervento dei colleghi che avranno segnalato il loro interesse a portare un contributo,
- Breve dibattito per consentire anche ad altri colleghi di prendere parte ai lavori.
4. Precisazione:
Tutti i colleghi interessati a portare un contributo alle varie aree tematiche del Laboratorio possono farlo, con le modalità previste.
Laboratorio B: L’impatto psicologico degli incidenti stradali
LABORATORIO B
L’impatto psicologico degli incidenti stradali sui giovani, i familiari i soccorritori dell’emergenza e del pronto soccorso: ricerche, ed esperienze sul campo.
Coordinatore del Laboratorio: Fabio Sbattella e Marilena Tettamanzi (Unità di Ricerca in Psicologia dell’Emergenza, Università Cattolica di Milano).
Gli incidenti stradali rappresentano un fenomeno ubiquitario, al quale politici, economisti e sociologi pongono sempre maggiore attenzione.
Gli adolescenti e i giovani adulti rappresentano i soggetti maggiormente a rischio per questo tipo di eventi traumatici.
Numerose sono le iniziative legislative ed educative realizzate al fine di ridurre l’incidenza del fenomeno attraverso attente campagna preventive.
Benché la prevenzione sia di fondamentale importanza, non bisogna dimenticare che gli incidenti sulle strade continuano ad avvenire.
Relativamente poca attenzione è stata fino ad ora posta all’impatto psicologico di simili eventi sulle vittime sopravissute e sui loro familiari.
Studiare e comprendere i fattori che influenzano la reazione a simili eventi rappresenta un punto di partenza chiave per mettere in atto funzionali sistemi di prevenzione della cronicizzazione dell’ansia e dello stress che rappresentano le naturali e normali reazioni ad eventi drammatici.
L’impatto psicologico degli incidenti stradali sui giovani, i familiari i soccorritori dell’emergenza e del pronto soccorso: ricerche, ed esperienze sul campo.
Coordinatore del Laboratorio: Fabio Sbattella e Marilena Tettamanzi (Unità di Ricerca in Psicologia dell’Emergenza, Università Cattolica di Milano).
Gli incidenti stradali rappresentano un fenomeno ubiquitario, al quale politici, economisti e sociologi pongono sempre maggiore attenzione.
Gli adolescenti e i giovani adulti rappresentano i soggetti maggiormente a rischio per questo tipo di eventi traumatici.
Numerose sono le iniziative legislative ed educative realizzate al fine di ridurre l’incidenza del fenomeno attraverso attente campagna preventive.
Benché la prevenzione sia di fondamentale importanza, non bisogna dimenticare che gli incidenti sulle strade continuano ad avvenire.
Relativamente poca attenzione è stata fino ad ora posta all’impatto psicologico di simili eventi sulle vittime sopravissute e sui loro familiari.
Studiare e comprendere i fattori che influenzano la reazione a simili eventi rappresenta un punto di partenza chiave per mettere in atto funzionali sistemi di prevenzione della cronicizzazione dell’ansia e dello stress che rappresentano le naturali e normali reazioni ad eventi drammatici.
Laboratorio A: L’aiuto psicosociale nelle emergenze quotidiane
LABORATORIO A
L’aiuto psicosociale nelle emergenze quotidiane. L’intervento sulla crisi.
Coordinatori del Laboratorio: Marco Bellagamba (Psicologi per i Popoli -Torino) e Giancarlo Arduino (Croce Verde di Torino)
Obiettivi:
Confrontare le esperienze dei partecipanti nell’ambito dell’aiuto ai cittadini coinvolti in situazioni di crisi. Per situazioni di crisi si intendono le emergenze “quotidiane” che inducono a chiamare il 118 anche e non soltanto a fronte di una emergenza sanitaria: liti famigliari e crisi di coppia, crisi psicologiche acute, lutti, emergenze psicologiche a fronte di malattie croniche e terminali, somatizzazioni di problemi psicologici, tentativi anticonservativi, violenze contro la donna o altri soggetti, ecc.
L’aiuto psicosociale nelle emergenze quotidiane. L’intervento sulla crisi.
Coordinatori del Laboratorio: Marco Bellagamba (Psicologi per i Popoli -Torino) e Giancarlo Arduino (Croce Verde di Torino)
Obiettivi:
Confrontare le esperienze dei partecipanti nell’ambito dell’aiuto ai cittadini coinvolti in situazioni di crisi. Per situazioni di crisi si intendono le emergenze “quotidiane” che inducono a chiamare il 118 anche e non soltanto a fronte di una emergenza sanitaria: liti famigliari e crisi di coppia, crisi psicologiche acute, lutti, emergenze psicologiche a fronte di malattie croniche e terminali, somatizzazioni di problemi psicologici, tentativi anticonservativi, violenze contro la donna o altri soggetti, ecc.
1. Programma Generale del Campo-Scuola
Programma Generale del Campo-Scuola:
Sede: Ex-Polveriera dell'Esercito di Marco di Rovereto (TN) - ora Area Addestrativa della Protezione Civile del Trentino
Date: 12-13-14 ottobre 2007
Programma giornaliero ed elenco dei Laboratori:
Venerdi 12: (pomeriggio) sono previsti gli arrivi ed accreditamenti
Sabato 13: Laboratori Didattici e Seminariali (in parallelo):
A. L’aiuto psicosociale nelle emergenze quotidiane. L’intervento sulla crisi.
B. L’impatto psicologico degli incidenti stradali sui giovani, i familiari i soccorritori dell’emergenza e del pronto soccorso: ricerche, ed esperienze sul campo.
C. Emergenze collettive: (parte prima) dalla valutazione dell’impatto psicosociale all’esame del danno psichico ed esistenziale del singolo; (parte seconda) l’esercitazione nazionale Valtellina 2007: l’esperienza degli psicologi dell’emergenza coordinati dall’Ordine della Lombardia
D. Il piano di intervento psicologico nelle maxiemergenze: dallo scenario al D.E.A (Dipartimento Emergenza e Accettazione).
E. L'informazione dei rischi alla popolazione prima, durante e dopo gli eventi
F. La comunità nelle emergenze: messa in sicurezza e gestione dei processi di cambiamento.
G. L'intervento nelle emergenze internazionali alla luce delle “Linee-guida sulla salute mentale e il supporto psicosociale nei contesti di emergenza” licenziato dallo IASC (Inter-Agency Standing Committee) della nazioni Unite.
H. Il lavoro psicologico con i bambini nelle emergenze. Lo zaino dell’emergenza)
I. I gruppi di pari tra gli operatori dell’emergenza.
J. L'utilizzo delle videoregistrazioni nelle simulate quale momento di riflessione e apprendimento sul Primo Colloquio in Emergenza
K. Tecniche di rielaborazione arteterapeutica degli stress acuti”.
L. Corso elementare di BLS (basic life support) pediatrico (mattino). Avvio al BLS per adulti (pomeriggio)
M. Corso base per psicologi che vogliono diventare volontari del soccorso della CRI.
Domenica 14: (Mattino) Esercitazioni e Debriefing conclusivi
(seguirà il programma delle Esercitazioni)
Sede: Ex-Polveriera dell'Esercito di Marco di Rovereto (TN) - ora Area Addestrativa della Protezione Civile del Trentino
Date: 12-13-14 ottobre 2007
Programma giornaliero ed elenco dei Laboratori:
Venerdi 12: (pomeriggio) sono previsti gli arrivi ed accreditamenti
Sabato 13: Laboratori Didattici e Seminariali (in parallelo):
A. L’aiuto psicosociale nelle emergenze quotidiane. L’intervento sulla crisi.
B. L’impatto psicologico degli incidenti stradali sui giovani, i familiari i soccorritori dell’emergenza e del pronto soccorso: ricerche, ed esperienze sul campo.
C. Emergenze collettive: (parte prima) dalla valutazione dell’impatto psicosociale all’esame del danno psichico ed esistenziale del singolo; (parte seconda) l’esercitazione nazionale Valtellina 2007: l’esperienza degli psicologi dell’emergenza coordinati dall’Ordine della Lombardia
D. Il piano di intervento psicologico nelle maxiemergenze: dallo scenario al D.E.A (Dipartimento Emergenza e Accettazione).
E. L'informazione dei rischi alla popolazione prima, durante e dopo gli eventi
F. La comunità nelle emergenze: messa in sicurezza e gestione dei processi di cambiamento.
G. L'intervento nelle emergenze internazionali alla luce delle “Linee-guida sulla salute mentale e il supporto psicosociale nei contesti di emergenza” licenziato dallo IASC (Inter-Agency Standing Committee) della nazioni Unite.
H. Il lavoro psicologico con i bambini nelle emergenze. Lo zaino dell’emergenza)
I. I gruppi di pari tra gli operatori dell’emergenza.
J. L'utilizzo delle videoregistrazioni nelle simulate quale momento di riflessione e apprendimento sul Primo Colloquio in Emergenza
K. Tecniche di rielaborazione arteterapeutica degli stress acuti”.
L. Corso elementare di BLS (basic life support) pediatrico (mattino). Avvio al BLS per adulti (pomeriggio)
M. Corso base per psicologi che vogliono diventare volontari del soccorso della CRI.
Domenica 14: (Mattino) Esercitazioni e Debriefing conclusivi
(seguirà il programma delle Esercitazioni)
Ben ritrovati...
Ben ritrovati a tutti; il blog riprende le pubblicazioni dopo la pausa estiva.
L'autunno si presenta come molto densi di appuntamenti di "peso" per la psicologia dell'emergenza italiana, che riceveranno spazio in questa sede: convegni, congressi, incontri e, soprattutto, il 2° Campo-Scuola Nazionale di Protezione Civile degli Psicologi Italiani dell'Emergenza, che si terrà ad ottobre a Rovereto.
Il blog, come l'anno scorso, affiancherà l'attività di informazione organizzativa del Campo-Scuola. Tra oggi e domani, troverete online il programma di tutti i Laboratori Didattici previsti per il Campo.
E, nelle prossime settimane, anche l'elenco degli "appuntamenti autunnali" per tutti coloro che si interessano di Psicologia dell'Emergenza.
Buona ripresa di attività a tutti !
Luca Pezzullo
L'autunno si presenta come molto densi di appuntamenti di "peso" per la psicologia dell'emergenza italiana, che riceveranno spazio in questa sede: convegni, congressi, incontri e, soprattutto, il 2° Campo-Scuola Nazionale di Protezione Civile degli Psicologi Italiani dell'Emergenza, che si terrà ad ottobre a Rovereto.
Il blog, come l'anno scorso, affiancherà l'attività di informazione organizzativa del Campo-Scuola. Tra oggi e domani, troverete online il programma di tutti i Laboratori Didattici previsti per il Campo.
E, nelle prossime settimane, anche l'elenco degli "appuntamenti autunnali" per tutti coloro che si interessano di Psicologia dell'Emergenza.
Buona ripresa di attività a tutti !
Luca Pezzullo
24 luglio 2007
Due soccorritori morti
Purtroppo, ieri due soccorritori sono morti mentre prestavano la loro opera di solidarietà.
Il primo è un "soccorritore professionista", Andrea Golfera, pilota di un Canadair della Protezione Civile precipitato in Abruzzo in un'azione di spegnimento incendi.
Il secondo, Dragan Cigan, è un operaio bosniaco che a Roncade, alla foce del Piave, ha sacrificato la propria vita per salvare un bambino che stava per annegare. Dopo averlo salvato, è stato trascinato via dalle onde. Lascia la moglie e due bambini.
Eventi luttuosi come questi sono sempre sconfortanti.
Il primo è un "soccorritore professionista", Andrea Golfera, pilota di un Canadair della Protezione Civile precipitato in Abruzzo in un'azione di spegnimento incendi.
Il secondo, Dragan Cigan, è un operaio bosniaco che a Roncade, alla foce del Piave, ha sacrificato la propria vita per salvare un bambino che stava per annegare. Dopo averlo salvato, è stato trascinato via dalle onde. Lascia la moglie e due bambini.
Eventi luttuosi come questi sono sempre sconfortanti.
07 luglio 2007
Primo avviso per Rovereto / Campo-Scuola Nazionale di Psicologia dell'Emergenza
Come anticipato, la Federazione Nazionale e l'Associazione Trentina di Psicologi per i Popoli hanno iniziato a predisporre l'organizzazione della seconda edizione di questo grande evento della psicologia dell'emergenza italiana.
Ecco un estratto dell'avviso di preiscrizione, con le primissime informazioni.
CAMPO SCUOLA NAZIONALE di PROTEZIONE CIVILE PER GLI PSICOLOGI ITALIANI DELL'EMERGENZA
- QUANDO ?
Apertura venerdì pomeriggio del 12 ottobre, tutto il sabato 13 e fino al primo pomeriggio di domenica 14 ottobre 2007.
- DOVE ?
Come l'anno scorso: nell'eccellente scenario dell'ex Polveriera dell'Esercito di Marco di Rovereto (Trento), ora attrezzatissima Area Esercitativa della Protezione Civile e della Croce Rossa del Trentino.
- CON CHI ?
All'iniziativa aderiscono e collaborano associazioni italiane in psicologia dell'emergenza, scuole di formazione del settore e le altre forze di Protezione Civile del Trentino.
Come l'anno scorso è previsto il Patrocinio della Protezione Civile Nazionale, con la
presenza di alcuni alti funzionari.
- A FARE COSA ?
Il programma è quello già felicemente sperimentato: arrivo nella serata di venerdì 12 ottobre per la cena, la giornata di sabato 13 sarà dedicata ai Laboratori formativi e la mattinata di domenica 14 alle esercitazioni-simulazioni.
Si termina con il pranzo.
Stiamo mettendo a punto il programma dei laboratori, su temi quali:
A) Emergenze quotidiane (incidenti) ed intervento psicologico
B) La Comunità nel post-disastro
C) L'intervento nelle emergenze internazionali alla luce delle "Linee-guida sulla salute mentale e il supporto psicosociale nei contesti di emergenza", sviluppate qualche mese fa dallo IASC.
D) Il lavoro psicologico con i bambini nelle emergenze.
E) Un corso elementare per non sanitari di BLS (Basic Life Support) pediatrico.
F) Un corso per "simulanti".
G) (in ipotesi) I vari modelli di intervento psicoterapeutico per il post-emergenza.
H) I profili psicologici nel campo della comunicazione in emergenza.
Sono inoltre in preparazione numerose esercitazioni, simulate ed "eventi speciali".
NOTE ORGANIZZATIVE:
La partecipazione avrà il solo limite di 250 presenze, secondo le seguenti priorità:
1. appartenenza ad un'associazione di psicologi dell'emergenza;
2. possesso di un titolo di formazione in psicologia dell'emergenza;
3. frequenza attuale ad scuola di formazione in psicologia dell'emergenza;
4. tutti gli altri.
La decisione sull'ordine di priorità è riservata agli organizzatori, e sarà comunicata entro il 15 settembre.
Il contributo, a titolo di oblazione volontaria, per le spese, comprensive di vitto, alloggio, partecipazione ai laboratori, materiale di segreteria è suggerito in 30,00 Euro.
L'iscrizione ai Laboratori formativi da parte dei partecipanti verrà perfezionata dopo il 15 settembre.
Per informazioni ed iscrizioni: Psicologi per i Popoli
Ecco un estratto dell'avviso di preiscrizione, con le primissime informazioni.
CAMPO SCUOLA NAZIONALE di PROTEZIONE CIVILE PER GLI PSICOLOGI ITALIANI DELL'EMERGENZA
- QUANDO ?
Apertura venerdì pomeriggio del 12 ottobre, tutto il sabato 13 e fino al primo pomeriggio di domenica 14 ottobre 2007.
- DOVE ?
Come l'anno scorso: nell'eccellente scenario dell'ex Polveriera dell'Esercito di Marco di Rovereto (Trento), ora attrezzatissima Area Esercitativa della Protezione Civile e della Croce Rossa del Trentino.
- CON CHI ?
All'iniziativa aderiscono e collaborano associazioni italiane in psicologia dell'emergenza, scuole di formazione del settore e le altre forze di Protezione Civile del Trentino.
Come l'anno scorso è previsto il Patrocinio della Protezione Civile Nazionale, con la
presenza di alcuni alti funzionari.
- A FARE COSA ?
Il programma è quello già felicemente sperimentato: arrivo nella serata di venerdì 12 ottobre per la cena, la giornata di sabato 13 sarà dedicata ai Laboratori formativi e la mattinata di domenica 14 alle esercitazioni-simulazioni.
Si termina con il pranzo.
Stiamo mettendo a punto il programma dei laboratori, su temi quali:
A) Emergenze quotidiane (incidenti) ed intervento psicologico
B) La Comunità nel post-disastro
C) L'intervento nelle emergenze internazionali alla luce delle "Linee-guida sulla salute mentale e il supporto psicosociale nei contesti di emergenza", sviluppate qualche mese fa dallo IASC.
D) Il lavoro psicologico con i bambini nelle emergenze.
E) Un corso elementare per non sanitari di BLS (Basic Life Support) pediatrico.
F) Un corso per "simulanti".
G) (in ipotesi) I vari modelli di intervento psicoterapeutico per il post-emergenza.
H) I profili psicologici nel campo della comunicazione in emergenza.
Sono inoltre in preparazione numerose esercitazioni, simulate ed "eventi speciali".
NOTE ORGANIZZATIVE:
La partecipazione avrà il solo limite di 250 presenze, secondo le seguenti priorità:
1. appartenenza ad un'associazione di psicologi dell'emergenza;
2. possesso di un titolo di formazione in psicologia dell'emergenza;
3. frequenza attuale ad scuola di formazione in psicologia dell'emergenza;
4. tutti gli altri.
La decisione sull'ordine di priorità è riservata agli organizzatori, e sarà comunicata entro il 15 settembre.
Il contributo, a titolo di oblazione volontaria, per le spese, comprensive di vitto, alloggio, partecipazione ai laboratori, materiale di segreteria è suggerito in 30,00 Euro.
L'iscrizione ai Laboratori formativi da parte dei partecipanti verrà perfezionata dopo il 15 settembre.
Per informazioni ed iscrizioni: Psicologi per i Popoli
8.000 visite...
Oggi, controllando, ho visto che il blog ha superato le 8.000 visite, crescendo con rapidità notevole da un anno a questa parte... grazie a tutti :-)
Fra poco, inserirò un paio di notizie interessanti...
Luca
Fra poco, inserirò un paio di notizie interessanti...
Luca
02 luglio 2007
Ermete Ronchi
Purtroppo, un'altra notizia di lutto per la psicologia italiana.
Sabato scorso è deceduto a Tortona, in un incidente stradale, Ermete Ronchi, uno dei più noti psicosocioanalisti italiani.
Aurelia Galletti, altra nota collega, è rimasta ferita nello stesso incidente.
Animatore instancabile di Ariele Psicoterapia di Brescia, Ermete era uno dei più attivi soci della COIRAG, la Confederazione italiana delle associazioni scientifiche interessate ai gruppi.
Partecipo al lutto della famiglia e dei colleghi.
Sabato scorso è deceduto a Tortona, in un incidente stradale, Ermete Ronchi, uno dei più noti psicosocioanalisti italiani.
Aurelia Galletti, altra nota collega, è rimasta ferita nello stesso incidente.
Animatore instancabile di Ariele Psicoterapia di Brescia, Ermete era uno dei più attivi soci della COIRAG, la Confederazione italiana delle associazioni scientifiche interessate ai gruppi.
Partecipo al lutto della famiglia e dei colleghi.
22 giugno 2007
ISTSS e Rovereto
Due brevi news...
1. L'ISTSS (International Society for Traumatic Stress Studies), la più importante società scientifica internazionale in ambito psicotraumatologico, sta riorganizzando la sezione del suo sito relativa alle "risorse per i clinici".
Il lavoro è ancora in itinere, ma iniziano ad essere disponibili una serie di schede informative sui principali presidi diagnostici con adulti e bambini, utili per una veloce panoramica:
Resources for Clinicians
2. II° Campo-Scuola Nazionale di Psicologia dell'Emergenza della Protezione Civile (Rovereto, TN): il Campo-Scuola, che punta a ripetere il grande successo della prima edizione tenuta l'anno scorso (oltre 300 psicologi dell'emergenza provenienti da tutta Italia), si terrà anche quest'anno presso la grande area esercitativa dell'ex-Polveriera di Marco di Rovereto (TN), dal 12 al 14 ottobre 2007.
L'organizzazione, a cura di Psicologi per i Popoli, sta iniziando a predisporre i primi "draft" del programma, che nelle prossime settimane saranno resi disponibili per tutti gli interessati.
A presto,
Luca
1. L'ISTSS (International Society for Traumatic Stress Studies), la più importante società scientifica internazionale in ambito psicotraumatologico, sta riorganizzando la sezione del suo sito relativa alle "risorse per i clinici".
Il lavoro è ancora in itinere, ma iniziano ad essere disponibili una serie di schede informative sui principali presidi diagnostici con adulti e bambini, utili per una veloce panoramica:
Resources for Clinicians
2. II° Campo-Scuola Nazionale di Psicologia dell'Emergenza della Protezione Civile (Rovereto, TN): il Campo-Scuola, che punta a ripetere il grande successo della prima edizione tenuta l'anno scorso (oltre 300 psicologi dell'emergenza provenienti da tutta Italia), si terrà anche quest'anno presso la grande area esercitativa dell'ex-Polveriera di Marco di Rovereto (TN), dal 12 al 14 ottobre 2007.
L'organizzazione, a cura di Psicologi per i Popoli, sta iniziando a predisporre i primi "draft" del programma, che nelle prossime settimane saranno resi disponibili per tutti gli interessati.
A presto,
Luca
03 giugno 2007
Una triste notizia per la psicologia dell'emergenza italiana
Una triste notizia per la psicologia dell'emergenza italiana: sabato 2 giugno è venuta a mancare, dopo una lunga malattia, la Prof.ssa Vanna Axia, Ordinaria di Psicologia dello Sviluppo e Direttrice del Master di Psicotraumatologia e Psicologia dell'Emergenza dell'Università degli Studi di Padova.
Il Master, da lei curato per anni, rappresenta uno dei principali punti di formazione e ricerca in quest'ambito, ed aveva già formato decine di professionisti qualificati.
La sua opera di cura e promozione intelligente aveva permesso al Master di crescere ed adeguarsi continuamente alle evoluzioni del settore.
Tra gli altri suoi meriti in questo settore, l'inserimento della materia della Psicologia dell'Emergenza nei corsi di studio regolari della Facoltà di Psicologia, e la recentissima pubblicazione del bel volume "Emergenza e Psicologia", Il Mulino, 2006.
Fuori dal campo dell'emergenza, la sua attività di ricerca in un settore delicato ed importante come quello della psico-oncologia pediatrica l'aveva resa nota anche fuori dai confini nazionali.
Grazie - davvero - per tutto quello che ci hai dato, Vanna.
...Come ti firmavi sempre:
Ciao, Prof.
Luca
Il Master, da lei curato per anni, rappresenta uno dei principali punti di formazione e ricerca in quest'ambito, ed aveva già formato decine di professionisti qualificati.
La sua opera di cura e promozione intelligente aveva permesso al Master di crescere ed adeguarsi continuamente alle evoluzioni del settore.
Tra gli altri suoi meriti in questo settore, l'inserimento della materia della Psicologia dell'Emergenza nei corsi di studio regolari della Facoltà di Psicologia, e la recentissima pubblicazione del bel volume "Emergenza e Psicologia", Il Mulino, 2006.
Fuori dal campo dell'emergenza, la sua attività di ricerca in un settore delicato ed importante come quello della psico-oncologia pediatrica l'aveva resa nota anche fuori dai confini nazionali.
Grazie - davvero - per tutto quello che ci hai dato, Vanna.
...Come ti firmavi sempre:
Ciao, Prof.
Luca
30 maggio 2007
Forze Armate Canadesi, Dispatches e le Stress Injuries
Molte Forze Armate di vari paesi, negli ultimi anni, hanno iniziato a focalizzarsi sempre di più sul tema degli "operational stress" per i propri componenti, e sul rischio di traumatizzazioni dirette o vicarie cui gli stessi sono particolarmente esposti.
Spesso, il tema delle sequele emotive negative, o addirittura dei traumi, è stato considerato come un tema di cui "parlare poco", nell'ambito delle Forze Armate; con l'unico effetto di aggiungere un "tabù istituzionale" al già faticoso compito di fare i conti con le non sempre facili conseguenze emotive di alcuni incarichi operativi.
Fortunatamente, la gestione delle Combat Stress Reactions ha avuto sviluppi tutto sommato positivi nel periodo più recente.
Le Forze Armate Canadesi, su questo versante, si pongono molto avanti.
Nel 2004, un numero monografico di Dispatches (una rivista ufficiale di aggiornamento tecnico-professionale per i componenti delle Forze Armate) è stato dedicato interamente a esplicitare, con trasparenza, correttezza e apprezzabile chiarezza, il tema delle Stress Injuries al personale militare.
Apprezzabile, di questa bella pubblicazione, non solo il livello di "solida divulgazione", non solo il tranquillo coraggio espositivo di una tematica spesso "rimossa" nei contesti militari, ma anche la scelta esplicita di uscire dal mainstream "psichiatrico-patologizzante" del PTSD, decidendo espressamente di non focalizzarsi troppo su tale struttura sindromica, già sovrarappresentata nella pubblicistica di settore.
Dispatches ci presenta quindi una quarantina di pagine di riflessioni, suggerimenti, dati, esemplificazioni che riescono (quasi) sempre a sfuggire a quella che è stata ben definita la "tirannia del trauma" (ovvero la necessità, quando di parla di emergenza, di leggere tutto e solo in termini di "traumi strutturati", quando il trauma vero e proprio è in realtà un'evenienza rara).
Il messaggio di fondo è chiaro: la psicologia dell'emergenza, anche in ambito militare, non può e non deve mai essere riduttivamente confusa con la semplice psicotraumatologia o l'onnipresente "PTSD", perchè è qualcosa di molto più ampio, complesso ed articolato.
Insomma, dovremmo tutti prendere lezione di equilibrio espositivo, di correttezza metateorica e di "buona pratica clinica" dai militari canadesi.
Spesso, il tema delle sequele emotive negative, o addirittura dei traumi, è stato considerato come un tema di cui "parlare poco", nell'ambito delle Forze Armate; con l'unico effetto di aggiungere un "tabù istituzionale" al già faticoso compito di fare i conti con le non sempre facili conseguenze emotive di alcuni incarichi operativi.
Fortunatamente, la gestione delle Combat Stress Reactions ha avuto sviluppi tutto sommato positivi nel periodo più recente.
Le Forze Armate Canadesi, su questo versante, si pongono molto avanti.
Nel 2004, un numero monografico di Dispatches (una rivista ufficiale di aggiornamento tecnico-professionale per i componenti delle Forze Armate) è stato dedicato interamente a esplicitare, con trasparenza, correttezza e apprezzabile chiarezza, il tema delle Stress Injuries al personale militare.
Apprezzabile, di questa bella pubblicazione, non solo il livello di "solida divulgazione", non solo il tranquillo coraggio espositivo di una tematica spesso "rimossa" nei contesti militari, ma anche la scelta esplicita di uscire dal mainstream "psichiatrico-patologizzante" del PTSD, decidendo espressamente di non focalizzarsi troppo su tale struttura sindromica, già sovrarappresentata nella pubblicistica di settore.
Dispatches ci presenta quindi una quarantina di pagine di riflessioni, suggerimenti, dati, esemplificazioni che riescono (quasi) sempre a sfuggire a quella che è stata ben definita la "tirannia del trauma" (ovvero la necessità, quando di parla di emergenza, di leggere tutto e solo in termini di "traumi strutturati", quando il trauma vero e proprio è in realtà un'evenienza rara).
Il messaggio di fondo è chiaro: la psicologia dell'emergenza, anche in ambito militare, non può e non deve mai essere riduttivamente confusa con la semplice psicotraumatologia o l'onnipresente "PTSD", perchè è qualcosa di molto più ampio, complesso ed articolato.
Insomma, dovremmo tutti prendere lezione di equilibrio espositivo, di correttezza metateorica e di "buona pratica clinica" dai militari canadesi.
24 maggio 2007
Convegno di Longarone
Importante Convegno Internazionale a Longarone
A Longarone (BL), la cittadina distrutta durante la tragedia del Vajont del 1963, si terrà il prossimo 8-9 novembre un importante convegno internazionale sulle conseguenze fisiche e psicologiche dei traumi estremi, organizzato dalla Fondazione Vajont e dal Dipartimento di Neuroscienze dell'Università degli Studi di Padova.
Il panel dei relatori è ricco e prestigioso, e l'appuntamento di preannuncia come uno dei più rilevanti incontri italiani di settore.
Trovate maggiori indicazioni ed il primo draft informativo sul sito di Psicologi per i Popoli - Regione Veneto, dove potete scaricare direttamente la Locandina.
A Longarone (BL), la cittadina distrutta durante la tragedia del Vajont del 1963, si terrà il prossimo 8-9 novembre un importante convegno internazionale sulle conseguenze fisiche e psicologiche dei traumi estremi, organizzato dalla Fondazione Vajont e dal Dipartimento di Neuroscienze dell'Università degli Studi di Padova.
Il panel dei relatori è ricco e prestigioso, e l'appuntamento di preannuncia come uno dei più rilevanti incontri italiani di settore.
Trovate maggiori indicazioni ed il primo draft informativo sul sito di Psicologi per i Popoli - Regione Veneto, dove potete scaricare direttamente la Locandina.
15 maggio 2007
Darfur is Dying e StopDisasters - Ethical Games
La Crisi del Darfur è ormai nota come una delle più grandi tragedie attualmente in corso al mondo, con centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi che lottano per sopravvivere in condizioni spesso disperate, con le Organizzazioni di Soccorso in serie difficoltà.
Sul Blog se ne è già parlato; adesso è uscito anche un piccolo, ma prezioso, "Serious Game" reso disponibile in rete, prodotto col fine sia di sensibilizzare i navigatori su quanto sta avvenendo, sia di fornire una sorta di "introduzione interattiva" alla vita ed al funzionamento di un Campo Profughi nel Sudan (semplice, ma curato e molto interessante per coloro che si vogliono occupare di cooperazione internazionale).
La simulazione si chiama Darfur is Dying, ed è gratuitamente accessibile qui:
Darfur is Dying
I "Serious Games", o "Ethical Games", sono una sorta di videogiochi sviluppati con intenti totalmente diversi dal solito: lo scopo non è "intrattenere", ma permettere di comprendere o sperimentare alcune dinamiche e processi "del mondo reale", con scopo educativo (la maggior parte sono infatti rivolti agli studenti delle scuole o università).
Tra di essi, alcuni si riferiscono in particolare al settore delle emergenze: uno di questi è StopDisasters, una simulazione davvero interessante a scopi educativi, sulla prevenzione dei disastri naturali attraverso una attenta gestione e pianificazione del territorio. E' un giochino simpatico, e che permette di imparare diverse piccole cose, in maniera interattiva, sulle difficoltà di far quadrare i conti, sviluppare l'economia e pianificare la protezione del territorio in aree a rischio.
Dategli un'occhiata !
Luca
Sul Blog se ne è già parlato; adesso è uscito anche un piccolo, ma prezioso, "Serious Game" reso disponibile in rete, prodotto col fine sia di sensibilizzare i navigatori su quanto sta avvenendo, sia di fornire una sorta di "introduzione interattiva" alla vita ed al funzionamento di un Campo Profughi nel Sudan (semplice, ma curato e molto interessante per coloro che si vogliono occupare di cooperazione internazionale).
La simulazione si chiama Darfur is Dying, ed è gratuitamente accessibile qui:
Darfur is Dying
I "Serious Games", o "Ethical Games", sono una sorta di videogiochi sviluppati con intenti totalmente diversi dal solito: lo scopo non è "intrattenere", ma permettere di comprendere o sperimentare alcune dinamiche e processi "del mondo reale", con scopo educativo (la maggior parte sono infatti rivolti agli studenti delle scuole o università).
Tra di essi, alcuni si riferiscono in particolare al settore delle emergenze: uno di questi è StopDisasters, una simulazione davvero interessante a scopi educativi, sulla prevenzione dei disastri naturali attraverso una attenta gestione e pianificazione del territorio. E' un giochino simpatico, e che permette di imparare diverse piccole cose, in maniera interattiva, sulle difficoltà di far quadrare i conti, sviluppare l'economia e pianificare la protezione del territorio in aree a rischio.
Dategli un'occhiata !
Luca
11 maggio 2007
"Sopravvivere alla Strada"
Incontro sugli incidenti stradali il 29 maggio
L' Unità di Ricerca in Psicologia dell'Emergenza dell'Università Cattolica di Milano promuove, il 29 maggio p.v., un'iniziativa sulle conseguenze psicologiche degli incidenti stradali.
Aula Maria Immacolata, Università Cattolica del Sacro Cuore - Largo Gemelli 1, Milano
Ore: 15,00 – 18,30
15,00 Saluto e introduzione - Prof. Enrico Molinari
15,30 Famiglie ed incidenti stradali: risultati di ricerca - Dr.ssa Marilena Tettamanzi
16,15 Quando il dolore cresce - Prof. Fabio Sbattella
17,00 Strategie di supporto: i gruppi di mutuo-aiuto- Dr.Enrico Cazzaniga
17,45 Tavola rotonda
La sera, nella vicina sede delle suore Orsoline di Via Lanzone, si confronteranno esperti, familiari, vittime della strada e tutte le persone sensibili al tema.
Maggiori informazioni qui.
L' Unità di Ricerca in Psicologia dell'Emergenza dell'Università Cattolica di Milano promuove, il 29 maggio p.v., un'iniziativa sulle conseguenze psicologiche degli incidenti stradali.
Aula Maria Immacolata, Università Cattolica del Sacro Cuore - Largo Gemelli 1, Milano
Ore: 15,00 – 18,30
15,00 Saluto e introduzione - Prof. Enrico Molinari
15,30 Famiglie ed incidenti stradali: risultati di ricerca - Dr.ssa Marilena Tettamanzi
16,15 Quando il dolore cresce - Prof. Fabio Sbattella
17,00 Strategie di supporto: i gruppi di mutuo-aiuto- Dr.Enrico Cazzaniga
17,45 Tavola rotonda
La sera, nella vicina sede delle suore Orsoline di Via Lanzone, si confronteranno esperti, familiari, vittime della strada e tutte le persone sensibili al tema.
Maggiori informazioni qui.
08 maggio 2007
Una bella notizia...
Una bella, ottima, notizia per il settore... il Campo-Scuola Nazionale di Protezione Civile degli Psicologi dell'Emergenza verrà organizzato anche quest'anno, sempre a Rovereto, a metà ottobre.
La prima edizione, voluta da Luigi Ranzato e tenuta nel 2006, si è di fatto configurata come l'evento formativo-esperienziale più importante e "trasversale" della breve storia della psicologia dell'emergenza italiana: 300 psicologi dell'emergenza, provenienti da tutta Italia ed esponenti delle più diverse associazioni, gruppi ed istituzioni, si sono confrontati intensivamente in laboratori didattici e simulazioni realistiche per diversi giorni.
Visto il successo e l'importanza dell'evento dell'anno scorso, anche quest'anno la Protezione Civile del Trentino e la Federazione Nazionale di Psicologi per i Popoli hanno rinnovato la disponibilità organizzativa; a breve, sia su questo spazio che sui siti di Psicologi per i Popoli, inizieranno ad essere inseriti i primi "draft" di programma.
La prima edizione, voluta da Luigi Ranzato e tenuta nel 2006, si è di fatto configurata come l'evento formativo-esperienziale più importante e "trasversale" della breve storia della psicologia dell'emergenza italiana: 300 psicologi dell'emergenza, provenienti da tutta Italia ed esponenti delle più diverse associazioni, gruppi ed istituzioni, si sono confrontati intensivamente in laboratori didattici e simulazioni realistiche per diversi giorni.
Visto il successo e l'importanza dell'evento dell'anno scorso, anche quest'anno la Protezione Civile del Trentino e la Federazione Nazionale di Psicologi per i Popoli hanno rinnovato la disponibilità organizzativa; a breve, sia su questo spazio che sui siti di Psicologi per i Popoli, inizieranno ad essere inseriti i primi "draft" di programma.
02 maggio 2007
Convegno di Roma
Aggiornato il programma:
E' stato aggiornato definitivamente il programma del Convegno cui accennavo qualche giorno fa.
Il 19 maggio, presso la sede del Comando Polizia Stradale di Roma, Psicologi per i Popoli-Lazio organizza la giornata convegnistica: "L'Assistenza Psicologica agli Operatori del Soccorso: pratiche a confronto", con la partecipazione di relatori ed funzionari di Polizia di Stato, Protezione Civile, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco, Croce Rossa Italiana ed altri Enti di soccorso.
Può essere una buona occasione per riflettere su quanto il discorso psy- sta iniziando ad articolarsi all'interno di istituzioni che, fino a qualche anno fa, lo guardavano con una certa perplessità.
La partecipazione è gratuita, previa iscrizione; informazioni e programma su:
http://www.psicologiperipopoli-lazio.org/
Un saluto,
Luca
E' stato aggiornato definitivamente il programma del Convegno cui accennavo qualche giorno fa.
Il 19 maggio, presso la sede del Comando Polizia Stradale di Roma, Psicologi per i Popoli-Lazio organizza la giornata convegnistica: "L'Assistenza Psicologica agli Operatori del Soccorso: pratiche a confronto", con la partecipazione di relatori ed funzionari di Polizia di Stato, Protezione Civile, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco, Croce Rossa Italiana ed altri Enti di soccorso.
Può essere una buona occasione per riflettere su quanto il discorso psy- sta iniziando ad articolarsi all'interno di istituzioni che, fino a qualche anno fa, lo guardavano con una certa perplessità.
La partecipazione è gratuita, previa iscrizione; informazioni e programma su:
http://www.psicologiperipopoli-lazio.org/
Un saluto,
Luca
27 aprile 2007
Convegno "Supporto ai Soccorritori"
Il 19 maggio Psicologi per i Popoli del Lazio organizza a Roma, presso la sede della Polizia Stradale, una intensa giornata convegnistica sul supporto psicologico ai soccorritori (Forze dell'Ordine, Volontari, Vigili del Fuoco, etc.).
Sia l'attualità del tema che la "densità" del programma lo rendono un convegno potenzialmente interessante per coloro che si interessano di quest'area di ricerca ed applicazione. Date un'occhiata al programma !
Luca
Sia l'attualità del tema che la "densità" del programma lo rendono un convegno potenzialmente interessante per coloro che si interessano di quest'area di ricerca ed applicazione. Date un'occhiata al programma !
Luca
18 aprile 2007
PTSD 101, finalmente !
Finalmente, dopo lunga attesa ed alcuni rinvii, sono stati resi pubblici i materiali del progetto PTSD101, del National Center for Post-Traumatic Stress Disorders statunitense, di cui avevo già parlato sul blog.
I materiali formativi, disponibili in versione standard o con accompagnamento audio (mp3), ad una prima e rapida scorsa sembrano essere valsi l'attesa: ampi, chiari, aggiornati e di elevato livello scientifico.
Dategli un'occhiata !
I materiali formativi, disponibili in versione standard o con accompagnamento audio (mp3), ad una prima e rapida scorsa sembrano essere valsi l'attesa: ampi, chiari, aggiornati e di elevato livello scientifico.
Dategli un'occhiata !
11 aprile 2007
Iniziativa sul Darfur
La Crisi del Darfur ha assunto delle proporzioni impressionanti.
Il genocidio commesso dalle milizie Janjaweed ai danni della popolazione dell'area ha costretto milioni (milioni!) di persone ad una rilocazione forzata nelle aree al confine con il Ciad, dove la tensione sta aumentando (è notizia recente degli scontri armati sul confine tra esercito sudanese e ciadiano), e le organizzazioni umanitarie (nonostante i loro grossi sforzi) faticano a fornire assistenza alle centinaia di migliaia di persone distribuite in numerosi campi di accoglienza. Le condizioni di "vita" della popolazione hanno ormai assunto toni che definire drammatici è un eufemismo, nella relativa inattenzione dei media e di parte della comunità internazionale.
Certo, di Darfur ogni tanto in TV si parla, ma molto meno di quanto si dovrebbe viste le dimensioni della crisi (e molto meno di Vallettopoli...)
Trecentomila morti e centinaia di villaggi distrutti in pochi mesi sono invece un dato impressionante, che testimoniano di una vera e propria pulizia etnica in corso. Si deve forse tornare ai tempi del genocidio Rwandese e della guerra civile del Congo per trovare degli analoghi funzionali (seppur nella diversità delle condizioni).
GoogleEarth, il famoso servizio di visualizzazione del pianeta tramite immagini satellitari, ha avviato un programma di sensibilizzazione ed informazione sulla questione del Darfur, attraverso un accordo con lo statunitense Museo dell'Olocausto (USHMM). Attraverso un layer aggiuntivo a GoogleEarth è possibile approfondire in maniera notevole la tematica; il tutto in maniera gratuita, veloce, semplicissima.
Le immagini satellitari dettagliate, riccamente commentate e perfettamente integrate con numerose testimonianze, foto e video, permettono di rendersi conto dell'incredibile estensione della tragedia e degli effetti che sta avendo in un'ampia regione africana.
Una lode a Google Earth, che dimostra come un'applicazione da molti scaricata solo per "curiosità" o divertimento possa diventare al contempo un fondamentale strumento di informazione ed una modalità di sensibilizzazione attiva su problemi di questa portata.
Tutte le informazioni qui:
http://www.ushmm.org/googleearth/
Il genocidio commesso dalle milizie Janjaweed ai danni della popolazione dell'area ha costretto milioni (milioni!) di persone ad una rilocazione forzata nelle aree al confine con il Ciad, dove la tensione sta aumentando (è notizia recente degli scontri armati sul confine tra esercito sudanese e ciadiano), e le organizzazioni umanitarie (nonostante i loro grossi sforzi) faticano a fornire assistenza alle centinaia di migliaia di persone distribuite in numerosi campi di accoglienza. Le condizioni di "vita" della popolazione hanno ormai assunto toni che definire drammatici è un eufemismo, nella relativa inattenzione dei media e di parte della comunità internazionale.
Certo, di Darfur ogni tanto in TV si parla, ma molto meno di quanto si dovrebbe viste le dimensioni della crisi (e molto meno di Vallettopoli...)
Trecentomila morti e centinaia di villaggi distrutti in pochi mesi sono invece un dato impressionante, che testimoniano di una vera e propria pulizia etnica in corso. Si deve forse tornare ai tempi del genocidio Rwandese e della guerra civile del Congo per trovare degli analoghi funzionali (seppur nella diversità delle condizioni).
GoogleEarth, il famoso servizio di visualizzazione del pianeta tramite immagini satellitari, ha avviato un programma di sensibilizzazione ed informazione sulla questione del Darfur, attraverso un accordo con lo statunitense Museo dell'Olocausto (USHMM). Attraverso un layer aggiuntivo a GoogleEarth è possibile approfondire in maniera notevole la tematica; il tutto in maniera gratuita, veloce, semplicissima.
Le immagini satellitari dettagliate, riccamente commentate e perfettamente integrate con numerose testimonianze, foto e video, permettono di rendersi conto dell'incredibile estensione della tragedia e degli effetti che sta avendo in un'ampia regione africana.
Una lode a Google Earth, che dimostra come un'applicazione da molti scaricata solo per "curiosità" o divertimento possa diventare al contempo un fondamentale strumento di informazione ed una modalità di sensibilizzazione attiva su problemi di questa portata.
Tutte le informazioni qui:
http://www.ushmm.org/googleearth/
12 marzo 2007
Link enciclopedico...
Siete interessati a saperne di più sugli aspetti gestionali, geografici e funzionali dei disastri e delle calamità (sia naturali che "man-made") ?
Del resto, anche lo psicologo dell'emergenza non può non avere una competenza di base anche su questi aspetti "tecnici" di base, essenziali nella comprensione e gestione delle situazioni di calamità... pena venirne più disorientato di coloro che vorrebbe sostenere e supportare...
Oltre alle letture classiche (i vari Alexander, Smith, Turner-Pidgeon, etc.), vi segnalo quindi questo eccellente link web "enciclopedico", ben organizzato per categorie, e con una quantità di risorse tematiche selezionate davvero impressionante:
http://www.cbsnews.com/digitaldan/disaster/disasters.shtml
Non fatevi trarre in inganno dal "cbsnews": non è una risorsa di tipo giornalistico, è proprio una raccolta selezionata di risorse tecnico-informative di alto livello (anche se un pò USA-centriche; sono scarse le risorse europee, ma ciò nonostante...)
Buono studio !
Luca
Del resto, anche lo psicologo dell'emergenza non può non avere una competenza di base anche su questi aspetti "tecnici" di base, essenziali nella comprensione e gestione delle situazioni di calamità... pena venirne più disorientato di coloro che vorrebbe sostenere e supportare...
Oltre alle letture classiche (i vari Alexander, Smith, Turner-Pidgeon, etc.), vi segnalo quindi questo eccellente link web "enciclopedico", ben organizzato per categorie, e con una quantità di risorse tematiche selezionate davvero impressionante:
http://www.cbsnews.com/digitaldan/disaster/disasters.shtml
Non fatevi trarre in inganno dal "cbsnews": non è una risorsa di tipo giornalistico, è proprio una raccolta selezionata di risorse tecnico-informative di alto livello (anche se un pò USA-centriche; sono scarse le risorse europee, ma ciò nonostante...)
Buono studio !
Luca
28 febbraio 2007
Meeting di Lonigo - Protezione Civile
Siete in Veneto a metà marzo ?
Fate un salto al Meeting di Lonigo (VI), uno dei più importanti appuntamenti nazionali nell'ambito delle tecniche, organizzazioni ed equipaggiamenti di Protezione Civile.
Decine di corsi, gruppi, esposizioni, stand per una "due giorni" davvero intensa ed interessante, tutta dedicata ai "gialli".
Luca
Fate un salto al Meeting di Lonigo (VI), uno dei più importanti appuntamenti nazionali nell'ambito delle tecniche, organizzazioni ed equipaggiamenti di Protezione Civile.
Decine di corsi, gruppi, esposizioni, stand per una "due giorni" davvero intensa ed interessante, tutta dedicata ai "gialli".
Luca
27 febbraio 2007
PILOTS e strumenti per la ricerca scientifica in psicotraumatologia
Tra le risorse scientifiche più importanti per chi si occupa di psicotraumatologia e psicologia dell'emergenza, sia per ricerca che per applicazione clinica, c'e' sicuramente PILOTS, il più grande database mondiale di articoli scientifici pubblicati sul tema del trauma psichico e degli stress post-traumatici.
Il database raccoglie migliaia di articoli pubblicati sui più rilevanti journals e rassegne peer-reviewed di tutto il mondo, e permette quindi di condurre ricerche specialistiche molto approfondite.
PILOTS è supportato dal National Center for Post-Traumatic Stress Disorder della Veteran's Administration Statunitense; mette comunque a disposizione moltissimi materiali anche non direttamente legati ai temi di psicotraumatologia militare.
Il suo uso è libero e gratuito; da questo link, potete accedere direttamente alla consultazione del Database.
Rimane ovviamente sempre valido il suggerimento di usare anche Google Scholar, la versione specializzata di Google per la ricerca di articoli scientifici, per gli studi in questo ambito. Immaginate la stessa potenza e precisione di ricerca di Google, applicata in maniera ultraspecialistica agli articoli scientifici... assolutamente da provare !
Luca
Il database raccoglie migliaia di articoli pubblicati sui più rilevanti journals e rassegne peer-reviewed di tutto il mondo, e permette quindi di condurre ricerche specialistiche molto approfondite.
PILOTS è supportato dal National Center for Post-Traumatic Stress Disorder della Veteran's Administration Statunitense; mette comunque a disposizione moltissimi materiali anche non direttamente legati ai temi di psicotraumatologia militare.
Il suo uso è libero e gratuito; da questo link, potete accedere direttamente alla consultazione del Database.
Rimane ovviamente sempre valido il suggerimento di usare anche Google Scholar, la versione specializzata di Google per la ricerca di articoli scientifici, per gli studi in questo ambito. Immaginate la stessa potenza e precisione di ricerca di Google, applicata in maniera ultraspecialistica agli articoli scientifici... assolutamente da provare !
Luca
12 febbraio 2007
Nuove risorse online
Il National Center for Post-Traumatic Stress Disorder della Veteran Administration statunitense, uno dei principali repertori di risorse bibliografiche ed online sul tema dell'ASD/PTSD, sta per mettere a disposizione dei professionisti sanitari una nuova importante risorsa online, di tipo E-Learning, relativa alla psicopatologia, diagnostica e clinica del PTSD.
Il programma educativo, definito "PTSD 101" (dal codice dei corsi introduttivi delle diverse discipline nelle università statunitensi), sarà disponibile sul sito del NCPTSD già a partire da questo mese.
Sempre sul sito del NCPTSD si suggerisce la consultazione della ampia e ben articolata Iraq War Clinician Guide (giunta alla seconda edizione, con molto materiale clinico di interesse) e del (molto più sintetico ed essenziale) Psychological First Aid Manual.
Il programma educativo, definito "PTSD 101" (dal codice dei corsi introduttivi delle diverse discipline nelle università statunitensi), sarà disponibile sul sito del NCPTSD già a partire da questo mese.
Sempre sul sito del NCPTSD si suggerisce la consultazione della ampia e ben articolata Iraq War Clinician Guide (giunta alla seconda edizione, con molto materiale clinico di interesse) e del (molto più sintetico ed essenziale) Psychological First Aid Manual.
24 gennaio 2007
Rieccomi...
Rieccomi... :-)
Dopo una pausa di quasi un paio di mesi, riprendono da oggi gli aggiornamenti regolari del Blog Psicologia dell'Emergenza.
Mi scuso per il prolungato periodo di "quiete", ma il superlavoro di questo periodo non mi ha purtroppo permesso di dedicare molto tempo alle attività "extra".
Parto subito con un paio di segnalazioni di materiali interessanti:
1. Unseen Trauma in Iraq and Afghanistan Veterans
E' un interessante articolo, anche se di tipo giornalistico, sull'epidemiologia dei disturbi post-traumatici nel personale militare statunitense proiettato nei teatri operativi medio-orientali (tema già affrontato con la citazione di altri articoli nel Blog).
Il tema del PTSD nel personale militare è uno dei temi classici della psicotraumatologia applicata, ed in questo periodo è al centro dell'attenzione nei circoli sanitari militari statunitensi.
I pur ben organizzati sistemi di "stress control" e di "post-deployment PTSD treatment" delle forze armate statunitensi sono messi a dura prova dal massiccio numero di richieste che si trovano a dover gestire, e questo in alcune occasioni sembra aver condotto in effetti a gestioni cliniche meno che ottimali.
2. Convegni Europei di settore.
Ne approfitto per ricordare (è il periodo in cui iniziare a pensarci, per chi è interessato) i due grandi incontri europei annuali di settore: se qualcuno è interessato a parteciparvi, i Convegni dell'European Society for Traumatic Stress Studies (http://www.ecots2007.com/ - che si terrà in Croazia all'inizio di giugno) e quello della Society for Risk Analysis - Europe (http://www.sraeurope2007.eu/ - che si terrà a L'Aia a metà giugno) sono sicuramente i due "must" cui fare riferimento (il primo per la clinica, il secondo per la ricerca applicata sui temi del rischio e della sicurezza).
Un saluto ed a presto (con aggiornamenti molto più frequenti !),
Luca
Dopo una pausa di quasi un paio di mesi, riprendono da oggi gli aggiornamenti regolari del Blog Psicologia dell'Emergenza.
Mi scuso per il prolungato periodo di "quiete", ma il superlavoro di questo periodo non mi ha purtroppo permesso di dedicare molto tempo alle attività "extra".
Parto subito con un paio di segnalazioni di materiali interessanti:
1. Unseen Trauma in Iraq and Afghanistan Veterans
E' un interessante articolo, anche se di tipo giornalistico, sull'epidemiologia dei disturbi post-traumatici nel personale militare statunitense proiettato nei teatri operativi medio-orientali (tema già affrontato con la citazione di altri articoli nel Blog).
Il tema del PTSD nel personale militare è uno dei temi classici della psicotraumatologia applicata, ed in questo periodo è al centro dell'attenzione nei circoli sanitari militari statunitensi.
I pur ben organizzati sistemi di "stress control" e di "post-deployment PTSD treatment" delle forze armate statunitensi sono messi a dura prova dal massiccio numero di richieste che si trovano a dover gestire, e questo in alcune occasioni sembra aver condotto in effetti a gestioni cliniche meno che ottimali.
2. Convegni Europei di settore.
Ne approfitto per ricordare (è il periodo in cui iniziare a pensarci, per chi è interessato) i due grandi incontri europei annuali di settore: se qualcuno è interessato a parteciparvi, i Convegni dell'European Society for Traumatic Stress Studies (http://www.ecots2007.com/ - che si terrà in Croazia all'inizio di giugno) e quello della Society for Risk Analysis - Europe (http://www.sraeurope2007.eu/ - che si terrà a L'Aia a metà giugno) sono sicuramente i due "must" cui fare riferimento (il primo per la clinica, il secondo per la ricerca applicata sui temi del rischio e della sicurezza).
Un saluto ed a presto (con aggiornamenti molto più frequenti !),
Luca
23 novembre 2006
Delegati CRI rapiti e rilasciati a Gaza
Gianmarco Onorato e Claudio Moroni, due Delegati Internazionali della Croce Rossa Italiana operanti in Israele e Palestina, sono stati rapiti e rilasciati dopo poche ore a Gaza, da militanti locali.
La spiacevole - ma fortunatamente breve - esperienza ha coinvolto due professionisti coinvolti proprio in un progetto di psicologia dell'assistenza umanitaria.
Claudio e Gianmarco, infatti, operavano nel progetto di supporto psicosociale organizzato dalla Croce Rossa in tre centri locali, a Betlemme, Hebron e Gaza. Il progetto è rivolto in particolare ai bambini ed alle loro famiglie, e si articola in una serie di interventi ben organizzati, rivolti alle comunità locali.
La psicologia dell'emergenza, come si deve sempre ricordare, non è (solo) l'intervento "acuto" e "breve" nell'immediato post-evento di una maxiemergenza, quanto un modo per declinare la professionalità psicologica a 360 gradi nel contesto delle situazioni di crisi, anche e soprattutto attraverso strumenti e modalità di lavoro tipicamente psicosociali.
Ulteriori informazioni sul progetto a questo link della CRI:
Progetto Palestina
Onorato, esperto Capo-Delegazione CRI in Palestina, era stato appositamente affiancato da un collega psicologo, Moroni, che dopo diverse esperienze nei Balcani negli anni precedenti si trovava a svolgere il suo primo incarico all'estero come Delegato CRI (Moroni, tra l'altro, è anche uno dei componenti operativi del Servizio Psicologico di Emergenza dell'Ordine degli Psicologi/Protezione Civile della Regione Lombardia).
La specifica professionalità di Claudio era stata richiesta proprio per facilitare l'implementazione e supervisione tecnica degli interventi di supporto psicosociale rivolti alla popolazione; interventi che continueranno, ed in cui la CRI sta avendo davvero un ruolo centrale e riconosciuto.
E' da rimarcare positivamente sia l'attenzione che la CRI sta riservando alle tematiche del supporto psicosociale nelle situazioni di assistenza umanitaria, sia il grande impegno con cui tutto il Movimento di Croce Rossa (CRI, CICR, Mezzaluna Rossa Palestinese) si è immediatamente attivato per favorire il rapido rilascio dei due Delegati.
Un saluto ed un abbraccio di bentornato, quindi, a Onorato ed al collega Moroni !
La spiacevole - ma fortunatamente breve - esperienza ha coinvolto due professionisti coinvolti proprio in un progetto di psicologia dell'assistenza umanitaria.
Claudio e Gianmarco, infatti, operavano nel progetto di supporto psicosociale organizzato dalla Croce Rossa in tre centri locali, a Betlemme, Hebron e Gaza. Il progetto è rivolto in particolare ai bambini ed alle loro famiglie, e si articola in una serie di interventi ben organizzati, rivolti alle comunità locali.
La psicologia dell'emergenza, come si deve sempre ricordare, non è (solo) l'intervento "acuto" e "breve" nell'immediato post-evento di una maxiemergenza, quanto un modo per declinare la professionalità psicologica a 360 gradi nel contesto delle situazioni di crisi, anche e soprattutto attraverso strumenti e modalità di lavoro tipicamente psicosociali.
Ulteriori informazioni sul progetto a questo link della CRI:
Progetto Palestina
Onorato, esperto Capo-Delegazione CRI in Palestina, era stato appositamente affiancato da un collega psicologo, Moroni, che dopo diverse esperienze nei Balcani negli anni precedenti si trovava a svolgere il suo primo incarico all'estero come Delegato CRI (Moroni, tra l'altro, è anche uno dei componenti operativi del Servizio Psicologico di Emergenza dell'Ordine degli Psicologi/Protezione Civile della Regione Lombardia).
La specifica professionalità di Claudio era stata richiesta proprio per facilitare l'implementazione e supervisione tecnica degli interventi di supporto psicosociale rivolti alla popolazione; interventi che continueranno, ed in cui la CRI sta avendo davvero un ruolo centrale e riconosciuto.
E' da rimarcare positivamente sia l'attenzione che la CRI sta riservando alle tematiche del supporto psicosociale nelle situazioni di assistenza umanitaria, sia il grande impegno con cui tutto il Movimento di Croce Rossa (CRI, CICR, Mezzaluna Rossa Palestinese) si è immediatamente attivato per favorire il rapido rilascio dei due Delegati.
Un saluto ed un abbraccio di bentornato, quindi, a Onorato ed al collega Moroni !
07 ottobre 2006
Materiali - Lab.10 - Prepararsi all'Emergenza
PREPARARSI ALL’EMERGENZA.
L'ATTIVITA DI PREVENZIONE CON BAMBINI, ADOLESCENTI E ADULTI.
Il laboratorio, composto da un cospicuo gruppo di colleghi molto interessati al tema proposto, ha potuto rilevare quanto questa parte della psicologia dell’emergenza sia ancora priva di esperienze significative concrete nel territorio italiano e quanto spesso vengano sottovalutate dall’organizzazioni della protezione civile.
Nel gruppo stesso sono state evidenziate scarse esperienze nel settore della preparazione della popolazione dell’emergenza, si è lavorato quindi molto sulle esperienze proposte dai coordinatori. Il gruppo ha però elaborato una preziosa sintesi finale per sancire i punti importanti da tener conto in una programmazione seria di preparazione della popolazione all’emergenza.
La preparazione della popolazione all’emergenza, come parte integrante della psicologia dell’emergenza, comporta per lo psicologo una formazione centrata sull’acquisizione di:
- tecniche psicoeducative
- tecniche di gestione dei gruppi
- tecniche psicopedagogiche
Principi base dell’intervento formativo nel campo della prevenzione:
- Analisi dei bisogni: verifica dei rischi a cui è soggetto l’utente del percorso formativo; adeguamento del percorso ai bisogni evolutivi degli utenti;
- Partecipazione: Coinvolgimento attivo degli allievi; mobilitazione delle loro competenze;
- Continuità: evitare gli interventi spot e prediligere percorsi formativi strutturati nel tempo;
- Correttezza metodologica: programmare l’intervento; curare la comunicazione, adeguarsi alla fascia d’età coinvolta, differenziare i contenuti, costruzione di strumenti didattici adeguati;
- Focalizzazione dell’intervento sul gruppo: utilizzare le diverse tecniche di conduzione dei gruppi;
- Realizzazione della mediazione interistituzionale e del lavoro di rete per la programmazione e realizzazione del percorso;
- Centrare l’intervento sul principio dell’esperenzialità: programmare esercitazioni, simulate, promuovere l’acquisizione di competenze e capacità operative pratiche (primo soccorso, tecniche antipanico, antincendio ecc.);
- Promuovere le esperienze formative all’interno di un contenitore ludico-fantastico se rivolte ai bambini;
- Affrontare i contenuti in termini interdisciplinari;
- Curarsi della motivazione alla partecipazione al percorso formativo;
- Curare la restituzione sul percorso realizzato attraverso la verifica del raggiungimento degli obiettivi previsti.
Rita Di Iorio, Daniele Biondo
L'ATTIVITA DI PREVENZIONE CON BAMBINI, ADOLESCENTI E ADULTI.
Il laboratorio, composto da un cospicuo gruppo di colleghi molto interessati al tema proposto, ha potuto rilevare quanto questa parte della psicologia dell’emergenza sia ancora priva di esperienze significative concrete nel territorio italiano e quanto spesso vengano sottovalutate dall’organizzazioni della protezione civile.
Nel gruppo stesso sono state evidenziate scarse esperienze nel settore della preparazione della popolazione dell’emergenza, si è lavorato quindi molto sulle esperienze proposte dai coordinatori. Il gruppo ha però elaborato una preziosa sintesi finale per sancire i punti importanti da tener conto in una programmazione seria di preparazione della popolazione all’emergenza.
La preparazione della popolazione all’emergenza, come parte integrante della psicologia dell’emergenza, comporta per lo psicologo una formazione centrata sull’acquisizione di:
- tecniche psicoeducative
- tecniche di gestione dei gruppi
- tecniche psicopedagogiche
Principi base dell’intervento formativo nel campo della prevenzione:
- Analisi dei bisogni: verifica dei rischi a cui è soggetto l’utente del percorso formativo; adeguamento del percorso ai bisogni evolutivi degli utenti;
- Partecipazione: Coinvolgimento attivo degli allievi; mobilitazione delle loro competenze;
- Continuità: evitare gli interventi spot e prediligere percorsi formativi strutturati nel tempo;
- Correttezza metodologica: programmare l’intervento; curare la comunicazione, adeguarsi alla fascia d’età coinvolta, differenziare i contenuti, costruzione di strumenti didattici adeguati;
- Focalizzazione dell’intervento sul gruppo: utilizzare le diverse tecniche di conduzione dei gruppi;
- Realizzazione della mediazione interistituzionale e del lavoro di rete per la programmazione e realizzazione del percorso;
- Centrare l’intervento sul principio dell’esperenzialità: programmare esercitazioni, simulate, promuovere l’acquisizione di competenze e capacità operative pratiche (primo soccorso, tecniche antipanico, antincendio ecc.);
- Promuovere le esperienze formative all’interno di un contenitore ludico-fantastico se rivolte ai bambini;
- Affrontare i contenuti in termini interdisciplinari;
- Curarsi della motivazione alla partecipazione al percorso formativo;
- Curare la restituzione sul percorso realizzato attraverso la verifica del raggiungimento degli obiettivi previsti.
Rita Di Iorio, Daniele Biondo
Materiali - Lab. 5 - Debriefing Psicologico
IL DEBRIEFING PSICOLOGICO
Il Debriefing psicologico, considerato uno strumento-principe della psicologia dell'emergenza, è stato preso in considerazione nel Laboratorio attraverso testimonianze dirette della sua applicazione in contesti di emergenza.
Ideato nel 1983 da Jeff Mitchell (psicologo ed ex-pompiere statunitense) all'interno di un modello di gestione dello stress da incidenti critici, il Debriefing psicologico, che rappresentava una piccola parte dell'intervento studiato a sostegno delle squadre di soccorritori nel post-emergenza, si è rapidamente diffuso a livello internazionale assurgendo - di per sé – a strumento di pronto soccorso psicologico valido anche per le vittime.
Apparentemente di facile applicazione per la sua procedura standardizzata, il suo uso indiscriminato nei contesti più disparati ha indotto la comunità scientifica, specialmente in ambito europeo, a rivederlo criticamente ponendo attenzione più che al rispetto della rigida sequenza procedurale alla comprensione dei processi dinamici che nel corso del Debriefing scaturiscono dal gruppo.
Nel Laboratorio, dal confronto tra esperienze sul campo è emersa la raccomandazione di inserire sempre e comunque il Debriefing psicologico all'interno di un programma più generale di intervento sulla crisi, considerandolo un anello della catena del soccorso psicologico e psico-sociale. E' emersa anche, in linea di massima, la sua validità come strumento di sostegno non routinario a squadre omogenee - cioè con pari grado di esposizione al trauma - di soccorritori, per informare i partecipanti sui possibili effetti dell'impatto con eventi gravemente stressanti, accomunarli ed accoglierli in uno spazio di ascolto, permettere loro di condividere e metabolizzare le emozioni.
Per quanto riguarda invece la sua applicazione su gruppi di vittime di eventi critici, sulla base delle testimonianze presentate nonché della vasta letteratura sull'argomento si è raccomandata grande prudenza, poiché i fattori in gioco - rispetto ai gruppi strutturati di soccorritori - sono molto più numerosi e più complessi.
Prioritaria deve essere l'analisi dei bisogni della comunità colpita e della fase in cui si interviene, la consapevolezza del contesto esterno in cui si va ad operare nonché di quello interno entro il quale si opera in quanto psicologi dell'emergenza (per quale organizzazione o istituzione? con quale programma? con che tempi?).
Ma se l'intervento di Debriefing psicologico su un gruppo omogeneo di vittime sarà valutato opportuno e garantito il suo successivo “follow-up”, lo psicologo dell'emergenza avrà a disposizione uno strumento importante per ridurre l'impatto emotivo dell'evento attraverso le parole, “normalizzare” le reazioni acute da stress con l'informazione e il confronto, far intravvedere la possibilità di superare le modalità di pura sopravvivenza dovute alla crisi per ripristinare le normali attività antecedenti.
Ci sarà anche l'occasione di monitorare in modo indiretto i casi di disagio più grave, che potrebbero necessitare di una presa in carico individuale.
In più, con il Debriefing psicologico ci sarà l'opportunità per chi si ritrova “vittima” di dare un senso all'esperienza traumatica anche attraverso l'appartenenza al gruppo, per lo psicologo dell'emergenza di creare uno spazio di ascolto che possa ridare ad ogni “vittima” il suo status di persona, membro della comunità.
Isabella De Giorgi
Il Debriefing psicologico, considerato uno strumento-principe della psicologia dell'emergenza, è stato preso in considerazione nel Laboratorio attraverso testimonianze dirette della sua applicazione in contesti di emergenza.
Ideato nel 1983 da Jeff Mitchell (psicologo ed ex-pompiere statunitense) all'interno di un modello di gestione dello stress da incidenti critici, il Debriefing psicologico, che rappresentava una piccola parte dell'intervento studiato a sostegno delle squadre di soccorritori nel post-emergenza, si è rapidamente diffuso a livello internazionale assurgendo - di per sé – a strumento di pronto soccorso psicologico valido anche per le vittime.
Apparentemente di facile applicazione per la sua procedura standardizzata, il suo uso indiscriminato nei contesti più disparati ha indotto la comunità scientifica, specialmente in ambito europeo, a rivederlo criticamente ponendo attenzione più che al rispetto della rigida sequenza procedurale alla comprensione dei processi dinamici che nel corso del Debriefing scaturiscono dal gruppo.
Nel Laboratorio, dal confronto tra esperienze sul campo è emersa la raccomandazione di inserire sempre e comunque il Debriefing psicologico all'interno di un programma più generale di intervento sulla crisi, considerandolo un anello della catena del soccorso psicologico e psico-sociale. E' emersa anche, in linea di massima, la sua validità come strumento di sostegno non routinario a squadre omogenee - cioè con pari grado di esposizione al trauma - di soccorritori, per informare i partecipanti sui possibili effetti dell'impatto con eventi gravemente stressanti, accomunarli ed accoglierli in uno spazio di ascolto, permettere loro di condividere e metabolizzare le emozioni.
Per quanto riguarda invece la sua applicazione su gruppi di vittime di eventi critici, sulla base delle testimonianze presentate nonché della vasta letteratura sull'argomento si è raccomandata grande prudenza, poiché i fattori in gioco - rispetto ai gruppi strutturati di soccorritori - sono molto più numerosi e più complessi.
Prioritaria deve essere l'analisi dei bisogni della comunità colpita e della fase in cui si interviene, la consapevolezza del contesto esterno in cui si va ad operare nonché di quello interno entro il quale si opera in quanto psicologi dell'emergenza (per quale organizzazione o istituzione? con quale programma? con che tempi?).
Ma se l'intervento di Debriefing psicologico su un gruppo omogeneo di vittime sarà valutato opportuno e garantito il suo successivo “follow-up”, lo psicologo dell'emergenza avrà a disposizione uno strumento importante per ridurre l'impatto emotivo dell'evento attraverso le parole, “normalizzare” le reazioni acute da stress con l'informazione e il confronto, far intravvedere la possibilità di superare le modalità di pura sopravvivenza dovute alla crisi per ripristinare le normali attività antecedenti.
Ci sarà anche l'occasione di monitorare in modo indiretto i casi di disagio più grave, che potrebbero necessitare di una presa in carico individuale.
In più, con il Debriefing psicologico ci sarà l'opportunità per chi si ritrova “vittima” di dare un senso all'esperienza traumatica anche attraverso l'appartenenza al gruppo, per lo psicologo dell'emergenza di creare uno spazio di ascolto che possa ridare ad ogni “vittima” il suo status di persona, membro della comunità.
Isabella De Giorgi
Materiali - Lab. 4 - Emergenze Internazionali
La Progettazione degli interventi psicosociali nelle emergenze internazionali
Il periodo tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta ha rappresentato una fase topica nel percorso di integrazione della Psicologia nell’ambito delle emergenze internazionali. E’ con le guerre jugoslave infatti, quella bosniaca prima, quella kossovara poi, che i progetti di assistenza psicologica alle vittime dei conflitti armati si sono affiancati in modo massiccio ai tradizionali interventi di tipo sanitario, nutrizionale, abitativo e socio-assistenziale caratteristici degli interventi nelle emergenze complesse. Si calcola infatti che nelle guerre jugoslave in complesso siano stati finanziati e realizzati 185 programmi psicosociali. Da allora la funzione psicologica nell’aiuto umanitario è andata via via consolidandosi anche in contesti ove potrebbe apparire culturalmente lontana come in Africa.
Le aree principali in cui oggi si attivano progetti psico – sociali sono, oltre alle catastrofi naturali come lo Tsunami, l’assistenza ai rifugiati, la tutela minorile, relativa a fenomeni quali i bambini di strada o i bambini soldato, l’assistenza psicologica alle vittime di violazione dei diritti umani, violenze sessuali, tortura, “pulizie etniche”.
Ma come si definisce in concreto un intervento psicosociale ? Si tratta di un insieme di azioni finalizzate a restituire ai singoli e alla comunità il benessere psicosociale compromesso dalla catastrofe valorizzando le risorse locali, ove per “benessere psicosociale” si intende la compresenza di tre fattori: la funzionalità individuale, cioè la salute psico – fisica e il repertorio di conoscenze e competenze di una persona, l’ecologia sociale, cioè le relazioni sociali e la rete di supporti su cui l’individuo può contare, il sistema culturale – valoriale, cioè lo specifico contesto comunitario che influenza l’esperienza degli eventi, l’attribuzione di significato e le risposte alle difficoltà della vita.
Le situazioni di emergenza compromettono il benessere psicosociale delle popolazioni colpite su diversi piani: in primo luogo, la funzionalità individuale può venire compromessa da sindromi depressive, dallo sconvolgimento della vita sociale o da disabilità fisiche; la morte di persone provoca la perdita di manodopera nelle famiglie e nella comunità. Anche il sentimento di perdita del controllo sugli eventi contribuisce a indebolire la capacità di far fronte ai problemi. In secondo luogo, le guerre e i disastri naturali possono portare alla distruzione dell’ecologia sociale di una comunità, modificando le relazioni tra le famiglie e rendendo difficile il funzionamento delle organizzazioni civili e religiose. La cultura e i valori di una comunità infine possono venire sconvolti quando sono negati i valori comuni e violati i diritti umani. Può diventare difficile in questi casi osservare le tradizioni culturali che davano un senso di unità e di identità comunitari. I conflitti possono anche aumentare o rinforzare l’immagine negativa di altri gruppi politici, religiosi, etnici portando a una escalation di violenza e odio.
In tutti questi casi, quando una emergenza colpisce paesi che non posseggono risorse strutturali ed economiche in grado di far fronte alla catastrofe, si configura l’intervento internazionale, finanziato e indirizzato dalle grandi agenzie intergovernative, ONU e Unione europea, o governative, i singoli stati, e realizzato in gran parte dalle agenzie non governative. Per tali interventi, che si realizzano in contesti caratterizzati dalla precarietà, spesso dalla instabilità, in una dimensione quindi estremamente complessa che richiede una accurata programmazione, lo strumento di elezione è rappresentato dal progetto, una cornice operativa i cui obiettivi, metodologie, mezzi, costi e tempi sono predefiniti in base a puntuali studi di fattibilità che tengono conto di tutte le variabili in gioco.
Ciò vale per ogni tipo di intervento, anche per quelli psicosociali. A parte le emergenze immediate, ove si applicano gli standard dello Psychological First Aid (PFA), l’intervento psicosociale nelle emergenze internazionali si colloca infatti prevalentemente nelle situazioni di post emergenza e di riabilitazione. In questi casi l’utilizzazione di uno strumento come il progetto è indispensabile sia per garantire la qualità degli interventi sia per ottenere i finanziamenti dai donors sia infine per costruire una base di negoziazione con le controparti locali.
Il termine “progetto psicosociale”, che è andato ormai affermandosi in campo internazionale, è stato preferito ad altri per precisi motivi. Nel passato molti progetti concernenti la salute mentale erano basati unicamente sulla presa in carico psichiatrica. Se è vero che nelle comunità colpite vi sono sempre pazienti psichiatrici cronici e soggetti gravemente traumatizzati che necessitano di adeguati trattamenti e tutela, in realtà ogni evento traumatico provoca stress e sofferenze che hanno un forte impatto sugli individui e le comunità. Stress e sofferenza non sono malattie psichiatriche, ma normali reazioni a eventi violenti e straordinari e classificarle come psichiatriche è inappropriato.
Il termine “intervento psicosociale” appare quindi preferibile in quanto da una parte enfatizza la stretta connessione tra gli aspetti psicologici (pensieri, emozioni e comportamenti) e quelli sociali (interrelazioni, tradizioni, valori e cultura) e la loro interdipendenza, dall’altra evita il rischio di una stigmatizzazione delle popolazioni colpite dalla catastrofe che potrebbero non riconoscersi nelle categorie nosologiche occidentali; implica infine che nelle emergenze complesse l’intervento psicologico, per avere significato, non deve restare isolato ma accompagnarsi a contestuali interventi di altro tipo rispondenti a bisogni primari dei beneficiari, quali quelli socio-economici, socio-educativi e socio-sanitari.
Dott. Paolo Castelletti
Il periodo tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta ha rappresentato una fase topica nel percorso di integrazione della Psicologia nell’ambito delle emergenze internazionali. E’ con le guerre jugoslave infatti, quella bosniaca prima, quella kossovara poi, che i progetti di assistenza psicologica alle vittime dei conflitti armati si sono affiancati in modo massiccio ai tradizionali interventi di tipo sanitario, nutrizionale, abitativo e socio-assistenziale caratteristici degli interventi nelle emergenze complesse. Si calcola infatti che nelle guerre jugoslave in complesso siano stati finanziati e realizzati 185 programmi psicosociali. Da allora la funzione psicologica nell’aiuto umanitario è andata via via consolidandosi anche in contesti ove potrebbe apparire culturalmente lontana come in Africa.
Le aree principali in cui oggi si attivano progetti psico – sociali sono, oltre alle catastrofi naturali come lo Tsunami, l’assistenza ai rifugiati, la tutela minorile, relativa a fenomeni quali i bambini di strada o i bambini soldato, l’assistenza psicologica alle vittime di violazione dei diritti umani, violenze sessuali, tortura, “pulizie etniche”.
Ma come si definisce in concreto un intervento psicosociale ? Si tratta di un insieme di azioni finalizzate a restituire ai singoli e alla comunità il benessere psicosociale compromesso dalla catastrofe valorizzando le risorse locali, ove per “benessere psicosociale” si intende la compresenza di tre fattori: la funzionalità individuale, cioè la salute psico – fisica e il repertorio di conoscenze e competenze di una persona, l’ecologia sociale, cioè le relazioni sociali e la rete di supporti su cui l’individuo può contare, il sistema culturale – valoriale, cioè lo specifico contesto comunitario che influenza l’esperienza degli eventi, l’attribuzione di significato e le risposte alle difficoltà della vita.
Le situazioni di emergenza compromettono il benessere psicosociale delle popolazioni colpite su diversi piani: in primo luogo, la funzionalità individuale può venire compromessa da sindromi depressive, dallo sconvolgimento della vita sociale o da disabilità fisiche; la morte di persone provoca la perdita di manodopera nelle famiglie e nella comunità. Anche il sentimento di perdita del controllo sugli eventi contribuisce a indebolire la capacità di far fronte ai problemi. In secondo luogo, le guerre e i disastri naturali possono portare alla distruzione dell’ecologia sociale di una comunità, modificando le relazioni tra le famiglie e rendendo difficile il funzionamento delle organizzazioni civili e religiose. La cultura e i valori di una comunità infine possono venire sconvolti quando sono negati i valori comuni e violati i diritti umani. Può diventare difficile in questi casi osservare le tradizioni culturali che davano un senso di unità e di identità comunitari. I conflitti possono anche aumentare o rinforzare l’immagine negativa di altri gruppi politici, religiosi, etnici portando a una escalation di violenza e odio.
In tutti questi casi, quando una emergenza colpisce paesi che non posseggono risorse strutturali ed economiche in grado di far fronte alla catastrofe, si configura l’intervento internazionale, finanziato e indirizzato dalle grandi agenzie intergovernative, ONU e Unione europea, o governative, i singoli stati, e realizzato in gran parte dalle agenzie non governative. Per tali interventi, che si realizzano in contesti caratterizzati dalla precarietà, spesso dalla instabilità, in una dimensione quindi estremamente complessa che richiede una accurata programmazione, lo strumento di elezione è rappresentato dal progetto, una cornice operativa i cui obiettivi, metodologie, mezzi, costi e tempi sono predefiniti in base a puntuali studi di fattibilità che tengono conto di tutte le variabili in gioco.
Ciò vale per ogni tipo di intervento, anche per quelli psicosociali. A parte le emergenze immediate, ove si applicano gli standard dello Psychological First Aid (PFA), l’intervento psicosociale nelle emergenze internazionali si colloca infatti prevalentemente nelle situazioni di post emergenza e di riabilitazione. In questi casi l’utilizzazione di uno strumento come il progetto è indispensabile sia per garantire la qualità degli interventi sia per ottenere i finanziamenti dai donors sia infine per costruire una base di negoziazione con le controparti locali.
Il termine “progetto psicosociale”, che è andato ormai affermandosi in campo internazionale, è stato preferito ad altri per precisi motivi. Nel passato molti progetti concernenti la salute mentale erano basati unicamente sulla presa in carico psichiatrica. Se è vero che nelle comunità colpite vi sono sempre pazienti psichiatrici cronici e soggetti gravemente traumatizzati che necessitano di adeguati trattamenti e tutela, in realtà ogni evento traumatico provoca stress e sofferenze che hanno un forte impatto sugli individui e le comunità. Stress e sofferenza non sono malattie psichiatriche, ma normali reazioni a eventi violenti e straordinari e classificarle come psichiatriche è inappropriato.
Il termine “intervento psicosociale” appare quindi preferibile in quanto da una parte enfatizza la stretta connessione tra gli aspetti psicologici (pensieri, emozioni e comportamenti) e quelli sociali (interrelazioni, tradizioni, valori e cultura) e la loro interdipendenza, dall’altra evita il rischio di una stigmatizzazione delle popolazioni colpite dalla catastrofe che potrebbero non riconoscersi nelle categorie nosologiche occidentali; implica infine che nelle emergenze complesse l’intervento psicologico, per avere significato, non deve restare isolato ma accompagnarsi a contestuali interventi di altro tipo rispondenti a bisogni primari dei beneficiari, quali quelli socio-economici, socio-educativi e socio-sanitari.
Dott. Paolo Castelletti
Materiali - Lab. 3 - Comunicazione cattive notizie
COMUNICARE CATTIVE NOTIZIE
Fabio Sbattella
La letteratura scientifica internazionale ha mostrato, negli ultimi anni, un crescente interesse al tema degli effetti psicologici di notizie negative ed inattese. In particolare, l’attenzione è stata posta in ambito sanitario alla comunicazione delle diagnosi infauste, nella consapevolezza clinica che una corretta comunicazione può facilitare l’adesione ai programmi di cura, migliorare la qualità di vita della persona malata, agire in termini di prevenzione secondaria rispetto a possibili traumatizzazioni. La riflessione sul tema delle “Bad news” va comunque al di là di aspetti strettamente clinici. Essa sottolinea l’attenzione a recuperare la dimensione umanistica del lavoro sanitario e ripensare il rapporto sanitari-pazienti in termini di empowerment.
Porre cura ed attenzione ai momenti più delicati dei percorsi di sofferenza risponde infatti anche ad esigenze etiche e deontologiche e può contribuire a ridurre quella massa di azioni legali che i malati promuovono nel tentativo di veder riconosciuta la propria dignità, ferita da sistemi di aiuto tecnologizzati, molto difesi e burocratizzati. Porre i cittadini in grado di accogliere e comprendere le informazioni emotivamente più difficili, significa inoltre facilitare la conservazione di quel senso di efficacia sulla propria vita e sulla realtà circostante che risulta indispensabile per agire le scelte sollecitate dalle situazioni critiche.
Nei contesti tipici dell’emergenza poi, il tema della comunicazione di notizie infauste assume una dimensione di grande complessità, vista l’ampiezza numerica dei gruppi coinvolti, la gravità delle situazioni, la drammatica e strutturale carenza di tempo.
Il laboratorio da noi condotto all’interno del primo campo scuola per psicologi dell’emergenza a Rovereto, ha puntato l’attenzione sugli strumenti ed i saperi specialistici, utili a migliorare i processi di comunicazione in caso di “Bad news”.
Hanno partecipato ai lavori una trentina di colleghi, provenienti da 12 diverse Regioni italiane e con diversi livelli di esperienza in merito. E’ stata un’occasione per confermare e condividere esperienze consolidate, presso le Aziende ospedaliere (ad esempio in Valle D’Aosta), le ASL (ad esempio a Milano), le Municipalità (ad esempio Firenze), ed anche per scambiare notizie di ricerche significative, realizzate a Cesena, Milano, Verona, in grado di dare supporto teorico e sperimentale alle buone pratiche proposte dai professionisti sul campo.
Rileggendo insieme le linee guida proposte dai colleghi statunitensi e divulgate anche in Italia, è stato evidenziato come, al di là di indicazioni puntuali ed attenzioni linguistiche, sia importante riflettere sulle implicazioni emotive e sulle possibili identificazioni che inevitabilmente emergono, in particolare nelle comunicazioni di decesso.
I concetti di empatia e contenimento emotivo, sono oggi riletti alla luce delle teorie sull’intelligenza emotiva, ma al di là dei rinnovati inquadramenti teorici, suggeriscono la necessità di una attenta e profonda formazione di chi è preposto o desidera essere accanto ai familiari, ai bambini, ai sopravvissuti che hanno perso qualcuno in emergenza.
Cruciale è apparso anche il fattore temporale, che oltre ad essere deformato, nei vissuti personali, dalle vicende traumatiche, è anche compresso dalla frequente presenza dei media nei momenti di vita più drammatici per svolgere un’azione informativa tempestiva in una società estremamente connessa a livello mediale.
Tra dilemmi etici e complessità organizzative, il laboratorio si è chiuso con una serie di ipotesi in grado di stimolare la ricerca e con un impegno: diffondere la notizia che la psicologia italiana è pronta per scendere in campo accanto a chi è costretto a ricevere o fornire notizie sulla vita che possono, per molti aspetti, rivelarsi decisamente dolorose.
Fabio Sbattella
Fabio Sbattella
La letteratura scientifica internazionale ha mostrato, negli ultimi anni, un crescente interesse al tema degli effetti psicologici di notizie negative ed inattese. In particolare, l’attenzione è stata posta in ambito sanitario alla comunicazione delle diagnosi infauste, nella consapevolezza clinica che una corretta comunicazione può facilitare l’adesione ai programmi di cura, migliorare la qualità di vita della persona malata, agire in termini di prevenzione secondaria rispetto a possibili traumatizzazioni. La riflessione sul tema delle “Bad news” va comunque al di là di aspetti strettamente clinici. Essa sottolinea l’attenzione a recuperare la dimensione umanistica del lavoro sanitario e ripensare il rapporto sanitari-pazienti in termini di empowerment.
Porre cura ed attenzione ai momenti più delicati dei percorsi di sofferenza risponde infatti anche ad esigenze etiche e deontologiche e può contribuire a ridurre quella massa di azioni legali che i malati promuovono nel tentativo di veder riconosciuta la propria dignità, ferita da sistemi di aiuto tecnologizzati, molto difesi e burocratizzati. Porre i cittadini in grado di accogliere e comprendere le informazioni emotivamente più difficili, significa inoltre facilitare la conservazione di quel senso di efficacia sulla propria vita e sulla realtà circostante che risulta indispensabile per agire le scelte sollecitate dalle situazioni critiche.
Nei contesti tipici dell’emergenza poi, il tema della comunicazione di notizie infauste assume una dimensione di grande complessità, vista l’ampiezza numerica dei gruppi coinvolti, la gravità delle situazioni, la drammatica e strutturale carenza di tempo.
Il laboratorio da noi condotto all’interno del primo campo scuola per psicologi dell’emergenza a Rovereto, ha puntato l’attenzione sugli strumenti ed i saperi specialistici, utili a migliorare i processi di comunicazione in caso di “Bad news”.
Hanno partecipato ai lavori una trentina di colleghi, provenienti da 12 diverse Regioni italiane e con diversi livelli di esperienza in merito. E’ stata un’occasione per confermare e condividere esperienze consolidate, presso le Aziende ospedaliere (ad esempio in Valle D’Aosta), le ASL (ad esempio a Milano), le Municipalità (ad esempio Firenze), ed anche per scambiare notizie di ricerche significative, realizzate a Cesena, Milano, Verona, in grado di dare supporto teorico e sperimentale alle buone pratiche proposte dai professionisti sul campo.
Rileggendo insieme le linee guida proposte dai colleghi statunitensi e divulgate anche in Italia, è stato evidenziato come, al di là di indicazioni puntuali ed attenzioni linguistiche, sia importante riflettere sulle implicazioni emotive e sulle possibili identificazioni che inevitabilmente emergono, in particolare nelle comunicazioni di decesso.
I concetti di empatia e contenimento emotivo, sono oggi riletti alla luce delle teorie sull’intelligenza emotiva, ma al di là dei rinnovati inquadramenti teorici, suggeriscono la necessità di una attenta e profonda formazione di chi è preposto o desidera essere accanto ai familiari, ai bambini, ai sopravvissuti che hanno perso qualcuno in emergenza.
Cruciale è apparso anche il fattore temporale, che oltre ad essere deformato, nei vissuti personali, dalle vicende traumatiche, è anche compresso dalla frequente presenza dei media nei momenti di vita più drammatici per svolgere un’azione informativa tempestiva in una società estremamente connessa a livello mediale.
Tra dilemmi etici e complessità organizzative, il laboratorio si è chiuso con una serie di ipotesi in grado di stimolare la ricerca e con un impegno: diffondere la notizia che la psicologia italiana è pronta per scendere in campo accanto a chi è costretto a ricevere o fornire notizie sulla vita che possono, per molti aspetti, rivelarsi decisamente dolorose.
Fabio Sbattella
Materiali - Lab. 2 - Formazione e Selezione Volontari
Laboratorio 2: Formazione dei Soccorritori e Selezione dei Volontari
Un numero elevato di esperienze e metodologie di lavoro si sono mescolate e confrontate dando luogo - nonostante l'esiguità del tempo a disposizione - a scambi significativi che rientrano nel campo della psicologia applicata e fanno riferimento a più scuole e orientamenti teorici.
Tali contributi e punti di vista – a volte anche antitetici -costituiscono una ricchezza alla quale attingere nelle diverse situazioni e contesti di emergenza.
La formazione dei soccorritori è in realtà una formazione che coinvolge persone appartenenti a istituzioni e servizi pubblici, ma anche ad associazioni di volontariato e comunità locali che, con ruoli diversi e specificità professionali e umane, si trovano ad agire prima, durante e successivamente a situazioni di emergenza di varia natura.
Le variabili soggettive dell'attività di soccorso, la qualità della prestazione e il ruolo che la psicologia applicata possono svolgere per sostenere istituzioni, organizzazioni, gruppi, professionisti e volontari sono stati oggetto di riflessioni.
Molti i punti di convergenza dei diversi tavoli di lavoro, da cui nascono alcuni messaggi chiave in tema di formazione e selezione:
1- Il valore del “rispetto” inteso come valore fondante e centrale da declinare e definire nella pratica all’interno di scelte in capo ad organizzazioni, persone, situazioni;
2 - L’indispensabilità di individuare azioni in grado di rendere noti e accettabili i contributi che la psicologia può offrire al mondo delle professioni in genere, e quindi anche a realtà del “soccorso” che, per tradizione, eludono approcci in tal senso;
3 - L’importanza di attivare scambi reali tra i diversi attori che agiscono nelle emergenze per fare in modo di costruire vocabolari e conoscenze condivise a cui ognuno possa attingere per comprendere, descrivere e mettere in comune esperienze ed emozioni;
4 - L’importanza di distinguere le richieste indirizzate alla formazione dai bisogni formativi realmente presenti e dalle prerogative individuali alla base di ogni apprendimento;
5 - La necessità di passare dal concetto di “selezione” (l’uomo giusto al posto giusto) a quelli di “accoglimento” “informazione” “orientamento” e aprire la riflessione sui processi in grado di valorizzare i potenziali motivazionali e le caratteristiche esistenti nei soccorritori;
6 - L’idea che la disponibilità dei volontari rappresenta comunque una risorsa che va accolta e che si accosta alla necessità formativa di mettere in atto iniziative che non possono prescindere dal considerare le diverse variabili che entrano in gioco quando l’individuo si interfaccia con un’organizzazione;
7 - L’importanza di riflettere sulla formazione dei soccorritori considerandola come un processo di azioni, ma anche di omissioni che agiscono all’interno di tempi e si
collocano a livello di gruppo, di individuo, di organizzazione dando origine a
comportamenti che possono costituirsi come indicatori di verifica;
8 - L’idea forte che la formazione alle emergenze debba essere orientata a creare una
cultura della prevenzione che non può fare a meno di “nutrirsi” di piani di
comportamento definito, di sensibilità e azioni consapevoli che solo dopo esser stati
ben descritti, possono essere trasferiti al fine di permettere un’assimilazione da parte dei diversi mondi presenti nel territorio (popolazione, genitori, insegnanti, ragazzi, bambini, ecc.).
Manuela Bailoni, Delfo Bonenti, Giampaolo Libardi, Vittorio Tripeni
Un numero elevato di esperienze e metodologie di lavoro si sono mescolate e confrontate dando luogo - nonostante l'esiguità del tempo a disposizione - a scambi significativi che rientrano nel campo della psicologia applicata e fanno riferimento a più scuole e orientamenti teorici.
Tali contributi e punti di vista – a volte anche antitetici -costituiscono una ricchezza alla quale attingere nelle diverse situazioni e contesti di emergenza.
La formazione dei soccorritori è in realtà una formazione che coinvolge persone appartenenti a istituzioni e servizi pubblici, ma anche ad associazioni di volontariato e comunità locali che, con ruoli diversi e specificità professionali e umane, si trovano ad agire prima, durante e successivamente a situazioni di emergenza di varia natura.
Le variabili soggettive dell'attività di soccorso, la qualità della prestazione e il ruolo che la psicologia applicata possono svolgere per sostenere istituzioni, organizzazioni, gruppi, professionisti e volontari sono stati oggetto di riflessioni.
Molti i punti di convergenza dei diversi tavoli di lavoro, da cui nascono alcuni messaggi chiave in tema di formazione e selezione:
1- Il valore del “rispetto” inteso come valore fondante e centrale da declinare e definire nella pratica all’interno di scelte in capo ad organizzazioni, persone, situazioni;
2 - L’indispensabilità di individuare azioni in grado di rendere noti e accettabili i contributi che la psicologia può offrire al mondo delle professioni in genere, e quindi anche a realtà del “soccorso” che, per tradizione, eludono approcci in tal senso;
3 - L’importanza di attivare scambi reali tra i diversi attori che agiscono nelle emergenze per fare in modo di costruire vocabolari e conoscenze condivise a cui ognuno possa attingere per comprendere, descrivere e mettere in comune esperienze ed emozioni;
4 - L’importanza di distinguere le richieste indirizzate alla formazione dai bisogni formativi realmente presenti e dalle prerogative individuali alla base di ogni apprendimento;
5 - La necessità di passare dal concetto di “selezione” (l’uomo giusto al posto giusto) a quelli di “accoglimento” “informazione” “orientamento” e aprire la riflessione sui processi in grado di valorizzare i potenziali motivazionali e le caratteristiche esistenti nei soccorritori;
6 - L’idea che la disponibilità dei volontari rappresenta comunque una risorsa che va accolta e che si accosta alla necessità formativa di mettere in atto iniziative che non possono prescindere dal considerare le diverse variabili che entrano in gioco quando l’individuo si interfaccia con un’organizzazione;
7 - L’importanza di riflettere sulla formazione dei soccorritori considerandola come un processo di azioni, ma anche di omissioni che agiscono all’interno di tempi e si
collocano a livello di gruppo, di individuo, di organizzazione dando origine a
comportamenti che possono costituirsi come indicatori di verifica;
8 - L’idea forte che la formazione alle emergenze debba essere orientata a creare una
cultura della prevenzione che non può fare a meno di “nutrirsi” di piani di
comportamento definito, di sensibilità e azioni consapevoli che solo dopo esser stati
ben descritti, possono essere trasferiti al fine di permettere un’assimilazione da parte dei diversi mondi presenti nel territorio (popolazione, genitori, insegnanti, ragazzi, bambini, ecc.).
Manuela Bailoni, Delfo Bonenti, Giampaolo Libardi, Vittorio Tripeni
MATERIALI ROVERETO - NBCR
Simulazione NBCR
Nel corso del Campo-Scuola si è svolta una simulazione dai risvolti particolarmente interessanti: all’interno di una complessa esercitazione NBCR, per la prima volta in Italia, si è voluto sperimentare l'inserimento di una squadra di Psicologi dell'Emergenza direttamente all'interno di strutture di decontaminazione NBCR della CRI del Trentino.
L'idea di base era che gli psicologi avrebbero potuto non solo iniziare a mediare fin dalle prime fasi le difficoltà emotive legate all'incidente NBCR ma che, soprattutto, avrebbero potuto collaborare con gli operatori NBCR per gestire professionalmente tutti i casi "comportamentali" più "difficili" (persone agitate, oppositive, confuse), al fine di liberare risorse tecniche e rendere più rapido, efficiente e sicuro il passaggio nella catena di decontaminazione.
Dunque, un ruolo doppio per gli psicologi: da un lato il "classico" intervento di sostegno emotivo; dall'altro un'intervento di gestione dei casi difficili finalizzato espressamente a rendere più rapida la catena con la conseguente riduzione dei tempi tecnici necessari per le operazioni di decontaminazione.
Ulteriore obbiettivo degli psicologi, lo sperimentare e comprendere attraverso l'esperienza diretta quali regole di comportamento e comunicazione non verbale potessero risultare più efficaci per operatori "scafandrati" al fine di gestire tali situazioni, per condividerle poi con tutti gli altri operatori.
Gli otto psicologi coinvolti (quattro maschi e quattro femmine) dalla sera prima hanno iniziato una preparazione breve ma intensiva sull'uso corretto dei DPI (tute NBCR, maschere antigas, filtri chimici), sulle procedure di vestizione e di sicurezza, e sui concetti fondamentali del lavoro di decontaminazione. Fino a tarda notte hanno sperimentato le difficoltà di comunicazione con le maschere antigas ed i filtri, cercando di valutare le migliori procedure alternative utilizzabili per il loro specifico lavoro.
Al mattino, suddivisi a coppie nelle stazioni iniziali e finali delle due catene di decontaminazione (maschile e femminile), hanno iniziato l'esercitazione assieme agli Istruttori CRI. Lo scenario simulato prevedeva un grave incidente chimico in una fabbrica (fuga di dicloro metano), e la necessità di decontaminare diverse decine di persone (compresi numerosi casi "difficili", ben recitati da un apposito gruppo di psicologi-simulatori: dalla donna incinta e terrorizzata allo straniero che non parla italiano; dalla giovane sordomuta oppositiva al soggetto catatonico; dal giovane violento all'anziano confuso).
L'esercitazione si è svolta brillantemente, producendo risultati nettamente superiori alle aspettative di tutti, sia tra gli Psicologi che tra gli Istruttori NBCR della CRI. Psicologi e Operatori NBCR si sono integrati in maniera molto efficace, e l'azione di supporto nelle catene di decontaminazione è stata apprezzata da tutti i partecipanti, simulatori e osservatori.
Nel debriefing congiunto finale sono state condivise delle indicazioni preziose, come la necessità di utilizzare segni di riconoscimento chiari per psicologi ed operatori; di sviluppare codici non verbali semplificati per comunicare in contesti "confusi"; di utilizzare meglio cartelli e comunicazioni visive che aiutino le vittime a orientarsi meglio nella catena di decontaminazione; ed alcune indicazioni pratiche su come gestire concretamente situazioni di panico e conflittualità all'interno della struttura di decontaminazione.
Un’esperienza di integrazione da ripetere, ed un importante tema tecnico-operativo da approfondire ulteriormente.
Luca Pezzullo
Nel corso del Campo-Scuola si è svolta una simulazione dai risvolti particolarmente interessanti: all’interno di una complessa esercitazione NBCR, per la prima volta in Italia, si è voluto sperimentare l'inserimento di una squadra di Psicologi dell'Emergenza direttamente all'interno di strutture di decontaminazione NBCR della CRI del Trentino.
L'idea di base era che gli psicologi avrebbero potuto non solo iniziare a mediare fin dalle prime fasi le difficoltà emotive legate all'incidente NBCR ma che, soprattutto, avrebbero potuto collaborare con gli operatori NBCR per gestire professionalmente tutti i casi "comportamentali" più "difficili" (persone agitate, oppositive, confuse), al fine di liberare risorse tecniche e rendere più rapido, efficiente e sicuro il passaggio nella catena di decontaminazione.
Dunque, un ruolo doppio per gli psicologi: da un lato il "classico" intervento di sostegno emotivo; dall'altro un'intervento di gestione dei casi difficili finalizzato espressamente a rendere più rapida la catena con la conseguente riduzione dei tempi tecnici necessari per le operazioni di decontaminazione.
Ulteriore obbiettivo degli psicologi, lo sperimentare e comprendere attraverso l'esperienza diretta quali regole di comportamento e comunicazione non verbale potessero risultare più efficaci per operatori "scafandrati" al fine di gestire tali situazioni, per condividerle poi con tutti gli altri operatori.
Gli otto psicologi coinvolti (quattro maschi e quattro femmine) dalla sera prima hanno iniziato una preparazione breve ma intensiva sull'uso corretto dei DPI (tute NBCR, maschere antigas, filtri chimici), sulle procedure di vestizione e di sicurezza, e sui concetti fondamentali del lavoro di decontaminazione. Fino a tarda notte hanno sperimentato le difficoltà di comunicazione con le maschere antigas ed i filtri, cercando di valutare le migliori procedure alternative utilizzabili per il loro specifico lavoro.
Al mattino, suddivisi a coppie nelle stazioni iniziali e finali delle due catene di decontaminazione (maschile e femminile), hanno iniziato l'esercitazione assieme agli Istruttori CRI. Lo scenario simulato prevedeva un grave incidente chimico in una fabbrica (fuga di dicloro metano), e la necessità di decontaminare diverse decine di persone (compresi numerosi casi "difficili", ben recitati da un apposito gruppo di psicologi-simulatori: dalla donna incinta e terrorizzata allo straniero che non parla italiano; dalla giovane sordomuta oppositiva al soggetto catatonico; dal giovane violento all'anziano confuso).
L'esercitazione si è svolta brillantemente, producendo risultati nettamente superiori alle aspettative di tutti, sia tra gli Psicologi che tra gli Istruttori NBCR della CRI. Psicologi e Operatori NBCR si sono integrati in maniera molto efficace, e l'azione di supporto nelle catene di decontaminazione è stata apprezzata da tutti i partecipanti, simulatori e osservatori.
Nel debriefing congiunto finale sono state condivise delle indicazioni preziose, come la necessità di utilizzare segni di riconoscimento chiari per psicologi ed operatori; di sviluppare codici non verbali semplificati per comunicare in contesti "confusi"; di utilizzare meglio cartelli e comunicazioni visive che aiutino le vittime a orientarsi meglio nella catena di decontaminazione; ed alcune indicazioni pratiche su come gestire concretamente situazioni di panico e conflittualità all'interno della struttura di decontaminazione.
Un’esperienza di integrazione da ripetere, ed un importante tema tecnico-operativo da approfondire ulteriormente.
Luca Pezzullo
MATERIALI CAMPO-SCUOLA DI ROVERETO
Nei prossimi post verranno progressivamente inserite una serie di brevi relazioni sullo stato dei lavori al Campo-Scuola nazionale di Psicologia dell'Emergenza di Marco di Rovereto, curati dai diversi responsabili dei Laboratori.
Alcuni di questi materiali sono stati anche inviati alla rivista "La Protezione Civile", per uno speciale sul Campo-Scuola.
Alcuni di questi materiali sono stati anche inviati alla rivista "La Protezione Civile", per uno speciale sul Campo-Scuola.
30 settembre 2006
Master di Padova
Il tema della formazione post-lauream in Psicologia dell'Emergenza, in Italia, è particolarmente rilevante.
Per chi è interessato a questo settore, che di fatto è piuttosto giovane ed assai delicato, iniziare con una formazione "solida" e ben strutturata è un presupposto fondamentale per la sicurezza ed efficacia del proprio stesso agire professionale.
Dopo un'iniziale periodo di "confusione", negli ultimi anni anche nel nostro paese hanno iniziato a strutturarsi opportunità formative di buon livello, sia a livello pubblico che privato, che sono ormai riconsciute come "punti di riferimento" per chi è interessato ad avviarsi a questo settore.
Anche se sono pienamente consapevole di essere in piccolo "conflitto di interessi" (vi svolgo qualche ora di docenza), ritengo comunque opportuno segnalare tra queste "opportunità formative ormai consolidate" la Terza Edizione del
"Master Universitario in Psicotraumatologia e Psicologia dell'Emergenza",
presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Padova.
Il Master, di durata biennale, è riservato a Psicologi e Medici, ed anche per quest'anno ha l'obbiettivo di portare avanti la sua tradizione di specializzazione formativa nei settori del trauma psichico, della progettazione ed implementazione degli interventi di psicologia dell'emergenza, di comunicazione e percezione del rischio, di interventi clinici e psicosociali nei contesti di disastri, emergenze e operazioni umanitarie in Italia ed all'estero.
Il Master è uno dei pochissimi che in Italia può fregiarsi dell'alto Patrocinio della Protezione Civile Nazionale, ed è convenzionato con numerose realtà di Croce Rossa, Protezione Civile, Enti ed Associazioni di soccorso.
In quanto Master Universitario, permette inoltre il riconoscimento formale della validità del titolo accademico acquisito, e garantisce l'esenzione per gli iscritti
dall'obbligo ECM.
Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito del Master:
http://emergenza.psy.unipd.it
(data di scadenza iscrizioni 31 ottobre 2006)
Un saluto a tutti,
Luca
Per chi è interessato a questo settore, che di fatto è piuttosto giovane ed assai delicato, iniziare con una formazione "solida" e ben strutturata è un presupposto fondamentale per la sicurezza ed efficacia del proprio stesso agire professionale.
Dopo un'iniziale periodo di "confusione", negli ultimi anni anche nel nostro paese hanno iniziato a strutturarsi opportunità formative di buon livello, sia a livello pubblico che privato, che sono ormai riconsciute come "punti di riferimento" per chi è interessato ad avviarsi a questo settore.
Anche se sono pienamente consapevole di essere in piccolo "conflitto di interessi" (vi svolgo qualche ora di docenza), ritengo comunque opportuno segnalare tra queste "opportunità formative ormai consolidate" la Terza Edizione del
"Master Universitario in Psicotraumatologia e Psicologia dell'Emergenza",
presso la Facoltà di Psicologia dell'Università di Padova.
Il Master, di durata biennale, è riservato a Psicologi e Medici, ed anche per quest'anno ha l'obbiettivo di portare avanti la sua tradizione di specializzazione formativa nei settori del trauma psichico, della progettazione ed implementazione degli interventi di psicologia dell'emergenza, di comunicazione e percezione del rischio, di interventi clinici e psicosociali nei contesti di disastri, emergenze e operazioni umanitarie in Italia ed all'estero.
Il Master è uno dei pochissimi che in Italia può fregiarsi dell'alto Patrocinio della Protezione Civile Nazionale, ed è convenzionato con numerose realtà di Croce Rossa, Protezione Civile, Enti ed Associazioni di soccorso.
In quanto Master Universitario, permette inoltre il riconoscimento formale della validità del titolo accademico acquisito, e garantisce l'esenzione per gli iscritti
dall'obbligo ECM.
Ulteriori informazioni sono reperibili sul sito del Master:
http://emergenza.psy.unipd.it
(data di scadenza iscrizioni 31 ottobre 2006)
Un saluto a tutti,
Luca
21 settembre 2006
"Un minuto..."
Una collega del Servizio Psicologico di Emergenza dell'OPL, dopo una lunga notte di lavoro in via Lomellina, ha voluto condividere con i colleghi questa poesia; la ringrazio per averne permesso la riproduzione.
"1 minuto e la vita si trasforma in morte,
1 minuto e la tua vita cambia,
1 minuto e la cena abituale diventa l'ultimo pasto,
1 minuto e una robusta palazzina di quattro piani, si fonde come burro al sole.
in un 1 minuto gli estranei diventano vicini,
in 1 minuto i problemi di uno diventano quelli di molti.
per noi che eravamo lì ieri sera, 1 minuto era l'eternità,
mentre i vigili scavavano,
mentre i cani cercavano,
mentre i soccorsi sanitari correvano,
mentre la polizia cercava di contenere l'incubo,
mentre gli psicologi provavano a tendere ai parenti una mano dal pozzo, cercando di non essere tirati dentro."
18 settembre 2006, Milano
Chiara Cimbro, Servizio Psicologico di Emergenza - OPL
"1 minuto e la vita si trasforma in morte,
1 minuto e la tua vita cambia,
1 minuto e la cena abituale diventa l'ultimo pasto,
1 minuto e una robusta palazzina di quattro piani, si fonde come burro al sole.
in un 1 minuto gli estranei diventano vicini,
in 1 minuto i problemi di uno diventano quelli di molti.
per noi che eravamo lì ieri sera, 1 minuto era l'eternità,
mentre i vigili scavavano,
mentre i cani cercavano,
mentre i soccorsi sanitari correvano,
mentre la polizia cercava di contenere l'incubo,
mentre gli psicologi provavano a tendere ai parenti una mano dal pozzo, cercando di non essere tirati dentro."
18 settembre 2006, Milano
Chiara Cimbro, Servizio Psicologico di Emergenza - OPL
20 settembre 2006
Via Lomellina
A poco più di 24 ore di distanza dalla chiusura del Campo-Scuola di Rovereto, purtroppo, la realtà ha sostituito la simulazione.
Il crollo della palazzina di Via Lomellina, a Milano, ha causato 4 morti e numerosi feriti. Nella serata, poco dopo il crollo, la Protezione Civile Regionale della Lombardia ha deciso di avviare le procedure di attivazione del Servizio Psicologico di Emergenza (SPE-OPL), la cui Squadra di Reperibilità è giunta rapidamente sul posto.
I colleghi attivati erano tra coloro che poche ore prima erano a Trento, con tutti gli altri partecipanti al Campo-Scuola, impegnati tra Laboratori ed esercitazioni.
La presa in carico delle famiglie è avvenuta secondo i classici principi di "outreaching" e "roaming" che caratterizzano lo SPE-OPL, e che si sono diffusi ormai a quasi tutti gli altri gruppi operativi italiani di psicologia dell'emergenza.
Un pensiero forte va alle vittime ed ai loro parenti, ai feriti ed alle loro famiglie, ed a tutti i nostri colleghi ed altri soccorritori che hanno operato incessantemente a loro sostegno.
Il crollo della palazzina di Via Lomellina, a Milano, ha causato 4 morti e numerosi feriti. Nella serata, poco dopo il crollo, la Protezione Civile Regionale della Lombardia ha deciso di avviare le procedure di attivazione del Servizio Psicologico di Emergenza (SPE-OPL), la cui Squadra di Reperibilità è giunta rapidamente sul posto.
I colleghi attivati erano tra coloro che poche ore prima erano a Trento, con tutti gli altri partecipanti al Campo-Scuola, impegnati tra Laboratori ed esercitazioni.
La presa in carico delle famiglie è avvenuta secondo i classici principi di "outreaching" e "roaming" che caratterizzano lo SPE-OPL, e che si sono diffusi ormai a quasi tutti gli altri gruppi operativi italiani di psicologia dell'emergenza.
Un pensiero forte va alle vittime ed ai loro parenti, ai feriti ed alle loro famiglie, ed a tutti i nostri colleghi ed altri soccorritori che hanno operato incessantemente a loro sostegno.
19 settembre 2006
GRAZIE E COMPLIMENTI A TUTTI !
Grazie e complimenti a tutti ! :-)
Il Campo-Scuola di Marco di Rovereto si è svolto nel fine settimana appena trascorso. Il suo successo è andato ben oltre le più rosee previsioni di tutti.
250 psicologi dell'emergenza di tutte le principali associazioni nazionali di settore, decine di operatori e volontari della Croce Rossa del Trentino, della Protezione Civile del Trentino, numerosi osservatori e dirigenti di Protezione Civile Nazionale, SUEM, Università, Enti Locali, gli straordinari cuochi e volontari del NUVOLA si sono riuniti ed hanno vissuto lavorato insieme inteNsamente per tre giorni, tra workshops, laboratori, esercitazioni complesse, simulate, conferenze, grappe notturne e incontri informali ad ogni angolo del Campo.
La sensazione di tutti, trasversalmente, è stata quella di partecipare ad un grande evento professionale.
Un grande, enorme entusiasmo, unito alla fortissima voglia di partecipare, vedere, conoscersi ha caratterizzato questi bellissimi tre giorni. Molti dicevano apertamente che è stato davvero un "momento fondativo" per la comunità italiana degli psicologi dell'emergenza, un'occasione veramente speciale che pone le basi per nuovi sviluppi, nuove idee, nuove integrazioni per l'intera categoria professionale della psicologia dell'emergenza.
GRAZIE A TUTTI I PARTECIPANTI PER AVER VOLUTO CONDIVIDERE PER QUESTI TRE GIORNI LAVORO INTENSO, PIOVOSE NOTTI IN TENDA, UNA FORTE PASSIONE E MOLTI, IMPORTANTI, "SPAZI DI PENSIERO".
E' STATO DAVVERO UN EVENTO "STORICO" PER IL NOSTRO SETTORE, ED UN'ESPERIENZA PIACEVOLE E FORMATIVA; SICURAMENTE DA RIPETERE, E MAGARI AD INTERVALLI FISSI !
Una parola deve poi essere spesa per l'organizzazione impeccabile del Campo, curata con grandissima competenza dai volontari del Nucleo Volontari Alpini (NUVOLA), della Protezione Civile e dalla Croce Rossa Italiana del Trentino, cui vanno i sentiti ringraziamenti di tutti i partecipanti per aver permesso la realizzazione concreta di questo Campo.
Le vere e proprie "standing ovations" a cuochi e volontari, con lunghi applausi di centinaia di partecipanti ad ogni pranzo e cena, hanno testimoniato l'altissima qualità del vitto, che era decisamente più da "ristorante", che da "campo addestrativo".
Un ringraziamento particolare va a chi ha lavorato "stakhanovisticamente" dietro le quinte: tutto il Comitato Organizzatore, che per mesi (ed in particolare nelle ultime settimane) ha lavorato intensamente e gratuitamente per riuscire ad organizzare e coordinare tutto quanto. In particolare, Giovanna Endrizzi ha coordinato tutta la complessa attività di Segreteria, dedicandovisi giorno e notte assieme alla sua squadra sia nelle settimane precedenti che per tutta la durata del Campo-Scuola.
Ed a Luigi Ranzato va il merito speciale di aver saputo "immaginare", organizzare e realizzare questo evento così fuori dall'ordinario, curandone la regia con la collaborazione diretta di PxP Trentino ed il supporto di tutta la Federazione Nazionale di Psicologi per i Popoli.
Grazie davvero a tutti !
Allo stesso tempo, gli psicologi dell'emergenza italiani hanno dimostrato di saper essere... disciplinati e adattabili: nessun problema e grande collaborazione da parte di tutti, decine di psicologi armati di ramazza e secchio che hanno fatto le loro corvée di pulizie senza un lamento e con efficienza svizzera :-), partecipazione massiccia e puntuale a tutte le esercitazioni.
Insomma, una bella prova di maturità ed impegno per tutti i partecipanti.
Se volete condividere pensieri, idee, riflessioni, commenti sul Campo, basta cliccare come al solito sul tasto "commenti" in fondo ad ogni post del blog.
Nei prossimi giorni e settimane, su questo blog verranno inseriti commenti ed approfondimenti e sintesi concettuali su quanto emerso al Campo, cercando di continuare il dialogo "collettivo" iniziato già alcune settimane fa.
Ricordo inoltre a tutti che il sito ufficiale dell'Associazione Organizzatrice, Psicologi per i Popoli (http://www.psicologiperipopoli.it) riporterà probabilmente a breve ulteriori informazioni, commenti e contributi del "post-Campo".
Alla prossima edizione ! :-)
Il Campo-Scuola di Marco di Rovereto si è svolto nel fine settimana appena trascorso. Il suo successo è andato ben oltre le più rosee previsioni di tutti.
250 psicologi dell'emergenza di tutte le principali associazioni nazionali di settore, decine di operatori e volontari della Croce Rossa del Trentino, della Protezione Civile del Trentino, numerosi osservatori e dirigenti di Protezione Civile Nazionale, SUEM, Università, Enti Locali, gli straordinari cuochi e volontari del NUVOLA si sono riuniti ed hanno vissuto lavorato insieme inteNsamente per tre giorni, tra workshops, laboratori, esercitazioni complesse, simulate, conferenze, grappe notturne e incontri informali ad ogni angolo del Campo.
La sensazione di tutti, trasversalmente, è stata quella di partecipare ad un grande evento professionale.
Un grande, enorme entusiasmo, unito alla fortissima voglia di partecipare, vedere, conoscersi ha caratterizzato questi bellissimi tre giorni. Molti dicevano apertamente che è stato davvero un "momento fondativo" per la comunità italiana degli psicologi dell'emergenza, un'occasione veramente speciale che pone le basi per nuovi sviluppi, nuove idee, nuove integrazioni per l'intera categoria professionale della psicologia dell'emergenza.
GRAZIE A TUTTI I PARTECIPANTI PER AVER VOLUTO CONDIVIDERE PER QUESTI TRE GIORNI LAVORO INTENSO, PIOVOSE NOTTI IN TENDA, UNA FORTE PASSIONE E MOLTI, IMPORTANTI, "SPAZI DI PENSIERO".
E' STATO DAVVERO UN EVENTO "STORICO" PER IL NOSTRO SETTORE, ED UN'ESPERIENZA PIACEVOLE E FORMATIVA; SICURAMENTE DA RIPETERE, E MAGARI AD INTERVALLI FISSI !
Una parola deve poi essere spesa per l'organizzazione impeccabile del Campo, curata con grandissima competenza dai volontari del Nucleo Volontari Alpini (NUVOLA), della Protezione Civile e dalla Croce Rossa Italiana del Trentino, cui vanno i sentiti ringraziamenti di tutti i partecipanti per aver permesso la realizzazione concreta di questo Campo.
Le vere e proprie "standing ovations" a cuochi e volontari, con lunghi applausi di centinaia di partecipanti ad ogni pranzo e cena, hanno testimoniato l'altissima qualità del vitto, che era decisamente più da "ristorante", che da "campo addestrativo".
Un ringraziamento particolare va a chi ha lavorato "stakhanovisticamente" dietro le quinte: tutto il Comitato Organizzatore, che per mesi (ed in particolare nelle ultime settimane) ha lavorato intensamente e gratuitamente per riuscire ad organizzare e coordinare tutto quanto. In particolare, Giovanna Endrizzi ha coordinato tutta la complessa attività di Segreteria, dedicandovisi giorno e notte assieme alla sua squadra sia nelle settimane precedenti che per tutta la durata del Campo-Scuola.
Ed a Luigi Ranzato va il merito speciale di aver saputo "immaginare", organizzare e realizzare questo evento così fuori dall'ordinario, curandone la regia con la collaborazione diretta di PxP Trentino ed il supporto di tutta la Federazione Nazionale di Psicologi per i Popoli.
Grazie davvero a tutti !
Allo stesso tempo, gli psicologi dell'emergenza italiani hanno dimostrato di saper essere... disciplinati e adattabili: nessun problema e grande collaborazione da parte di tutti, decine di psicologi armati di ramazza e secchio che hanno fatto le loro corvée di pulizie senza un lamento e con efficienza svizzera :-), partecipazione massiccia e puntuale a tutte le esercitazioni.
Insomma, una bella prova di maturità ed impegno per tutti i partecipanti.
Se volete condividere pensieri, idee, riflessioni, commenti sul Campo, basta cliccare come al solito sul tasto "commenti" in fondo ad ogni post del blog.
Nei prossimi giorni e settimane, su questo blog verranno inseriti commenti ed approfondimenti e sintesi concettuali su quanto emerso al Campo, cercando di continuare il dialogo "collettivo" iniziato già alcune settimane fa.
Ricordo inoltre a tutti che il sito ufficiale dell'Associazione Organizzatrice, Psicologi per i Popoli (http://www.psicologiperipopoli.it) riporterà probabilmente a breve ulteriori informazioni, commenti e contributi del "post-Campo".
Alla prossima edizione ! :-)
07 settembre 2006
"CRITERI DI MASSIMA"
SONO STATI FINALMENTE PUBBLICATI IN GAZZETTA UFFICIALE I "CRITERI DI MASSIMA SUGLI INTERVENTI PSICO-SOCIALI DA ATTUARE NELLE CATASTROFI", L'ATTESO DOCUMENTO-QUADRO SULL'INTERVENTO PSICOLOGICO IN EMERGENZA.
G.U. n. 200 del 29/08/2006.
Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 giugno 2006
"Criteri di massima sugli interventi psico-sociali da attuare nelle catastrofi"
Lo si trova in evidenza sulla pagina http://gazzette.comune.jesi.an.it/index.html, oppure per 60 giorni in http://www.gazzettaufficiale.it/index.jsp cliccando di seguito: Serie Generale, n. 200 del 29-08-2006.
Si accompagna alla notizia una breve analisi, che è stata da poco ricevuta dal Blog.
"La Direttiva emanata dalla Presidente del Consiglio dei Ministri 13 giugno 2006 rappresenta una tappa importante nel processo di legittimazione e organizzazione degli interventi psicosociali da parte del Dipartimento di Protezione Civile. L'importanza ed alcune criticità di tale processo vanno tuttavia letti su più livelli interpretativi.
1) IMPORTANZA:
A) Sul piano formale e giuridico, questa direttiva rappresenta un significativo completamento attuativo della precedente direttiva emanata nel 2001 (1) con la quale "l'assistenza psicologica" veniva collocata all'interno della cosiddetta FUNZIONE 2 (Assistenza sanitaria e veterinaria, assistenza sociale). Una principio importante perché per la prima volta in Italia veniva prevista l'ASSISTENZA PSICOLOGICA in caso di catastrofi. Con questa nuova direttiva si può dire concluso il processo di legittimazione della psicologia e della psichiatria negli scenari dell'emergenza e colmato il divario che esisteva tra l'Italia e gli altri paesi occidentali;
B) Sul piano etico e valoriale da questa direttiva risulta un riconoscimento esplicito dei bisogni psicosociali degli individui e delle popolazioni colpite da calamità e disastri e del loro diritto ad essere soccorse anche rispetto a questa dimensione individuale e comunitaria. Ma anche sui bisogni psicosociali dei soccorritori viene posta una nuova attenzione e previsto un aiuto specifico;
C) Sul piano operativo, per la prima volta vengono indicate alle regioni modelli organizzativi che sollecitano la presenza effettiva e non virtuale delle professioni psy (psicologi e psichiatri) del servizio sanitario sullo scenario dell'emergenza accanto ad altri operatori sanitari;
D) Sul piano culturale si deve segnalare l'attenzione posta alle iniziative di formazione degli individui e delle comunità a scopo preventivo;
E) Infine sul piano tecnico-professionale risulta interessante la proposta di un triage psicologico e la sottolineatura data alla preparazione e formazione specifica dei professionisti psicologi e psichiatri dell'emergenza.
2) CRITICITA':
A) La collocazione dell'assistenza psicologica nell'area della Funzione 2 (Sanità), se risulta importante per gli aspetti clinici e psichiatrici, nella pratica operativa rischia d'essere inibente per tutti quegli aspetti non clinici che vengono inclusi dal termine psicosociale e che rappresentano la maggiore espressione dei bisogni dopo un disastro e degli interventi di sostegno agli individui e alle comunità;
B) In questi anni, soprattutto a livello territoriale (Regioni, Province, Comuni) sono state esperimentati e riconosciuti attraverso il volontariato professionale degli psicologi modelli organizzativi forse più duttili ed efficienti di quelli che si potrebbero realizzare con le costituende Equipe Psicosociali dell'Emergenza in ambito del Servizio Sanitario Pubblico notoriamente ancora appesantito da burocrazie, carenza di risorse, conflitti di potere...
C) La possibile integrazione del personale dipendente con "ulteriori risorse identificate nell'ambito di associazioni di volontariato, enti locali, ordini professionali, etc." risulta del tutto convincente, ma l'indicazione appare ancora alquanto vaga e di difficile attuazione pratica;
D) Nell'uso della terminologia "psicosociale", "psicologica", "psichiatrica", appare una certa ambiguità rispetto ai contenuti e alle attività;
E) L'utilizzo della sigla PSIC nella casacca verde potrebbe non essere né di facile lettura né di chiara identificazione: meglio sarebbe stato riservare "psicologo" agli psicologi e "psichiatra" agli psichiatri;
In conclusione ci si augura che questi indirizzi operativi nazionali trovino nelle Regioni non solo una accoglienza sui principi e sui valori, ma anche un'attuazione operativa ed organizzativa più coerente con le positive esperienze effettuate in questi anni, soprattutto nel volontariato professionale degli Psicologi.
(1) Decreto del Ministero dell'Interno 13 febbraio 2001, G.U. n. 81 del 06.04.2001, "Criteri di massima per l'organizzazione dei soccorsi sanitari nelle catastrofi" (Comunicato n.116, Supplemento G.U. n.109 del 12 maggio 2001) con la quale si enunciavano (in forma di principio) all'interno della FUNZIONE 2 (Assistenza sanitaria e veterinaria, assistenza sociale) le "attività di assistenza psicologica e di assistenza sociale alla popolazione" che comprende "assistenza psicologica, igiene mentale, assistenza sociale, domiciliare, geriatrica".
Un anticipo dell'attuazione di tale principio della necessaria "assistenza psicologica" lo si può tuttavia già riscontrare in un altro documento applicativo della Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 6 aprile 2006 (G.U. n.87 del 13 aprile 2006): "Indicazioni per il coordinamento operativo di emergenze dovute ad incidenti stradali, ferroviari, aerei e di mare, ad esplosioni e crolli di strutture e ad incidenti con presenze di sostanze pericolose" (G.U. n.101 del 3 maggio 2006)".
G.U. n. 200 del 29/08/2006.
Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 giugno 2006
"Criteri di massima sugli interventi psico-sociali da attuare nelle catastrofi"
Lo si trova in evidenza sulla pagina http://gazzette.comune.jesi.an.it/index.html, oppure per 60 giorni in http://www.gazzettaufficiale.it/index.jsp cliccando di seguito: Serie Generale, n. 200 del 29-08-2006.
Si accompagna alla notizia una breve analisi, che è stata da poco ricevuta dal Blog.
"La Direttiva emanata dalla Presidente del Consiglio dei Ministri 13 giugno 2006 rappresenta una tappa importante nel processo di legittimazione e organizzazione degli interventi psicosociali da parte del Dipartimento di Protezione Civile. L'importanza ed alcune criticità di tale processo vanno tuttavia letti su più livelli interpretativi.
1) IMPORTANZA:
A) Sul piano formale e giuridico, questa direttiva rappresenta un significativo completamento attuativo della precedente direttiva emanata nel 2001 (1) con la quale "l'assistenza psicologica" veniva collocata all'interno della cosiddetta FUNZIONE 2 (Assistenza sanitaria e veterinaria, assistenza sociale). Una principio importante perché per la prima volta in Italia veniva prevista l'ASSISTENZA PSICOLOGICA in caso di catastrofi. Con questa nuova direttiva si può dire concluso il processo di legittimazione della psicologia e della psichiatria negli scenari dell'emergenza e colmato il divario che esisteva tra l'Italia e gli altri paesi occidentali;
B) Sul piano etico e valoriale da questa direttiva risulta un riconoscimento esplicito dei bisogni psicosociali degli individui e delle popolazioni colpite da calamità e disastri e del loro diritto ad essere soccorse anche rispetto a questa dimensione individuale e comunitaria. Ma anche sui bisogni psicosociali dei soccorritori viene posta una nuova attenzione e previsto un aiuto specifico;
C) Sul piano operativo, per la prima volta vengono indicate alle regioni modelli organizzativi che sollecitano la presenza effettiva e non virtuale delle professioni psy (psicologi e psichiatri) del servizio sanitario sullo scenario dell'emergenza accanto ad altri operatori sanitari;
D) Sul piano culturale si deve segnalare l'attenzione posta alle iniziative di formazione degli individui e delle comunità a scopo preventivo;
E) Infine sul piano tecnico-professionale risulta interessante la proposta di un triage psicologico e la sottolineatura data alla preparazione e formazione specifica dei professionisti psicologi e psichiatri dell'emergenza.
2) CRITICITA':
A) La collocazione dell'assistenza psicologica nell'area della Funzione 2 (Sanità), se risulta importante per gli aspetti clinici e psichiatrici, nella pratica operativa rischia d'essere inibente per tutti quegli aspetti non clinici che vengono inclusi dal termine psicosociale e che rappresentano la maggiore espressione dei bisogni dopo un disastro e degli interventi di sostegno agli individui e alle comunità;
B) In questi anni, soprattutto a livello territoriale (Regioni, Province, Comuni) sono state esperimentati e riconosciuti attraverso il volontariato professionale degli psicologi modelli organizzativi forse più duttili ed efficienti di quelli che si potrebbero realizzare con le costituende Equipe Psicosociali dell'Emergenza in ambito del Servizio Sanitario Pubblico notoriamente ancora appesantito da burocrazie, carenza di risorse, conflitti di potere...
C) La possibile integrazione del personale dipendente con "ulteriori risorse identificate nell'ambito di associazioni di volontariato, enti locali, ordini professionali, etc." risulta del tutto convincente, ma l'indicazione appare ancora alquanto vaga e di difficile attuazione pratica;
D) Nell'uso della terminologia "psicosociale", "psicologica", "psichiatrica", appare una certa ambiguità rispetto ai contenuti e alle attività;
E) L'utilizzo della sigla PSIC nella casacca verde potrebbe non essere né di facile lettura né di chiara identificazione: meglio sarebbe stato riservare "psicologo" agli psicologi e "psichiatra" agli psichiatri;
In conclusione ci si augura che questi indirizzi operativi nazionali trovino nelle Regioni non solo una accoglienza sui principi e sui valori, ma anche un'attuazione operativa ed organizzativa più coerente con le positive esperienze effettuate in questi anni, soprattutto nel volontariato professionale degli Psicologi.
(1) Decreto del Ministero dell'Interno 13 febbraio 2001, G.U. n. 81 del 06.04.2001, "Criteri di massima per l'organizzazione dei soccorsi sanitari nelle catastrofi" (Comunicato n.116, Supplemento G.U. n.109 del 12 maggio 2001) con la quale si enunciavano (in forma di principio) all'interno della FUNZIONE 2 (Assistenza sanitaria e veterinaria, assistenza sociale) le "attività di assistenza psicologica e di assistenza sociale alla popolazione" che comprende "assistenza psicologica, igiene mentale, assistenza sociale, domiciliare, geriatrica".
Un anticipo dell'attuazione di tale principio della necessaria "assistenza psicologica" lo si può tuttavia già riscontrare in un altro documento applicativo della Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 6 aprile 2006 (G.U. n.87 del 13 aprile 2006): "Indicazioni per il coordinamento operativo di emergenze dovute ad incidenti stradali, ferroviari, aerei e di mare, ad esplosioni e crolli di strutture e ad incidenti con presenze di sostanze pericolose" (G.U. n.101 del 3 maggio 2006)".
25 agosto 2006
Commenti
Buondì a tutti,
gli spazi tematici stanno iniziando ad animarsi, con i primi contributi ed i primi ("densi" !) commenti.
Ricordo a tutti che la partecipazione e l'invio di commenti è libera per tutti i lettori del Blog; per leggere i Commenti degli altri ed inviare i propri è sufficiente cliccare sul piccolo link in bianco "Comments", presente sotto ogni spazio di discussione.
Buon lavoro,
Luca
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Luca
17 agosto 2006
Laboratorio 11: "L'intervento psicologico di emergenza nel contesto degli interventi di P.C. Lezioni apprese dopo l'esperienza Tsunami"
Responsabile: Rita Erica Fioravanzo
Laboratorio 10: "Prepararsi all'emergenza. Le attività di prevenzione con bambini, adolescenti, adulti"
Responsabili: Rita Di Iorio, Daniele Biondo
Cari colleghi
Vorremmo avanzare alcune proposte per l’organizzazione del laboratorio n.10 "Prepararsi all'emergenza. Le attività di prevenzione nelle scuole "
Vorremmo che il laboratorio possa rappresentare per tutti i partecipanti un’occasione per presentare le proprie esperienze di educazione all’emergenza ed alla protezione civile.
A tale scopo ci sembra utile organizzare il Laboratorio con una doppia divisione interdipendente:
- per fasce tematiche (divise dal microrischio al macrorischio)
- per fascia di età (dalla prima infanzia all’età adulta)
Queste variabili sono significative nell’impostazione metodologica e tecnica delle attività.
Le due fasce tematiche sono interdipendenti nel senso che, ad esempio, l’apprendimento del comportamento corretto in caso di incendio con gli adolescenti presuppone una metodologia educativa diversa rispetto a quella da realizzare con i bambini della scuola elementare. Non vorremmo che il titolo del laboratorio escludesse le attività educative che possono essere realizzate con gli adulti all’interno, ad esempio, dei percorsi di formazione aziendale o della scuola per gli adulti (EDA) e quindi vorremmo comunicare la nostra disponibilità ad affrontare anche questo specifico target della prevenzione.
Su ognuna di questi sotto-argomenti ogni partecipante può presentare una sua esperienza (15 minuti) oppure presentare altri argomenti di proprio interesse.
Se avete creato materiali didattici, schede, strumenti per la preparazione all’emergenza questa è l’occasione giusta per presentarli. Vi preghiamo di segnalarci in tempo (all’indirizzo e-mail: dbiondo@hotmail.com) la vostra intenzione di presentare una vostra esperienza in modo da poter preparare in tempo il programma dei lavori del laboratorio.
Noi pensiamo di organizzare per ognuno dei diversi target e per le diverse fasce tematiche schede di lavoro di gruppo. Tali momenti di lavoro comune da noi animati saranno realizzati con la stessa modalità organizzativa di un intervento a scuola, dove il gruppo rappresenta l’unità di lavoro dell’esperienza didattica. Pensiamo che il gruppo rappresenti il vero strumento mentale per affrontare l’emergenza, pur non dimenticando che la sopravvivenza sia anche una competenza individuale. Ma pensiamo che occorra costruire la competenza sociale della sopravvivenza collettiva per prepararsi efficacemente all’emergenza. Quindi contiamo di proporre ai partecipanti un’esperienza centrata sul gruppo e sulle metodologie di educazione attiva. Contiamo di presentare ai partecipanti anche gli strumenti didattici da noi prodotti: schede didattiche e pubblicazioni (dal CD “prepararsi all’emergenza”, ai diversi libri, consultare a tal proposito il sito http://www.centrorampi.it) al fine di offrire loro un modello completo di intervento dello psicologo dell’emergenza interessato a fare prevenzione.
Le pubblicazioni potrebbero essere richieste a noi (dbiondo@hotmail.com) in modo che possiamo farle avere al campo.
FATEVI VIVI!!
Un saluto, Daniele Biondo e Rita Di Iorio
Cari colleghi
Vorremmo avanzare alcune proposte per l’organizzazione del laboratorio n.10 "Prepararsi all'emergenza. Le attività di prevenzione nelle scuole "
Vorremmo che il laboratorio possa rappresentare per tutti i partecipanti un’occasione per presentare le proprie esperienze di educazione all’emergenza ed alla protezione civile.
A tale scopo ci sembra utile organizzare il Laboratorio con una doppia divisione interdipendente:
- per fasce tematiche (divise dal microrischio al macrorischio)
- per fascia di età (dalla prima infanzia all’età adulta)
Queste variabili sono significative nell’impostazione metodologica e tecnica delle attività.
Le due fasce tematiche sono interdipendenti nel senso che, ad esempio, l’apprendimento del comportamento corretto in caso di incendio con gli adolescenti presuppone una metodologia educativa diversa rispetto a quella da realizzare con i bambini della scuola elementare. Non vorremmo che il titolo del laboratorio escludesse le attività educative che possono essere realizzate con gli adulti all’interno, ad esempio, dei percorsi di formazione aziendale o della scuola per gli adulti (EDA) e quindi vorremmo comunicare la nostra disponibilità ad affrontare anche questo specifico target della prevenzione.
Su ognuna di questi sotto-argomenti ogni partecipante può presentare una sua esperienza (15 minuti) oppure presentare altri argomenti di proprio interesse.
Se avete creato materiali didattici, schede, strumenti per la preparazione all’emergenza questa è l’occasione giusta per presentarli. Vi preghiamo di segnalarci in tempo (all’indirizzo e-mail: dbiondo@hotmail.com) la vostra intenzione di presentare una vostra esperienza in modo da poter preparare in tempo il programma dei lavori del laboratorio.
Noi pensiamo di organizzare per ognuno dei diversi target e per le diverse fasce tematiche schede di lavoro di gruppo. Tali momenti di lavoro comune da noi animati saranno realizzati con la stessa modalità organizzativa di un intervento a scuola, dove il gruppo rappresenta l’unità di lavoro dell’esperienza didattica. Pensiamo che il gruppo rappresenti il vero strumento mentale per affrontare l’emergenza, pur non dimenticando che la sopravvivenza sia anche una competenza individuale. Ma pensiamo che occorra costruire la competenza sociale della sopravvivenza collettiva per prepararsi efficacemente all’emergenza. Quindi contiamo di proporre ai partecipanti un’esperienza centrata sul gruppo e sulle metodologie di educazione attiva. Contiamo di presentare ai partecipanti anche gli strumenti didattici da noi prodotti: schede didattiche e pubblicazioni (dal CD “prepararsi all’emergenza”, ai diversi libri, consultare a tal proposito il sito http://www.centrorampi.it) al fine di offrire loro un modello completo di intervento dello psicologo dell’emergenza interessato a fare prevenzione.
Le pubblicazioni potrebbero essere richieste a noi (dbiondo@hotmail.com) in modo che possiamo farle avere al campo.
FATEVI VIVI!!
Un saluto, Daniele Biondo e Rita Di Iorio
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